
Il segretario provinciale del Sunia, Giuseppe Falzarano, e il coordinatrore provinciale dell’Apu, Paolo Iorio, hanno inviato una nuova nota per commentare le novità introdotte alla misura governativa, in materia di casa, detta cedolare secca, cioè, una tassazione fissa sui canoni di locazione percepiti dai proprietari di casa a prescindere dal loro reddito.
“La cedolare secca sugli affitti – hanno affermato Iorio e Falzarano - sembra confermata al 20% anche per i contratti del canale concordato. Per rispondere alla critiche di affossamento del canale concordato che l’introduzione di una cedolare secca generalizzata avrebbe comportato, l’esecutivo avrebbe introdotto questa novità: i contratti a canone libero continuerebbero a pagare l’imposta di registro mentre quelli a cano-ne concordato no.
Vediamo gli effetti della nuova tassazione: chi ci guadagnerà di più saranno i percettori di redditi più elevati, da 75 mila euro in su, a cui si applica l’aliquota Irpef del 43%. Ipotizzando un canone d’affitto annuo di 6mila euro, oggi questi contribuenti pagano 2.193 euro di tasse se il contratto è li-bero e 1.534 euro se il contratto è calmierato. Con la cedolare pagheranno 1.200 mila euro. A ri-sparmiare saranno anche tutti gli altri scaglioni di reddito da 75mila euro annui in giù fino a 28mila.
I benefici della cedolare iniziano a farsi incerti nella fascia da 15mila euro a 28mila euro annui, as-soggettata all’aliquota Irpef del 27%. Perché se è vero che la tassazione forfettaria risulta comunque conveniente, anche se di poco, rispetto all’attuale sistema se il contratto è libero (1.200 euro contro gli attuali 1.377), il discorso si ribalta in caso di canone calmierato. Qui l’ulteriore deduzione del 30% (che nei contratti agevolati si aggiunge alla deduzione del 15% prevista per tutti contratti) risulta de-cisiva e fa pendere la bilancia della convenienza a favore della normale tassazione Irpef, con la quale si pagherebbero 963 euro di tasse l’anno a fronte dei 1.200 euro di cedolare.
Sotto i 15 mila euro di reddito, con l’aliquota Irpef al 23%, la cedolare al 20% mostra il minor appeal e non sembra de-terminare sconti né per i contratti liberi né per quelli agevolati. La tassazione unica del 20% potrebbe dunque rivelarsi un buon affare per i proprietari di casa, soprattutto con redditi più alti, ma nulla ne verrebbe per gli inquilini che nulla risparmierebbero da essa.
Il Sunia si batterà per una profonda modifica di questo decreto che vada nella direzione di ripristinare e am-pliare il vantaggio fiscale nell’utilizzo del canale concordato per abbassare il livello degli affitti e introdurre la detrazione dell’affitto pagato dal reddito degli inquilini per ridurre il peso del canone e contrastare l’evasione fiscale”.
Sull’argomento è giunta anche una nota dell’ ASPPI (Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) che al contrario ritiene che “l'aliquota al 20% che sembra aver prevalso nelle ipotesi avanzate, sicuramente avrà affetti convenienti per i proprietari di case e sarà finalizzata a combattere la consistente evasione fiscale che condiziona la realtà delle locazioni”.
“Attualmente – ha aggiunto l’ASPPI - le istanze del fisco sulle locazioni sono tassate in base all'aliquota marginale Irpef, applicata sull'85% del canone, per cui sono condizionate dal reddito del proprietario. Con la sostituzione di una tassa piatta ad una progressiva, ci saranno sicuramente vantaggi che cresceranno in-sieme al reddito del contribuente. Al fine di rendere il sistema sostenibile per lo stato e i comuni il decreto ipo-tizza una maxi-sanzione per chi i proprietari che locheranno gli immobili in nero, se non si regolarizzerà entro fine anno.
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Sicuramente la misura fornirà un fondamentale contributo teso a moderare l’onere della fiscalità sugli affitti, attualmente insostenibile e permetterebbe di creare condizioni di convenienza nell’immettere sul mercato immobili in locazione, rispondendo a esigenze più volte auspicate dall'Asppi. Parrebbe però, accantonata dalla nuova norma, la problematica dei canoni concordati, tra associazioni dell'inquilinato e della proprietà, come evidente, se non si creeranno condizioni di particolare incentivo a favore dei contratti con canone concordato tra le parti, il mercato si orienterà a favore delle locazioni a canone libero”.
“Speriamo che questa riforma – ha affermato Gerardo Martino, presidente Asppi della Provincia di Benevento - contribuisca a invogliare i proprietari di immobili presenti sul nostro territorio a redarre contratti legali regolarmente denunciati al fisco, perchè applicando la tassazione cosi' come prevista potrebbero avere idonei vantaggi fiscali ed essere garantiti da contratti regolari, anche nei confronti degli inquilini. Per questo se la normativa sarà confermata, organizzeremo nella nostra Provincia una campagna di sensibilizzazione con-tro le locazioni in nero. Per informazioni sulle nuove norme i cittadini ci si potrà rivolgere all'indirizzo di posta elettronica dell'associazione asppibenevento@gmail.com o al numero di telefono 0824/25008 0824/279745 ore pomeridiane”.