Benevento. Grave caso di malasanita'. Affetta da carcinoma e' ritenuta invece malata mentale

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Dolori alle articolazioniDolori alle articolazioni

Quando si dice prendere lucciole per lanterne. Purtroppo quando c'è di mezzo la salute una svista, un errore così grave non è perdonabile, può essere il discrimine tra la vita e la morte. Ed è, purtroppo, quanto è avvenuto a cavallo degli ultimi mesi a Benevento, nel pronto soccorso dell'Ospedale Rummo.

La vicenda è stata resa nota dalla diretta interessata, una 61enne che ha sporto denuncia, nella giornata di ieri 20 settembre, presso la Questura di Benevento. La signora - di cui per motivi di privacy evitiamo di riportare il nome - nei mesi scorsi aveva iniziato ad accusare alcuni disturbi, motivo per cui aveva iniziato la trafila di visite private presso medici che operavano però in strutture pubbliche, venendo "sballottata da più parti sempre con l'assicurazione che non avesse alcunché di serio".

Purtroppo i dolori non spariscono, anzi si acuiscono. E' lei stessa a raccontarlo: "Ad un tratto, malgrado, ripeto, sempre rassicurata, manifestando in primavera dolori lancinanti nella regione lombosacrale ho consultato privatamente un ortopedico che mi ha sottoposto a ben otto infiltrazioni, a cadenza settimanale. A conclusione dell'iter, a metà luglio, l'ortopedico mi ha suggerito di ripetere lo stesso ciclo in autunno, sempre a pagamento malgrado lui lavori in ospedale - rassicurandomi, poichè continuavo a lamentarmi, che l'effetto della cura si sarebbe visto a distanza. Ciò non è avvenuto. Anzi, il dolore, giorno dopo giorno, è andato sempre più aumentando al punto che, non sopportandolo, la notte del 22 luglio i miei familiari mi hanno portato presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale Rummo".

A questo punto la signora giunge in un presidio ospedaliero dotato anche di attrezzatura diagnostica per cui i pazienti si sentono rassicurati nell'iter di indagine a cui possono essere sottoposti. "Qui - continua la signora -  mi sono stati praticati antidolorifici in flebo e, poi, dopo la permanenza dell'intera notte su di una barella, la mattina successiva, finalmente, è stata richiesta una consulenza ortopedica".

Qui la prima delusione, però, perchè "Lo specialista di turno - continua - dopo avermi visitato, anche lui senza preoccuparsi di sottopormi ad alcuna indagine, neanche dopo essere stato edotto del lungo mio peregrinare dei mesi precedenti, mi ha diagnosticato una 'lombocruralgia da sospetta ernia discale' ". La signora urlava letterlamente per il forte dolore, provocatogli ed aggravato tra l'altro dalle manovre praticate nel corso della visita da parte del medico. Questo, convinto che si trattasse di una esagerazione della paziente ha consigliato ai familiari di consultare uno psichiatra.

"A questo punto" - racconta il figlio al Quaderno.it - "come familiari abbiamo prestato fede alle indicazioni del medico e ci siamo premurati di rivolgerci immediatamente allo psichiatra. Cos'altro avremmo dovuto fare?  Così il giorno dopo, di buon mattino, alle ore 06,30, abbiamo consultato il dottor Giuseppe De Lorenzo che ha escluso la presenza di problemi psichici e ci ha invitato a praticare, senza ulteriori indugi, una risonanza magnetica. Tra l'altro, nel suo referto - tiene a precisare il figlio della paziente - il dottore ha scritto: ".....non turbe psichiche.....disturbo non da origine erniaria, ma dubbia? ".

A questo punto i familiari non si fidano più dell'Ospedale cittadino e dei suoi medici. La signora viene sottoposta ad una PET da cui emerge un responso senza appello: "Metastasi osee da carcinoma mammario".

"Non ho altro da aggiungere - conclude la signora -  ora sono curata altrove anche se è stato perso tempo prezioso. Chiedo giustizia e non mi fermerò sino a quando ciò non avverrà. Sono stata vittima di un gravissimo episodio di malasanità, lotto anche perchè,  per il futuro, altre persone non si trovino a vivere la mia stessa drammatica esperienza".

"Mia mamma è stata condannata" - ci dice il figlio - "ha ricevuto una condanna senza appello, perché non può certo guarire. In questi casi, lo sanno tutti, la tempestività è tutto. Una diagnosi errata ci ha fatto perdere invece molto tempo, mesi. Eppure mia madre è una donna acculturata ed attenta alla salute. Ha fatto sempre prevenzione, con mammografia e un'ecografia ogni 6 mesi, innanzitutto perchè vi è una familiarità con il cancro. La madre, mia nonna, è stata operata al seno e lo stesso una sua sorella. A cosa serve fare prevenzione se poi ci si imbatte in casi di superficialità? Ora mia mamma si trova a combattere con un carcinoma metastatico diffuso, diagnosticato correttamente da un altro medico, molto scrupoloso, di un'altra struttura, che l'ha sottoposta ad una PET. Siamo letteralemente fuggiti via da Benevento, dove è stata dimessa con la prescrizione di una semplice pillola ormonale. Invece ad oggi ha già fatto vari cicli di chemio".

La signora ha tre figli, che insieme al marito ed alla sorella si prendono cura di lei. Il figlio maggiore, che ha raccontato i dettagli al Quaderno.it, tiene a puntualizzare molto la questione della negligenza avuta dai sanitari precedenti, che in presenza di esami che già evidenziavano anomalie persino nell'altro seno, hanno dimesso la madre con un responso rassicurante dal quale si evinceva che "apparentemente fosse tutto a posto".

Dall'Ospedale Rummo, a cui il Quaderno.it ha chiesto riscontri, hanno fatto presente che al momento non sono a conoscenza dell'episodio. La denuncia ovviamente farà il suo corso e la Direzione potrebbe esserne informata ed investita ufficialmente anche più in là nel tempo, ma trattandosi di responsabilità penali, vi sono responsabilità soggettive, quindi personali dei medici coinvolti. La struttura sanitaria si è quindi riservata di rendere nota la propria posizione ufficiale.

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