
Nostro servizio - Il 36% dei bambini e degli adolescenti campani di età compresa tra i 6 e i 17 anni è in una condizione più o meno grave di sovrappeso. L’incalzante sviluppo del fenomeno non risparmia Benevento dove il Centro Obesità Pediatrica, organizzato presso il reparto di pediatria ed adolescentologia dell’ospedale G. Rummo, continua a registrare dati in aumento. Il Quaderno ha intervistato Eugenio Ferrone, medico responsabile del Centro.
Alla base del problema c’è lo stile di vita sempre più sedentario. Videogiochi, tv e computer hanno preso il posto delle attività all’aria aperta portando i bambini ad essere sempre più soli, pigri e, inevitabilmente, grassi. A ciò si somma una cattiva educazione alimentare, satura di merendine e cibi ipercalorici. Come se ciò non bastasse, poi, interviene la tipica tendenza “tutta meridionale” a considerare i chili in più come garanzia di buona salute. Il risultato è che, in campo di obesità adolescenziale ed infantile, la Campania detiene il primato nazionale. I dati rilevati dal Ministero della Salute indicano che quasi la metà delle madri sia inconsapevole dell’obesità del proprio figlio. Involontari errori vengono compiuti sia in merito al giusto apporto calorico quotidiano sia in relazione al livello di attività fisica ottimale.
“Più che sull’alimentazione ci si deve concentrare sull’assenza di movimento” ha specificato Ferrone. Aspetto di cruciale importanza, spesso trascurato, è che i bambini non vengano sottoposti a diete. Se infatti è noto che i metodi di “dimagrimento miracoloso” quotidianamente proposti dai media non facciano bene alla salute degli adulti, la situazione si fa ancora più allarmante qualora si pensi di applicarli ad adolescenti e bambini. Ferrone ha rimarcato: “Non è possibile neanche pensare di sottoporre un bambino a una dieta dato che, in quanto organismo in crescita è bisognevole di un corretto ed equilibrato apporto di tutti i nutrienti”.
Attenuante spesso usata per giustificare bambini e ragazzi particolarmente in carne è l’esistenza di una predisposizione genetica il cui influsso è s’importante, ma non inevitabile. Fondamentale, ha affermato il medico, è correggere rapidamente questa tendenza attraverso un comportamento adeguato. Nel caso di un’obesità infantile corretta entro i termini dello sviluppo, infatti, difficilmente il bambino avrà ripercussioni a livello fisico nel corso della sua vita. Diversa è invece la situazione di un disturbo trascinato dall’infanzia. Problemi cardiaci, diabetici e circolatori sono solo alcuni delle conseguenze di un’obesità cronica. Danni che, una volta superata l’età cruciale dello sviluppo, anche in caso di dimagrimento risultano difficilmente cancellabili.
A livello nazionale ogni anno l’obesità è causa di 52 mila decessi, seconda solo al fumo. Le campagne di sensibilizzazione promosse negli ultimi anni si sono dimostrate valide ma la crescita preoccupante del fenomeno rende necessaria un’azione più incisiva. Se da un lato, ha sottolineato Ferrone, si invitano le famiglie a “vivere all’aria aperta”, dall’altro spesso mancano spazi adeguati a soddisfarne le esigenze. “La villa comunale è una fortunata eccezione ma i quartieri e i rioni sono completamente privi di strutture atte ad accogliere in sicurezza il gioco dei bambini”. Non ci resta che sperare, oltre che nella creazione di nuovi spazi, in una pronta valorizzazione di quanto esistente, come le piste ciclopedonali di Contrada Acquafredda e Pezzapiana.
Marcella Parziale