08/02/2010 :: 14:52:2

Enzo De Luca candidato per il centrosinistra e il gioco che vale la candela


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L'editoriale di Carlo Panella - Dal Quaderno Settimanale n. 564 - Alla fine il PD ha scelto. Sarà Enzo De Luca, il sindaco di Salerno, a cercare di battere Stefano Caldoro, alla guida del cartello creato dal PDL. Con De Luca anche i Verdi e l’API di Rutelli. Non l’hanno subito gradito, invece, IDV, Sinistra e Libertà e PRC: ipotizzando un terzo candidato. L'IDV, tuttavia, nel corso del suo congresso nazionale, dopo averlo ascoltato e applaudito alla tribuna, su invito del leader Di Pietro, ha deciso di sostenerlo. Sinistra e Libertà ci sta pensando. Con Rifonazione discorso chiuso. Per costoro, De Luca è improponibile, perché è stato rinviato a giudizio. I comunisti aggiungono che è sindaco-sceriffo, lontano dalla loro sensibilità: leghista più che uomo di sinistra.

De Luca è di sicuro singolare, il più distante dalle liturgie politiche. Adorato dai suoi concittadini che l’hanno rivoluto sindaco anche se in momentanea rottura col suo partito di sempre (PCI-PDS-DS) e in contemporanea sfida ai candidati ufficiali del centrosinistra e dei berlsuconiani: nel 2006 li ha sconfitti entrambi.

E’ un amore senza fine. Poche settimana fa, l’ennesimo sondaggio l’ha collocato al 5° posto per indice di gradimento tra i sindaci italiani. Pesca voti ovunque, perché ha rivoltato Salerno come un guanto, non senza errori e quasi mai in punta di pedi. Ma essa è ora tra le città più dinamiche, pulite e vivibili, non solo del Sud. E ha fatto tutto ciò, in perenne conflitto col dominus campano del suo partito, Antonio Bassolino. Un background che, per l’osservatore spassionato, doveva individuarlo come il naturale contraltare di Caldoro. I bassolinani, ovviamente, non lo volevano e l’hanno ostacolato in tutti i modi. Alla fine, imponendo le primarie da De Luca aborrite. Ma il salernitano alla fine ha capito che per candidarsi non poteva fuggirle ma, soprattutto, che le avrebbe vinte. Fissate per il 7 febbraio, De Luca ha presentato la propria candidatura, ma tutti gli altri ufficiali aspiranti sono scappati via, ritirandosi! Sia il candidato bassoliniano, sia quello della sinistra estrema.

Incomprensibile, dunque, a dir poco, paiono oggi le prese di distanza nella maggioranza uscente dei partiti contrari e i mugugni persistenti di Bassolino e del suo entourage. De Luca, tanto voluto dalla base del PD, non si poteva rimuovere a tavolino, ma solo battere alle primarie. Poteva dirgli di no, solo il popolo del centrosinistra, come ha detto no in Puglia, confermando Nichi Vendola, a un’altra manovra di palazzo (Peccato che lo stesso Vendola l’abbia subito dimenticato, associandosi prontamente al “niet” del suo partito campano a De Luca: i politici, anche “i meno peggio”, sempre politici sono…).

E veniamo alle accuse. De Luca è stato rinviato a giudizio, col presidente degli industriali di Napoli Gianni Lettieri, l’ex sindaco di Salerno Mario De Biase e undici tra imprenditori e tecnici comunali, dal Gup di Salerno, ad aprile, per un’inchie¬sta sulla delocalizza¬zione delle locali ex Manifatture Coto¬niere Meridionali: reati ipotizzati, a vario titolo, falso e truffa aggravata. Il 23 giugno il dibattimento. De Luca è stato pure rinviato a giudizio per l’inchiesta Ideal-Standard. Tutte accuse per scelte amministrative del Comune su varianti urbanistiche, anche per realizzaare 1500 posti di lavoro. De Luca rigetta le accuse. Accetta il processo, ma respinge ogni lezione sulla legalità: Ho agito per difendere gli operai e creare lavoro dice dimostrerò la mia innocenza e soprattutto rifarei quanto ho fatto. In questione, dunque, non sono presunti arricchimenti personali illeciti del sindaco, ma atti amministrativi, delibere di Consiglio e di Giunta.

Avremo modo di tornare, nelle prossime settimane, sulle Regionali, fulcro dl dibattito dei prossimi mesi, in Italia, in Campania, nel Sannio, non esauriamo qui le valutazioni. Sul piano politico, quasi come una didascalia, ci limitiamo a dire che essersi mostrato ottimo amministratore di una città è per De Luca la migliore carta per proporsi alla guida della Regione. E’ “la prova principe”, chiosiamo, passando alla seconda, focale questione cui non sfuggiamo. A nostro avviso non basta il rinvio a giudizio per impedire una candidatura.

Lo diciamo con chiarezza e non solo alla luce di alcune assoluzioni eccellenti dopo anni sotto processo. L’attività difensiva, prima dell’udienza preliminare che imputa, in confronto a quella dell’accusa è molto ridotta. Per questo l’ordinamento prevede un dibattimento, nel quale le parti sono alla pari. Dunque, serve almeno una sentenza di condanna affinché un pubblico amministratore rinunci alle sue funzioni risolvendo prima i suoi problemi giudiziari. Se ancora non c’è, deve vigere il principio della presunzione d’innocenza che è ben più ampio per il cittadino comune, dalla legge garantito fino al terzo grado di giudizio. Le accuse devono essere riconosciute da una sentenza in primo grado di un giudice terzo: non può bastare la convinzione di un pubblico accusatore.

Mancando una condanna, devono pesare di più le approvazioni, le centinaia di migliaia di voti a De Luca dei salernitani che dal 1993 lo votano e la fanno vincere. Prima della celebrazione di un processo, sui presunti reati, non possono che prevalere i fatti dimostrati nella pubblica amministrazione, per di più così lodata. Basta fare una passeggiata a Salerno e, coraggiosamente, nelle altre grandi città della fascia costiera per comprendere agevolmente quanto il gioco valga la candela…

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