
Si è chiusa ieri con l’ammissione dei mezzi di prova e il rinvio in prosieguo al 14 luglio, quando verrà affidato l’incarico per la trascrizione delle intercettazioni, la prima udienza del processo a carico del 53enne Corrado Sparandeo e del 40enne Antonio Mottola, titolare della ‘Mottola Costruzioni’, entrambi di Benevento. Si tratta di due delle sei persone coinvolte a vario titolo nell’indagine diretta dalla Dda e condotta dai carabinieri nel mese di luglio del 2009 e relativa a un’estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso, che sarebbe stata compiuta ai danni di imprenditori impegnati al Rione Libertà di Benevento per lavori di realizzazione di un complesso residenziale. Sparandeo è difeso dall’avvocato Andrea De Longis, mentre Mottola da Vincenzo Regardi. Le altre quattro persone coinvolte nell’inchiesta verranno giudicate con rito abbreviato dal gup di Napoli. (Fonte: Il Sannio Quotidiano).
I fermi, poi trasformati in arresti, come detto sono stati emessi, tra il 7 e l’8 luglio 2009, e poi il 18 luglio, dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti degli indagati per estorsione a Benevento. Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate il 29 luglio dal Comando Provinciale dei Carabinieri. Stando agli inquirenti le persone arrestate avrebbero chiesto, con minacce, a più imprenditori di consegnare ingenti somme di danaro (alla fine fissate in 50 mila euro) per poter continuare la costruzione di un complesso residenziale.
Gli inquirenti nel luglio scorso spiegarono che “l’elemento apicale dell’organizzazione, Saverio Sparandeo, internato presso la Casa Lavoro di Modena ‘Saliceto San Giuliano’ e, al momento dei fatti, in licenza trattamentale presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Asl presso l'Ospedale ‘Rummo’ di Benevento, si era fatto lì condurre una delle vittime per formulargli, in modo chiaro, una richiesta estorsiva per una somma oscillante tra i 3 e i 5 mila euro per ogni appartamento in costruzione; nei rapporti tra le vittime e gli estorsori avrebbe funto da tramite Antonio Mottola, imprenditore beneventano”.
Sulla vicenda ci furono alcune polemiche, nei giorni successivi. La Rete Sociale, associazione dei familiari dei pazienti, chiese spiegazioni sull’accaduto. Il responsabile del Servizio, Giuseppe De Lorenzo, in una conferenza stampa, dichiarò di essere stato in ferie nel periodo della degenza di Sparandeo e di aver quindi segnalato la situazione agli organi superiori dell’Asl, al suo ritorno in servizio. Successivamente, l’Asl incontrò i membri delle associazioni dei familiari, sostenendo di aver avviato un'inchiesta interna sull'accaduto.