30/06/2010 :: 12:11:27

Antonio De Lucia: 'Il libro su Delcogliano segni un’inversione nella labile memoria di Benevento'


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Antonio De Lucia, giornalista e autore di varie pubblicazioni di carattere storico, noto anche come responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Benevento, ha scritto una bella, istruttiva e sentita lettera al Direttore del Quaderno, in merito alla recente pubblicazione (per gli omonimi tipi), in edicola e in libreria, del volume di Luigi Grimaldi “Nessuno salva l’assessore”, dedicato alla ricostruzione del barbaro assassinio dell’assessore regionale alla Formazione Professionale Raffaele Delcogliano e del suo autista Aldo Iermano (entrambi  beneventani) perpetrato dalle Brigate Rosse, nell’aprile 1982. Di seguito la pubblichiamo ringraziando l'autore per l'acuta (e amara) analisi fornita, con mirabile sintesi, dalle sue  parole.

Caro Direttore,
dopo molte esitazioni, ho aperto il libro “Nessuno salva l’assessore” da un mese in edicola per le edizioni ‘Il Quaderno’ che Luigi Grimaldi ha dedicato alla tragica fine di Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano, uccisi a Napoli dalla Brigate Rosse nel 1982 davanti alla sede del “Roma”.

Avendo avuto l’onore di intrattenere rapporti amicali con Raffaele (mentre con Iermano la conoscenza era solo superficiale), la loro terribile vicenda, ancorché risalente ormai a più di 28 anni fa, suscita in me devastanti emozioni, come “quel” giorno, quando piansi nell’apprendere la notizia.

Superate, finalmente, le remore psicologiche, e lette le pagine del Grimaldi, vorrei farti sapere di aver molto apprezzato il suo lavoro dedicato a uno dei migliori uomini di questa città e di questo Paese e (ovviamente per quello che può valere) di consigliare a tutti quel volume – soprattutto agli allievi della Secondaria Superiore.

Io resto convinto che Raffaele non fosse un Rambo, ma solo una persona comune, come tante, dunque, ma con un qualcosa di più: cioè con un valore aggiunto di ambire a lasciare una testimonianza di alto profilo etico per la propria terra e la Campania.Senza peraltro chiedersi, com’è costume diffuso, “Ma chi me lo fa fare?”.

A ragione proprio di tale sua determinazione le BR lo massacrarono, rivelando una ancora maggiore stupidità che in altre circostanze: infatti, i terroristi contribuirono – e non poco – a perpetuare l’aggressione della malavita organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita) alle istituzioni, come, appena pochi giorni dopo, fu confermato nella stessa Napoli dall’eccidio del Vice Questore Ammaturo.

Forse le BR si illudevano che una volta instaurata la “dittatura del proletariato” la malavita sarebbe stata miracolosamente sconfitta o sarebbe diventata l’architrave del nuovo potere o altre idiozie similari; comunque sia, hanno avuto ragione le BR – almeno così temo: “Ne uccisero uno per educarne cento”,  perché tanto è grande – oggi – l’asservimento all’antistato da parte di ampi settori della società civile, della politica e delle istituzioni.

Dunque, è un bene e va a merito del Grimaldi – e Tuo ovviamente – aver riproposto alla generale attenzione la terribile vicenda di Via Marittima.

Molti suoi eroi “senza se e senza ma”, come quel Caio Papio Mutilo, capo della Lega Italica e della rivolta antiromana della Guerra sociale, tra il 91 e ’88 a.C., avendo questa terra sannita dimenticato e abbandonato, evito ormai di stupirmi per la labilità della memoria di questa Città e di questa provincia, circa la categoria di uomini illustri che viene indicata come quella degli “eroi per caso”, quali Raffaele per l’appunto, o Angelo Biscardi, vice sindaco di S. Agata de’ Goti, massacrato a lupara, o Giorgio Ambrosoli (che sannita non era, certamente, ma che anche per il Sannio ha dato una lezione civile di altissimo profilo).

L’augurio, dunque, è che la fatica del Grimaldi possa segnare in questo senso una inversione di tendenza. Grazie, cordialmente.
Antonio De Lucia

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