Emigrazione: in 250mila fuggono dall'Italia, raggiunti livelli dopoguerra

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Giovani in partenzaGiovani in partenza

Grave perdita per un Paese che diventa sempre più vecchio. Il 30% di chi va via è laureato, il 34,8 diplomato.

Dopo le massicce ondate migratorie degli anni ’50 e ’60 sembrava che l’emigrazione degli italiani all’estero, da sempre spina nel fianco del bel paese, si fosse ridotta, al punto che nel 2000 furono raggiunte le 40.000 unità annue. A partire dalla crisi del 2008, invece, e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore. Ad oggi si contano oltre 250.000 emigrazioni l’anno, cifre elevatissime che raggiungono i livelli del secondo dopoguerra. È questo lo spaventoso resoconto riportato dal Dossier Statistico Immigrazione 2017, elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti.

Sotto l'impatto dell'ultima crisi economica (che l'Italia fatica ancora a superare) i trasferimenti all'estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l'anno. A emigrare, sottolinea il report, sono soprattutto i giovani con un livello di istruzione superiore. Infatti, nel 2016 su 114.000 italiani emigrati, 39.000 erano diplomati e 34.000 laureati.  Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; seguite dall'Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera. Mentre, invece, Oltreoceano si preferiscel'Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.

Ogni italiano che emigra rappresenta un investimento (perso) per il paese e una spesa (tutt’altro che contenuta) per la famiglia: in media costa 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca. La situazione tratteggiata dal dossier è ancor più preoccupante se si considera che i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione.

Pertanto, i dati dell'Istat sui trasferimenti all'estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all'estero. Peraltro, si legge ancora nel dossier statistico, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz'altro superiore ai casi registrati (624.000).

Il problema dei tanti italiani che abbandonano l’Italia è stato segnalato qualche giorno fa anche dall’Ocse. L’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ha, infatti, fatto presente che l'Italia è tornata a essere ai primi posti mondiali come Paese d'origine degli immigrati. Secondo l'Ocse, la Penisola è ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati. Al primo posto c'è la Cina, davanti a Siria, Romania, Polonia e India. L'Italia, posizionata subito dopo il Messico e davanti a Vietnam e Afghanistan, ha visto un aumento degli immigrati nell’ultimo decennio pari al 2,5% degli afflussi nell'Ocse, salendo, così, di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare fortuna altrove.

Carmen Chiara Camarca



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