
Non è stata la canonica danza classica. E neanche una dimensione artistica “occidentale”. Per la trentesima rassegna Benevento Città Spettacolo, in omaggio ai quarant’anni di rapporti istituzionali tra Cina e Italia, ieri sera, al teatro Massimo di Benevento, alle 21.30, i migliori artisti dell’ Accademia Nazionale di Pechino hanno dato prova della disciplina e del rigore di un’arte millenaria.
Risale, infatti, alla dinastia Han (206 a.C- 220 d.C.), la tecnica definita “danza delle maniche”, nella quale svolazzanti e lunghi tessuti colorati sembrano muoversi all’unisono con il ballerino, quasi dotati di vita propria. Il tutto all’interno di una cornice: un’antica leggenda cinese. Zhong Kui è un uomo brillante e colto, ma talmente brutto da incutere paura ai demoni. E la danza è l’unico strumento per imporsi su di essi.
Ma tale cornice offre l’occasione per apprezzare la leggiadria delle artiste cinesi che non sono semplicemente ballerine, ma anche attrici, cantanti e, soprattutto, acrobate ed esperte di arti marziali. In Cina, infatti, solo da poco è presente la distinzione occidentale tra prosa e teatro. Di solito, sul palcoscenico, si rappresentano maschere o, meglio, situazioni archetipiche. Con movimenti energici, in assoli o balli di gruppo, gli artisti cinesi propongono emozioni, al suono di musiche incalzanti e su uno sfondo spoglio. L’unica scenografia, il cambio del colore della luce.
Eppure, il ballerino factotum riempie l’intero palcoscenico. Si muove a piedi nudi, a scatti o molto lentamente, combinando l’andamento del corpo con i giochi delle mani e dei piedi, mai tanto esaltati in un genere simile. E il ballerino comunica ansia, abbandono, divertimento. La danza riproduce integralmente il processo di produzione di un’opera letteraria, e il movimento e la tranquillità della cultura tradizionale cinese. Spaesati, ci si trova davanti a un mondo del tutto sconosciuto.
Eppure, non è necessario conoscere bene la storia e le forme d’espressione artistica antiche cinesi. Al botteghino non si compra un biglietto per una semplice rappresentazione, bensì il biglietto per un’altra cultura. Diversa. Altra dalla nostra.
Mariangela Zoe Cocchiaro