
Nostro servizio - Sono in stato di agitazione dallo scorso 15 giugno i docenti e ricercatori della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Sannio. Una decisione scaturita al termine di un’assemblea in cui hanno stabilito di sospendere le sedute di esame di profitto e di laurea. Si tratta di una protesta che segue quella dei loro colleghi delle Università Parthenope di Napoli e di Cassino, in relazione ai tagli all'Università previsti dalla manovra finanziaria in discussione al Parlamento.
A tal proposito, questa mattina si è tenuta un’assemblea presso Palazzo Giannone, in Piazza Roma. Docenti, ricercatori e studenti si sono confrontati nel lungo incontro, cominciato poco dopo le 10 e terminato verso le 13,30. In particolare, agli studenti sono stati spiegati i motivi dello stato di agitazione e le conseguenze, sul mondo universitario, del disegno di legge Gelmini (Ddl 1905) e della manovra finanziaria 2010. In attesa di una nuova assemblea di docenti e ricercatori che si terrà domani, giovedì 24 giugno e nella quale decideranno come continuare questa forma di protesta, questa mattina il dibattito è stato molto articolato.
Nell’affollata aula G12, alla presenza di centinaia di studenti accorsi, il ricercatore in Economia politica
Emiliano Brancaccio ha introdotto l’assemblea. “E’ una mobilitazione – ha detto - che va collegata a manifestazioni di carattere nazionale: stiamo parlando di tagli per un miliardo e 700 milioni di euro all’Università italiana. Una strategia che punta a rendere inermi i lavoratori”.
E’ poi toccato a Maurizio Sasso, docente di Ingegneria Energetica che, con l’aiuto di slide e grafici, ha dato indicazioni sul sistema normativo che regola l’Università da un decennio. “E’ necessario capire – ha dichiarato al Quaderno.it - che le Università sono in perenne cambiamento: ciò ha determinato, come prioritario effetto, un sistema strutturalmente instabile”. Sul disegno di legge Gelmini ha detto: “Vedo una possibile regionalizzazione del sistema universitario che desta preoccupazione”.
Ha preso poi la parola il professore Gaetano Continillo che ha spiegato come i ricercatori abbiano un importante peso per la facoltà di Ingegneria (sono 27 su 60 docenti) e coprono quindi una grossa fetta degli insegnamenti. “Il Ddl Gelmini – ha detto - penalizza soprattutto questa categoria e quindi indirettamente anche Unisannio e in particolare la facoltà di Ingegneria, perchè prevede che i contratti per i ricercatori non siano più a tempo indeterminato, ma a tempo determinato, della durata di 3 anni e rinnovabili una sola volta. Ciò vuol dire che dopo 6 anni tutti i ricercatori che non saranno riusciti ad avere una cattedra da professore ordinario, saranno automaticamente tagliati fuori dal sistema”.
Daniele Davino, ricercatore, ha poi spiegato, a nome del coordinamento dei ricercatori di Unisannio, i motivi della protesta che li ha spinti al blocco degli esami da una settimana, dopo varie iniziative intraprese nei mesi scorsi come assemblee pubbliche e l'occupazione simbolica del rettorato. “Il Ddl Gelmini – ha affermato – prevede, entro il 2013, un taglio del 20 per cento del Fondo Funzionamento Ordinario, con conseguente riduzione delle infrastrutture, dei servizi e l'aumento delle tasse”.

“La protesta - ha continuato - ha come scopo quello innanzitutto di informare studenti e cittadini riguardo agli effetti che il Ddl Gelmini avrà sul sistema universitario, e prevede inoltre anche il blocco delle attività didattiche (corsi, esami) presumibilmente da settembre: i ricercatori potrebbero optare per il rifiuto degli incarichi di insegnamento, mentre a loro volta i docenti potrebbero rifiutare di farsi carico di un numero di insegnamenti maggiore rispetto a quello previsto per legge. Una protesta che, in forme anche diverse, sembra pian piano estendersi anche in altri atenei della nazione”. La stessa protesta, ha affermato ancora, sta interessando anche il Politecnico di Torino.
Dopo questo intervento, il dibattito è stato aperto anche agli studenti, con numerosi interventi: tutti si sono mostrati essenzialmente solidali con i ricercatori. Una presa d’atto di quanto sta accadendo e potrà accadere. Ci sono, però, da parte degli studenti, perplessità riguardo ai modi della protesta che al momento non consente loro di sostenere gli esami e minaccia di bloccare perfino la prossima seduta di laurea.
“Ci chiedono – ha dichiarato al Quaderno.it Daniele Davino – di trovare altre forme di protesta”. Domani, come detto, si conosceranno le decisioni in merito, al termine dell’assemblea di docenti e ricercatori.
R.R.