
Nostro servizio – E’ un periodo difficile per le imprese, anche per quelle agroalimentari e agricole della provincia di Benevento. Lo dimostra e cerca di divenire strumento per offrire soluzioni il 1° Rapporto Agros della Camera di Commercio, realizzato dall’Istituto ‘Guglielmo Tagliacarne’. Questa mattina è stata presentata l’analisi effettuata nel primo trimestre (in particolare aprile e maggio 2010) su un campione di circa 300 aziende del territorio attraverso un questionario strutturato e somministrato telefonicamente. Alla conferenza (nella foto) erano presenti il presidente dell’Ente Camerale, Gennaro Masiello, la coordinatrice del settore Innovazione dell’Istituto ‘Guglielmo Tagliacarne’, Marilina Labia, il responsabile dello Stapa Cepica di Benevento, Francesco Massaro, il direttore della Coldiretti sannita, Luigi Auriemma e alcuni rappresentanti dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori).
“E’ terminata – ha subito esordito Masiello – la stagione della lettura del territorio per macro aree. Le azioni da mettere in campo, infatti, devono divenire sempre più puntuali e aderenti alla realtà delle singole province. Per far ciò dobbiamo partire dall’analisi di ciò che c’è e in tal senso deve essere inteso il lavoro ‘Agros’. Sul tema dell’agricoltura la provincia di Benevento non è certo digiuna: la Regione ha approvato alcuni nostri progetti integrati di filiera e l’investimento previsto è di circa 100 milioni di euro, il più grande in agricoltura. Nel 1° Rapporto che presenteremo sono già evidenziati i punti che non vanno e le possibili soluzioni da adottare. Seguirà, dopo la pausa estiva, lo studio del secondo trimestre dell’anno”.
E’ toccato a Labia spiegare gli aspetti di maggiore rilievo che sono emersi dall’analisi: “Le analisi condotte pongono in luce una situazione in cui il sistema imprenditoriale agricolo e agroalimentare sannita incontra difficoltà a esprimere appieno le proprie potenzialità. In particolare si registra un sovradimensionamento delle tipologie imprenditoriali più semplici (imprese individuali e società di persone) a discapito delle forme giuridiche più solide e complesse (società di capitali). La distribuzione per forma giuridica evidenzia, infatti, una marcata prevalenza delle ditte individuali (94,5%); a seguire, il 2,9% delle aziende è costituito in società di persone, l’1,1% in società di capitale ed il restante 1,4% è rappresentato da cooperative.
Di conseguenza la dimensione media d’impresa è modesta: la forma prevalente di lavoro è quella del conduttore e dei familiari (il 15,3 degli intervistati ha dichiarato di non avere addetti ed il 28% ha un solo addetto). Ne deriva che il tessuto agricolo e agroalimentare della Provincia è prevalentemente orientato verso la micro impresa (solo lo 0,1% dei rispondenti ha un numero di addetti compreso tra le 50-99 unità). Inoltre, considerando la suddivisione delle aziende agricole e agroalimentari per classi di fatturato, i tre quarti delle imprese (71,9%) dichiarano un giro di affari annuo fino a 50 mila euro, mentre le imprese appartenenti alle classi di fatturato superiore rappresentano percentuali poco consistenti e con valori inferiori all’unità”.
“Il 2009 - ha proseguito la responsabile Tagliacarne – è stato un anno difficile. Infatti, se la maggioranza delle aziende ha registrato, in un contesto di mercato caratterizzato dalla crisi economica internazionale, risultati tendenzialmente stabili, il differenziale tra le imprese che hanno registrato incrementi delle principali variabili aziendali (fatturato, produzione, portafoglio ordini) e quelle che segnalano decrementi è sempre negativo a testimonianza dei rilevanti impatti che la crisi ha avuto sulle imprese locali e della flessione complessiva del sistema agricolo e agroalimentare. Le previsioni sull’andamento delle principali variabili aziendali per il 2010 sono, però, maggiormente orientate alla stabilità e a flessioni più contenute”.
Dall’analisi è emersa anche una ridotta propensione agli investimenti. Solo il 14% delle imprese ha effettuato nel 2009 piani di investimento e l’11,5% prevede di porli in essere nel corso del 2010. Oltre due quarti del campione ha provveduto alla sostituzione di macchinari obsoleti (35,4%), alla ricerca di una maggiore produttività con conseguente stabilizzazione dell’occupazione (18,6%) e la maggiore produttività tesa ad una riduzione della manodopera (17,7%). Scarsa anche la possibilità di esportare . Il 70,6% delle imprese si rivolge al mercato locale-provinciale ed il 20,9% a quello regionale e le imprese esportatrici sono solo il 5,4% del totale.
“Da non sottovalutare – ha aggiunto Labia – la ridotta capacità dei vertici delle imprese di presidiare il proprio mercato di riferimento, investendo in marketing. Laddove ciò avviene c’è la tendenza a utilizzare forme più tradizionali di promozione e sostegno delle vendite (le attività di fidelizzazione dei clienti si attestano, nel 2009, al 17,3%). C’è scarsa propensione a realizzare ricerche di mercato e ad utilizzare strumenti di pianificazione e controllo delle attività imprenditoriali (Piano di marketing)”.
Un aspetto positivo è stato però evidenziato: esiste un nucleo di aziende virtuose (appartenenti alle Industrie alimentari e delle bevande) con buone performance di mercato che guardano in modo positivo all’esportazione. “Si tratta – ha concluso Labia – soprattutto di prodotti speciali, di alta qualità e di nicchia, confermendo dunque la strategia della loro valorizzazione portata avanti dalla Camera di Commercio”.
“Il 14% delle imprese che hanno prodotto investimenti – ha spiegato Massaro – rappresentano il 39% delle risorse attualmente impiegate nel programma di sviluppo rurale. Dal rapporto, inoltre, emerge la necessità di formare gli operatori del settore e ci impegneremo in tal senso. Per quanto riguarda gli investimenti a livello regionale, si stanno valutando le iniziative da portare avanti. Possiamo intervenire in particolare in tre settori: cerealicolo, zootecnico e vitivinicolo e lo studio dell’istituto Tagliacarne è il punto di partenza fondamentale”.
Concorde Auriemma che ha proposto alcuni accorgimenti come una distinzione nella voce ‘colture industriali’ “in cui c’è il tabacco che può essere tranquillamente esportarto. Ritengo infatti che tale prodotto, insieme a quelli vitivinicoli è aperto ai mercati esteri, al contrario di altri che non sono, al momento, ancora maturi”. Il direttore di Coldiretti si è poi soffermato sulla necessità di “creare un marchio di qualità per l’olio del nostro territorio, non escludendo la possibilità di dar vita anche a un marchio che possa includere al suo interno i diversi prodotti del Sannio ed essere sinonimo di qualità".
Grazia Palmieri