
NOSTRO SERVIZIO – “Ha commesso un’ingenuità chiunque abbia pensato che le dimissioni di Berlusconi avrebbero prodotto una risposta positiva dei mercati”. La pensa così Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica all’Univeristà degli Studi del Sannio. “Senz’altro, Berlusconi ha guidato il paese in modo sbagliato e ha prodotto danni. Ma la crisi e lo spread sono fenomeni più grandi che riguardano l’intero assetto dell’Unione Europea. I tassi – spiega Brancaccio - aumentano perché gli speculatori stanno scommettendo sulla deflagrazione della zona euro. Questa scommessa rischia di diventare sempre più probabile se insistiamo con le politiche di austerità che in realtà non fanno altro che deprimere le capacità di spesa riducono rendendo più difficile il rimborso dei debiti. Contrariamente a quanto si crede, misure dure ci farebbero piombare in una crisi che potrebbe condurci alla fine della zona euro. Gli speculatori sono scarsamente interessati alla guida del governo. Tuttavia, la dittatura dei mercati finanziari sta producendo grandi problemi. Per poter ripristinare degli spazi di esercizio della politica dovremmo bloccare la speculazione e adottare gli strumenti disponibili per riportare i tassi a livelli normali. Ma forse non c’è la volontà politica di tutti”. Ma quali ripercussioni può produrre una crisi di tali dimensioni su un territorio piccolo e marginale come il Sannio? “C’è un fenomeno – risponde Brancaccio – che gli economisti definiscono ‘mezzogiornificazione europea’ per intendere la desertificazione produttiva e l’emigrazione che caratterizza le aree periferiche dell’Europa. Si tratta di un fenomeno che si sta diffondendo in tutto il Sud del Continente. In pratica, le difficoltà del mezzogiorno che un tempo erano un’eccezione rischiano di diventare un caso generale. Occorre mettere in campo politiche economiche adeguate per ripristinare gli investimenti pubblici nelle periferie dell’area sud, altrimenti assisteremo a processi di fallimenti, bancarotta e desertificazione”.
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