23/11/2011 :: 9:37:18

A 31 anni dal terremoto non esiste un piano 'casa sicura'. La denuncia di un geologo


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Dopo l'accorato appello del Presidente dell'Ordine dei Geologi della Regione Campania, Francesco Peduto, è giunta in redazione la lettera di un altro geologo, Vincenzo Portoghese, che ha voluto esprimere alcune sue considerazioni sul terremoto del 1980 e sulle azioni di Protezione Civile in riferimento al convegno tenutosi a Benevento il 12 novembre.

"23/11/1980: una data che non può e non deve essere dimenticata - scrive Portoghese -. Non la dimentica chi ha vissuto la tragedia, chi ha visto “finire” in cumuli di macerie la vita di moltissimi giovani. Di quella sera ognuno ha un suo ricordo ed è bene che lo tramandi di generazione in generazione, non per un nostalgico e fine a se stesso racconto, ma per rinnovare quel dolore e quella rabbia che non deve essere mai sepolta! E’ un dovere che abbiamo verso quelle vittime innocenti per non rendere vano il loro sacrificio".
"31 anni sono trascorsi - continua il geologo -, ma cosa è accaduto nel frattempo? Altre tragedie in altre parti d’Italia: ogni regione, ogni comune deve piangere i propri cari e provvedere a dar loro almeno una degna sepoltura: giacché nulla è stato possibile fare per evitare che perissero. Cause naturali: spesso si invocano e si abusa del termine per non riconoscere colpe e imperizie".
"Due settimane fa a Benevento si è tenuto un convegno sulla protezione civile. Ho sentito dire le solite cose che si ripetono da 31 anni a questa parte: 'faremo, stiamo provvedendo, stiamo studiando, stiamo organizzando, abbiamo comprato fari, tende. C’è bisogno di una maggiore intesa tra le istituzioni'." Il sindaco, ha scritto il geologo, avrebbe anche manifestato la sua perplessità e preoccupazione sul come dichiarare o meno uno stato di pericolo, "in quanto non sono chiari, a tutt’oggi, i meccanismi di allertamento della popolazione".
"Il Servizio di Protezione Civile Nazionale - aggiunge poi, Portoghese -, annuncia che fra un anno organizzerà una manifestazione - esercitazione a Benevento e cita il terremoto di Messina del 1908. Per il geologo, però, bisognerebbe pensare a quello che potrebbe accadere a Benevento: "Il prof Francesco Guadagno - scrive - nel suo intervento ha affermato ciò che da tempo è risaputo, ovvero che Benevento è sotto osservazione, perché ci si aspetta un evento di notevole intensità e ciò potrebbe manifestarsi in qualsiasi momento". La pesante affermazione non avrebbe riscontrato in sala altro che un silenzio breve. “Si è preferito evitare di parlarne – precisa la nota -; si preferisce come sempre, mettere la testa sotto la sabbia anziché affrontare la realtà. La dott.ssa Postiglione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, ha dichiarato anche un’altra cosa: che il primo a fare protezione civile deve essere lo stesso cittadino. Vero la legge lo afferma! Ma chi prepara, informa correttamente il cittadino?” Secondo il geologo, da questo punto di vista, non ci sarebbe una informazione completa al cittadino sui rischi ai quali è esposto (fughe di gas da reti di adduzione e distribuzione, contaminazioni agenti inquinanti rilasciati da attività industriali, emergenze sanitarie)”. Durante il convegno si è parlato anche di case, “di non modificare le strutture portanti, come se solo quelle fossero le uniche responsabili dei disastri”. Ma Portoghese punta il dito sui veri interrogativi da affrontare, ovvero la sicurezza degli edifici, il patrimonio edilizio vetusto, la conoscenza dello stato di vulnerabilità del patrimonio immobiliare pubblico e privato, in poche parole “un Piano Casa Sicura, con obiettivi da perseguire e raggiungere nell’immediato e nel tempo”. “La prevenzione – avverte Portoghese - non la si improvvisa né la si inventa. La si fa, quotidianamente, mettendo in sicurezza le strutture e i siti maggiormente a rischio”. In Italia secondo il geologo, si spendono migliaia di euro per programmazioni, pianificazioni che aiutano ad individuare le criticità, “ma non abbiamo soldi, poi, per attenuarle e/o eliminarle”.
“E’ come se al malato – conclude Portoghese - venisse diagnosticata una malattia che non si può curare, non perché non esista il rimedio, ma perché non c’è la disponibilità economica. Il malato, quindi, dovrà attendere impotente e silente solo la morte”.

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