
di Tiziana Nardone - Dal Quaderno Settimanale n. 568 - Assopita, dopo un lunedì, in redazione, dai ritmi forsennati, ascolto la voce di Bianca Berlinguer annunciare che il Consiglio di Amministrazione della Rai, con il voto contrario del presidente Paolo Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali. Avevo però già saputo come il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni in sciopero della fame (contro la censura sui temi ambientali nei programmi tv e contro la violazione del pluralismo politico) fosse stato ricoverato d’urgenza in un ospedale romano, obbligando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a intervenire suggerendogli di: “Non proseguire in una così estrema forma di protesta".
I conduttori, da Giovanni Floris a Bruno Vespa passando per Santoro si sono, ovviamente, ribellati. Garimberti, dalle prime cronache del 2 marzo scorso, pare abbia fatto di tutto per evitare il blackout informativo, esprimendo pubblicamente anche seri dubbi sulla costituzionalità di tale regolamento Rai: “Alcune parti – ha detto - paiono in netto contrasto con i principi sanciti nella nostra Carta, come del resto ha ammesso chiaramente anche un ex presidente della Corte Costituzionale e come ha paventato lo stesso presidente dell'Agcom”. Per non parlare del danno economico che potrebbe abbattersi sulla Rai dopo i ricorsi delle emittenti private su tale decisione. Nel caso in cui fossero accolti dal Tar, i rimborsi già svettano all’orizzonte.
Tante le ragioni della contrarietà espresse da Garimberti: dal danno di immagine della Rai, alla mancata informazione per gli utenti sino all’ingiusta, supposta poca professionalità di conduttori e giornalisti. Se Rita Borsellino, David Sassoli, Nichi Vendola e Luigi Zanda hanno lanciato un appello ai presidenti delle Camere: “Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare”, Michele Santoro, conduttore di Annozero immediatamente ha affrontato il nocciolo della questione, a suo vedere: “Berlusconi lo ha capito da tempo: ormai c'è un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader.
Ma i cittadini cambiano idea, danno il consenso e lo tolgono. Per questo ha bisogno di mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realtà che non intacchi l'immagine del capo. Non sono ammesse trasmissioni che pongono interrogativi, sollevano dubbi, spiegano che l'inceneritore di Napoli non funziona o che all'Aquila c'è qualche problema". Nonostante
Bruno Vespa gli dia la colpa del clima che oggi porta alla cancellazione di quattro programmi Rai, pure il timoniere di Porta a Porta si mostra solidale nel recriminare: “È una decisione grave, ingiusta e sorprendente che non ha precedenti nella storia italiana. La Rai subisce un danno enorme: nel bilancio, per il calo pubblicitario, e soprattutto nell’immagine. Quale tv pubblica al mondo abolisce i programmi politici nel momento in cui servono di più?”. Santoro, invece, ha da ridire pure sui partiti della cosiddetta sinistra: “Si oppongono alla cancellazione dei programmi perché si devono opporre, per inerzia. Ma sono ancora in attesa di assistere alla loro svolta liberale. La verità è che c'è ancora molto comunismo in quella parte politica. Anche loro vogliono governare le cose dall'alto. Tentano di assomigliare a Berlusconi, quello è il modello, mentre il vero modello dovrebbe essere la democrazia”.
Ci siamo arrivati. Democrazia. Dove si è rintanata questa donna dalle apparenze tanto avvenenti quanto sfuggenti? Perché per votare devo essere condannata al silenzio, intorno a me? Perché, in un’Italia, almeno sulla carta, non più analfabeta, mi negano la presunzione di saper ascoltare e discernere? Le televisioni private parleranno oppure no? Perché se a loro fosse concesso e al servizio pubblico no… saremmo veramente al capolinea. E se una cosa tanto assurda poi si verificasse? Ci stracceremo le vesti? Bloccheremo le piazze? Abiteremo sempre più tetti? No. Disgustati, ci rintaneremo, ancora di più, dandola vinta a tutti quelli per cui la nazione, il pubblico non hanno valore. A tutti quelli per cui la vittoria personale è l’unico obiettivo a cui tendere. Credo che andrà così.
Un popolo inetto, irresponsabile e stupido è già pronto a cedere pure l’udito. Il servizio pubblico, novello Grande Fratello, decide cosa dobbiamo pensare, veicolandoci in tal senso. I teatri scricchiolano e la stampa rimane appannaggio di sempre più sparuti affezionati. Potremmo ristrutturare i primi e chiedere nuovo impegno alla seconda. Oppure possiamo chiudere gli occhi. Nel silenzio ci si assopisce meglio.