
Il direttore di struttura complessa dell’ASL di Benevento Arnaldo Falato ci ha mandato una lunghissima lettera (che ampiamente riportiamo) in cui ha ripercorso la recente vicenda giudiziaria (caso Arpac, secondo troncone indagine Udeur) in cui è rimasto coinvolto. E’ stato destinatario dal mese di ottobre del provvedimento di divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe, analogamente ad altri dirigenti del partito e della stessa ASL sannita.
Dà la sua versione dei fatti, espone le sofferenze patite assieme ai suoi familiari, con dovizia di particolari, e spiega come ha trascorso questi mesi in Puglia, prima della revoca della misura e del rientro nel Sannio. Senza mai nominarlo, ma fin troppo chiaramente facendolo individuare al lettore (anche facendone propria a volte la prosa), polemizza con il suo accusatore, il responsabile del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ASL, nonché assessore comunale Giuseppe De Lorenzo (respingendo le accuse da questi formulate e ricordandogli di essere stato eletto proprio nel partito di Clemente e Sandra Mastella che tanto censura). Arnaldo Falato conclude rendendo nota la sua adesione al PDL, facendo proprio anche l’incipit della canzone dei fan del Cavaliere ‘Meno male che Silvio c’è’.
“Avendo già subito il processo mediatico – esordisce Arnaldo Falato - , con relativa condanna definitiva, senza mai aver avuto modo di replicare, ritengo opportuno intervenire con alcune considerazioni (o per meglio dire esternazioni) sulla vicenda cosiddetta Arpac- Udeur, che mi vede coinvolto in un episodio secondario (cioè a dire senza truffe, senza soldi, senza posti, senza appalti, senza incarichi - quindi roba da fessacchiotti, una concussione goliardica).
Lo farò solo con questo mio intervento che, senza tema di smentite, sarà unico e definitivo, ancorché, senza verun dubbio, ci saranno altre repliche saccenti, che, da parte mia, non avranno ulteriori riscontri ad evitare epistolografie inconcludenti e non confacenti alla mia intelligenza peraltro arricchita, ed alcuno lo può negare, da 3 diplomi di laurea del vecchio ordinamento e da una specializzazione.
Di quanto scritto dovrò ovviamente rispondere in Tribunale, dopo la usuale querela di rito, anche se, seppur con qualche comprensibile e giustificabile sarcasmo, non credo di travalicare il limite della continenza nell’esercizio del mio diritto di critica costituzionalmente garantito. Il Tribunale competente dovrebbe essere quello più benevolo di Benevento in quanto giuro, che possa cadere fulminato all’istante, che queste mie esternazioni non sono dettate dai coniugi Mastella-Lonardo, anche se temo che una qualche connessione per riportare tutto su Napoli alla fine si troverà e per me ci sarà l’ergastolo e la condanna al risarcimento di cento miliardi di euro devoluti in beneficenza ai pazienti bisognosi”.
“In realtà – continua Falato -, i processi veri, quelli penali e civili, devono ancora essere celebrati e lì si vedrà poiché non serviranno solo le sapienti chiacchiere psichiatriche che sembravano prevalere addirittura su fatti documentati.
Per mere ragioni anagrafiche e statistiche, salvo essere tutti sotto il cielo nelle mani di Dio, ponendomi, come il cinese insegna, sulla sponda del fiume, in fiduciosa attesa, il tempo è dalla mia parte, dovendosi prima o poi tutti morire: altrimenti ve lo immaginate un mondo di prosopopeanti in eterno in diatribe senza fine?
Va detto infatti, ed alcuno lo può negare, che Benevento ha in dono non un Messia, come pure è stato definito, ma invero una sorta di copia di Padreterno in persona, meglio ancora una specie di Terminator, il quale, a suo insindacabile giudizio, come un novello Catone il Censore, “nullum die sine linea”, quasi quotidianamente (e talora pluriquotidianamente – dato che in alcuni giorni di incontinenza scrittoria sono stati avvistati anche tre comunicati) discetta di tutto, su tutto e su tutti, affibbiando, a chiunque, patenti di perbenismo ovvero sentenze on-line su qualunque cosa possa fare notizia e richieda la pubblicazione della immancabile foto del Suddetto, Unico integerrimo dalle mani pulite, di famiglia perbene o dabbene, con antenati illustri ed onorati, ricco di suo per lasciti e rendite, irreprensibile e via discorrendo, rispetto alla restante massa informe di incapaci, delinquenti, collusi, amorali, errabondi di infimo rango che persistono in errori, in azioni criminose, in condotte da pubblico scandalo, in utilizzi sviati e personali della politica e dei suoi giochi di potere.
Eppure anche il Suddetto ha usato la politica (…) beneficiando di cariche pubbliche ancorché, ed alcuno lo può negare, sempre esercitate per il supremo bene del prossimo con esercizio del potere nell’esclusivo interesse dell’osannante e devoto popolo elettore.
Siamo al punto che ormai alcuno osa contraddire il Suddetto ad evitare minacce quotidiane di querele, anzi, spesso, al solo scopo di permanere nelle grazie e sfuggire l’anatema, ci si affretta ad esprimere solidarietà (…)”. “D’altronde come si evince dalle dichiarazioni del Suddetto – prosegue Arnaldo Falato - i timori non vengono dalla Procura di Benevento ma da quella di Napoli, dove basta dimostrare, con opportune e sapienti ricostruzioni che tutto deriva dagli ordini dei Mastella ed il gioco è fatto (…).
Qualche settimana addietro fa il Suddetto ha minacciato querele e ricorso alla Magistratura di Napoli contro un suo non meglio dettagliato ex amico giornalista che aveva leso la maestà sua dando poco risalto ad un suo comunicato (…) contro rappresentanti di associazioni per i quali si entrava finanche nel merito delle qualità personali di coniuge o di padre con tanto di (…) giudizio. Va da sé che le Associazioni, i poveri cristi censurati, nonché l’innominato giornalista sono al servizio dei Mastella e quindi è competente la Procura di Napoli presso la quale il CSM ha già richiesto, al Ministro Alfano, di aprire, con decreto-legge su cui porre la fiducia, una apposita sezione specializzata sulle vicende criminose della diabolica coppia e sui suoi accoliti di volta in volta indicati dal Suddetto.
Fra qualche mese ci saranno più sanniti sparsi in esilio per l’Italia che in terra natale; la costituenda Associazione Sanniti Mastelliani Esiliati (ASME) sta già raccogliendo le quote per rilevare un capiente residence sulle colline di Frascati, provincia di Roma, quindi fuori da Campania e province limitrofe secondo i dettami dell’ultima moda.
Orbene, quando il 21 ottobre scorso i carabinieri mi hanno notificato una ordinanza di esilio, sulle prime ho avuto un moto di ira per l’assurdità della vicenda, certamente ben costruita ed apparentemente anche credibile soprattutto da parte di chi, a Napoli, non conosce uomini e personaggi della nostra provincia; il tutto si avrà modo di chiarirlo nelle sedi competenti laddove si dovrà anche puntualizzare che è quanto meno da presuntuosi pensare che una famiglia, certamente invidiata, ma piaccia o meno, stimata e fattasi da sé, pur senza natali illustri nobilissimi e perfetti, abbia quale suo scopo principale quello di pensare a colpire, da oltre 10 anni, un determinato personaggio, servendosi a suo piacimento di sudditi feudali, a mo’ di burattini, quali ‘puntuali esecutori dei desiderata illeciti dei vertici dell’assetto associativo’, fermo restando che, contrariamente al sottoscritto, il Suddetto personaggio è stato per lungo tempo parte integrante e sostanziale del citato assetto associativo partitico al punto da divenirne esponente politico di rilievo con tanto di carica pubblica”.
A questo punto Arnaldo Falato richiama la vicenda dell’ex comandante dei vigili urbani di Benevento Francesco Delvino, anche lui finito, alcuni mesi dopo la nomina, in profondo contrasto con l’assessore al ramo Giuseppe De Lorenzo. Ironicamente, Falato pone una questione duplice: “O il Comandante Delvino è stato imposto dai Mastella e quindi il Suddetto si è prestato colpevolmente alla nomina… essendo quindi nel sistema associativo Udeur, oppure il Comandante Delvino è stato scelto personalmente dal Suddetto (…)”.
Ma questa questione non è posta da Falato solo per fare del sarcasmo, quanto per introdurre un punto decisivo della sua interpretazione dell’accaduto. “Va precisato che la vicenda Delvino – prosegue infatti Falato - , così come ricostruita dal Suddetto e recepita, in un primo tempo, dai magistrati di Napoli, con tanto di messa in connessione ai Photored ed alla ditta interessata, è servita per portare sotto il dominio della Procura di Napoli, nell’ambito della inchiesta Mastella, una vicenda locale (il procedimento disciplinare contro De Lorenzo avviata dai dirigenti dell’ASL per licenziarlo, NDR) nella quale, per il Suddetto, era stato avviato un procedimento per il licenziamento solo e semplicemente per le offese ai vertici della ASL a mezzo della stampa locale; niente di più e niente di meno di quanto lo stesso Suddetto, a suo tempo, aveva cercato di fare con il Comandante Delvino reo di offese e prese di posizione sgradite sulla stampa, fino (…) alle dimissioni dall’incarico del comandante.
Ma torniamo a noi. Quel 21 ottobre 2009 mi sono detto: se la prendo male perdo tempo e spreco giorni preziosi della mia vita che passeranno inutilmente (…) Allora l’ho presa bene. Ho stabilito il mio esilio nella Città di Trani, anche perché, trattato come un camorrista, non ho voluto essere da meno, dimorando nella Puglia della Sacra Corona Unita (oltre 500 arresti nel solo 2009! Un volteggiare di elicotteri ed uno spiegarsi di sirene quasi quotidiano).
Nei primi giorni ho avuto la compagnia di mia moglie. Insieme abbiamo scoperto una terra bellissima, attraverso un tour enogastronomico nei luoghi antichi dell’Italia Sveva di Federico II: Trani, Andria, Barletta, Ruvo di Puglia, Castel del Monte. Nei giorni successivi, per non far sprecare a mia moglie i giorni di ferie necessari a girare insieme per il mondo (Capodanno in Cile, febbraio nel Deserto egiziano) ho continuato il tour da solo: Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo, Bitonto, Terlizzi, Corato, Mola di Bari (…)”
Poi Falato ha scritto che ha ascoltato musica e letto vari libri anche di medicina “per ricordare a me stesso gli studi dopo la comminatoria di sospensione dall’Ordine dei Medici”. Ricordando anche “qualche non raro momento di rabbia o di sconforto che pure può capitare quando ti rendi conto che più che un delinquente sei solo uno stupido perseguitato politico, peraltro di infimo rango in quanto neppure iscritto ma solo etichettato come udeurino, nuova recente tipologia di grave reato penale previsto nel codice quale specifica e aggravante di banda armata”.
Peraltro nel tritacarne (…) diventi un povero nessuno, annullato e dimenticato, alla mercé di un potere assoluto che decide, seppur temporaneamente, della tua vita e dei tuoi affetti, con editti che ti sembrano ispirati, piuttosto che alla prevenzione ed al buon senso, ad una sorta di volontà punitiva fine a sé stessa; lor signori sono illustri e nobilissimi dottori, con titoli e reverenza, nel mentre tu sei solo l’indagato, a volte il Falato, talora il Sig. Falato, che deve umiliarsi, ridicolo udeurino, a peregrinare fra vari comandi di stazione di carabinieri per avere timbri di partenza e di arrivo a dimostrare l’ottemperanza agli obblighi”.
Dopo il Commissariamento della ASL mi è stato finanche negato il rientro a casa, che pure avevo richiesto addirittura accettando l’interdizione dal lavoro, in quanto la decapitazione dell’intero Vertice ASL non è stata ritenuta sufficiente ad evitare che potessi reiterare, non so come, il ritenuto grave reato di lesa maestà al Padreterno.
Confesso allora la debolezza di vari momenti di sconforto; ma come era possibile, altre vicende contemporanee per ipotizzati reati gravissimi vedevano gli incolpati in libertà dopo pochi giorni, addirittura in qualche caso osannati e riveriti dalla folla plaudente, ed io miserrimo udeurino non potevo rientrare a casa pur senza andare a lavorare in quanto potevo ancora offendere il Padreterno e quindi meritavo il castigo, la pena anticipata, senza processo, che si infligge a mo’ di acconto ai veri camorristi.
Per i giorni del 24 e 25 dicembre, bontà loro, mi hanno autorizzato a rientrare a casa ma con divieto di allontanamento dalla dimora e, per fortuna, mi hanno consentito di andare in Cile per il fine anno (…). Addirittura mi è stato negato il rientro a casa, seppur senza tornare al lavoro, anche allorquando a fine gennaio lo avevo richiesto evidenziando che per uno dei miei mandanti nonché per il mio ex superiore diretto le misure erano state attenuate. In compenso mi hanno autorizzato ad andare in Egitto nel Deserto e nelle Oasi laddove, ai confini con la Libia, ho stretto alleanze per i Mastella con le fazioni islamiche centriste che avranno a riferimento l’Udeur”.
Poi Falato rende noto il suo percorso spirituale da ex adolescente ateo a “maturo cattolico ma non ancora abbastanza praticante, ultima lacuna da colmare al più presto e il dolore per il forzoso distacco dalla moglie che lavora nel Sannio “e che mi ha potuto raggiungere all’esilio solo nei fine settimana”.
In chiusura Arnaldo Falato fornisce particolari evidenziati nella richiesta di rinvio a giudizio (il Gup di Napoli si pronuncerà il prossimo 29 marzo). In tale richiesta, svela Falato “già depositata presso il GIP, tutta la vicenda Delvino/Fotored, la persecuzione dei Mastella contro il Suddetto ed il relativo ordine a noi esecutori di licenziarlo è sparita; l’istigatore, udite udite, è il solo Fernando Errico”, ex consigliere regionale sannita dell’Udeur (nonché destinatario dello stesso provvedimento restrittivo imposto a Falato) partito da cui, dopo i citati fatti giudiziari, è uscito(sic!)”.
“La speranza – chiude ancora con sarcasmo Falato - è che nei processi ci condannino tutti; altrimenti fra stipendi da corrispondere, spese legali, risarcimenti e quant’altro, alla pubblica amministrazione questa storia costerà oltre un milione di euro, tanto paga Pantalone.
Sì lo confesso, a volte sono stato anche bene fermo e solo con me stesso, ma, alla fine, da post comunista berlingueriano, ho capito le scelte del vecchio compagno Ministro Bondi e oggi, contrariamente a prima, le ho apprezzate e condivise. Della vicenda è solo questo che mi ha fatto male: dover prendere atto, anch’io, a 50 anni, con intima e serena convinzione, che meno male che Silvio c’è!
Arnaldo Falato, Cittadino della Repubblica Italiana, neoiscritto al PDL
P.S.: Ringrazio tutti gli amici e colleghi che mi hanno dimostrato, in vario modo, affetto e stima; due in particolare, con telefonate quotidiane - a loro spese - e con visite di grande conforto nel luogo di esilio, mi hanno fatto sentire ancora vivo; sono stati commoventi e per questo avranno sempiterna gratitudine e fraterna amicizia. Mi scuso con loro, ma, nonostante lo meritino e contrariamente ad abitudini altrui, non posso citarli ad evitare che finiscano nel tritacarne (…) e nei suoi perversi meccanismi”.