
E’ stato il piccolo Salvatore Rampone, il primo discendente di quel Salvatore che liberò il 3 settembre 1860 la città di Benevento da otto secoli di dominio pontificio, a scoprire, questa sera, con Aniello Cimitile, presidente della Provincia di Benevento, l’altorilievo di Mario Ferrante dedicato alla “Battaglia delle Forche Caudine” nella Corte della Rocca dei Rettori (Guarda il video).
E’ stato questo il momento culminante della celebrazione della liberazione di Benevento dal potere temporale, evento che consentì di reclamare presso Giuseppe Garibaldi la promessa di istituire la Provincia di Benevento (il Decreto è datato 25 ottobre 1860), che si è svolta alla Rocca dei Rettori, sede di rappresentanza dell’ente, nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’istituzione. La serata, che doveva svolgersi nella Corte della Rocca, è stata spostata a causa della forte pioggia del pomeriggio nella Sala Consiliare: erano presenti le autorità locali ed un folto pubblico. Al tavolo della presidenza: il presidente Cimitile, il presidente del Consiglio provinciale Giuseppe Maria Maturo, il sottosegretario di Stato al welfare Pasquale Viespoli e il prof. Fulvio Tessitore.
“Le iniziative per il 150° anniversario della Provincia di Benevento e quelle per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia del 2011 non sono inutili – ha esordito il presidente - : chi afferma questo fa solo oscurantismo o esprime fastidio per i valori o addirittura li vuole cancellare. Io credo che non solo non dobbiamo rinunciare alle commemorazioni, ma che, al contrario, e soprattutto in tempi di spinta alla omologazione globale ed in un paese in cui sarebbe ipocrita nascondere una ormai quindicennale crisi politica, sociale e morale, dobbiamo farne strumento di conoscenza e di arricchimento identitario.
La storia della nascita della Provincia di Benevento costituisce un patrimonio poco valorizzato, poco noto e, conseguentemente, anche poco trasmesso alle nuove generazioni, eppure è un patrimonio di eccezionale importanza”.
Viespoli, nel prendere la parola, ha discusso sul concetto di identità e sulla storia di questo territorio per affermare che la ‘Nazione’ locale era già viva e forte ancora prima che si costituisse uno Stato attraverso l’esperienza dei sanniti, prima, dei Longobardi, successivamente. “Le pagine della nostra storia non vanno strappate – ha ammonito Viespoli - ma certo la costruzione di uno Stato appartiene ancora al futuro. Oggi noi stiamo discutendo come tenere insieme il Sud, il federalismo e l’Unità nazionale ed in prospettiva vincerà dal punto di vista politico chi riuscirà ad incrociare queste tre strade”.
Infine il sottosegretario ha svolto una forte riflessione sull’orgoglio che anima chi guarda alla storia locale: “è indubbio che talvolta non tutti ci sentiamo veramente sanniti e che spesso qualcuno senta l’attrazione e si rivolga verso altre aree”.
Ha svolto quindi la programmata relazione il prof. Fulvio Tessitore, una delle figure più eminenti del pensiero filosofico contemporaneo italiano ed europeo, docente della Federico II di Napoli e a lungo rettore della stessa. Si è chiesto quale possa essere oggi per tutti gli italiani il valore dell’Unità nazionale e quale sia la loro considerazione generale del concetto di Stato. Dopo aver fermamente posto la questione morale, che dovrebbe animare la classe dirigente, ha rintracciato nel policentrismo una delle caratteristiche essenziali della nostra società.
“Il vero problema del nostro Paese oggi, a parte la becera tendenza razzista alimentata dalla inesistente ‘nazione celtica’ è – ha detto Tessitore - quello di integrare convenientemente nello Stato le due nazioni che si sono venute formando nel nostro Paese: quella degli esclusi e quella dei maggiorenti".
E’ seguita quindi la cerimonia della scopertura dell’opera di Ferrante nella Corte della Rocca. L’opera è stata brevemente presentata da Cimitile, il quale ha ricordato come la vicenda delle Forche Caudine sia il momento topico dell’identità sannita e per questo era giusto ricordarla nella sede di rappresentanza della Provincia con un grande segno d’arte. L’opera è stata presentata da Ferdinando Creta, critico d’arte.