
Nostro servizio - Traboccava stamattina la segreteria di Pasquale Viespoli a Piazza Risorgimento. E, tra tanti militanti, spiccavano i volti noti, un po’ accigliati, un po’ amareggiati, dei consiglieri comunali e provinciali di Benevento. Quelli che per anni hanno fatto gli assessori, i vicesindaci, i sindaci, ma che oggi vengono definiti, dalla loro coordinatrice provinciale, Nunzia De Giorlamo, semplicemente e con profondo distacco ‘i rivoltosi’.
A parlare in fondo alla sala al tavolo, con il padrone di casa, l’altro senatore del PDL Mino Izzo. Esponenti di storie diverse, di lunghissima militanza, ma accomunati dalla voglia di “fare il PDL”, dalla determinazione a reagire, oltre che dal non apparire sconfitti, insomma, indomiti nonostante l’esito per loro avverso della vicenda candidature. In simultanea al loro parlare, spiegare, annunciare, la De Girolamo faceva consegnare la lista sannita del Popolo della libertà: capolista Luca Colasanto (ex FI), poi a seguire l’altro consigliere regionale Mario Ascierto Della Ratta, ultima la Marcella Sorrentino, sul cui nome s’è consumata l’ultima battaglia di questa guerra interna per le regionali.
Generoso paternalismo rispetto al capriccio
I nomi sono stati quelli che lei, la Nunzia, ha voluto e imposto contro ogni argomentazione e gruppo, area politica, contrari. Ieri le sei, ultime ore a discutere a Roma. Non sono servite. Come ha detto lo stesso Viespoli stamattina “Sia chiaro: tutti i massimi dirigenti a Roma hanno dato ragione alle argomentazioni di Izzo e Viespoli, tranne uno”. Solo che quell’uno è stato proprio Silvio Berlusconi che, di fronte agli stringenti ragionamenti (primo fra tutti: come si fa a non candidare uno del capoluogo?) ha chiuso la partita dicendo, più o meno, Su siate bravi, non deludete quella giovane dirigente… Concetto comunque così riassunto da Viespoli, a denti stretti, nel pur sempre monarchico partito: “Generoso paternalismo rispetto al capriccio”.
Izzo e la democrazia deficitaria nel PDL
Izzo e Viespoli non hanno nascosto la loro scontentezza, le loro critiche, tanto meno hanno sotterrato l’ascia di guerra. La De Girolamo e i suoi supporter, anzi, sono stati ben avvisati. Il senatore caudino ha aperto i lavori riassumendo la lunga querelle di queste ultime settimane. Subito ha detto che “Vogliamo che il PDL si confermi il primo partito nel Sannio e che migliori il dato delle europee del 2009”. Il tipo di polemica in cui sono stati coinvolti non gli appartiene “per cultura, lunga militanza politica e presenza sul territorio”, ma hanno combattuto e combatteranno per “recuperare la democrazia all’interno del Popolo della libertà”. Izzo ha minimizzato l’appoggio dei coordinatori comunali alla De Girolamo: “Sono tutte persone nominate da lei, a sua volta nominata dall’alto e non eletta coordinatrice”. Izzo ha censurato le critiche dei competitori interni, le cadute di stile sulla sua età, ricordando un adagio francese: ‘Per essere giovani occorre tanto, tanto tempo’ e ripetendo poi con nettezza: “Sappiano che non ho alcuna intenzione di demordere”. Il problema per il caudino non è però personale ma politico, il passaggio verificatosi nel PDL “dalla democrazia imperfetta alla democrazia deficitaria”. Passaggio mostrato dai fatti di questi giorni. “Volevamo dare un segnale forte alla città con una specifica candidatura, anche perché qui l’anno prossimo si vota per le comunali e il centrodestra ha una importante storia da difendere e riproporre” ha evidenziato. “Il PDL deve essere per davvero democratico – ha aggiunto Izzo -. Occorre vincere nei congressi, non brigare per ottenere nomine. Comunque sarò in prima fila in campagna elettorale. Tutt’al più manifesterò il mio dissenso come fanno i giapponesi che scioperano, con una fascia nera al braccio, ma lavorando ancora di più, per il partito”.
“Cherchez la femme!”
Pasquale Viespoli ha insistito, all’inizio del suo dire, sul significato della candidatura femminile, non senza ricordare la difficoltà oggettiva, rispetto alle tante ambizioni di un grande partito, dall’avere solo tre posti disponibili. Di questi poi due per gli uscenti, ottenuti 5 anni fa, ‘per eccesso di sconfitta’! “Ecco perché – ha precisato – occorreva fare sintesi: si richiedeva una grossa capacità di mediazione, di ascolto, di ricucitura che è mancata” a chi dirige. Anche perché parte del PDL locale ha invece avviato un percorso virtuoso ricucendo la spaccatura al Comune di Benevento e creando il gruppo unico.
Viespoli ha quindi sottolineato a sua volta che la spaccatura è tra la politica della De Girolamo e la sua: “Da una parte c’è chi cerca di creare un partito, dall’altra chi vuole consolidare la propria cordata, il proprio gruppo”. Anche la candidatura femminile è stata piegata a questo più ristretto interesse. Viespoli e Izzo hanno detto che la De Girolamo ha tenuto durissimo, pubblicamente, sulla candidatura Sorrentino, tranne nel lungo scontro durante la trattativa far balenare a un certo punto la possibilità di cedere, a condizione che Viespoli desse l’assenso come futuro assessore regionale per il candidato a lei riferibile. “Per me invece – ha detto il senatore – la candidatura deve servire a rafforzare il protagonismo femminile, non deve a renderla subalterna a quella di un candidato uomo!. La candidatura della donna “non può diventare merce di scambio!”. Viepsoli con sarcasmo ha poi aggiunto a proposito del Circolo PDL Donne, vicino in queste settimane alla De Girolamo, che lui si rifiuta di credere che le donne del PDL possano scrivere quei comunicati sgrammaticati. “In ogni caso – ha specificato il sottosegretario - chi si candida sceglie di fare il consigliere. Se qualcuno vuole fare l’assessore, invece, allora non si deve candidare a consigliere”. Qui non c’è, ha aggiunto, la sana voglia di competizione interna, ma il perseguire “la mera conquista del potere, a tavolino, attraverso il potere attuale, per quello in prospettiva”.
La sfida delle preferenze
Viespoli ha lanciato al sfida interna annunciando il voto per Ascierto Della Ratta (componente ex AN) “dopo quello per la candidata…”. E allora “Noi cercheremo di sfatare il pronostico. Gli altri hanno l’obbligo di vincere, noi di tentare di vincere. Vedremo”. Il senatore (come Izzo e tanti altri in sala) non ha alcuna intenzione di farla finire a tarallucci e vino, col gruppo della coordinatrice. “Sono insopportabili questi metodi sbrigativi, questa logica amici-nemici. E comunque quanto espresso in questi giorni ha segnato con me un solco incolmabile, dal punto di vista umano prima ancora che politico. Meglio parlare con gli elettori, che sono più avanti, che con i dirigenti”. “Che con certi dirigenti…”, ha puntualizzato Izzo.
Viespoli si è detto “assai preoccupato per il clima di balcanizzazione interna. Non si possono chiudere gli occhi davanti alla realtà, anche se siamo in campagna elettorale… Il Comitato politico istituzionale che io ho voluto in Campania, per individuare un luogo di confronto e decisione, in autonomia dalle leadership, senza filtri e senza gerarchie, si è rivelato quasi un disastro”. Il candidato alla presidenza della Regione Stefano Caldoro assuma la leadership e diventi garante del processo reale di cambiamento che non si può rintracciare finora.
I berlus-clones
Con le risposte alle domande dei giornalisti le ultime precisazioni di Izzo: “Nel PDL vi è poca politica e si deve recuperare la democrazia. Esistono dei nominati che in quanto tali credono di potere esercitare un potere assoluto. Si sentono, senza averne la caratura e le responsabilità, dei piccoli Berlusconi, dei berlus-clones - suscitando l’ilarità in platea –. Vogliono fare piazza pulita degli avversari, considerati nemici di abbattere. Oserei dire anche fisicamente" - e qui il caudino ha fatto esplicitamente gli scongiuri, tirando fuori un piccolo corno dalla tasca, assieme alle chiavi! –.
Al giornalista che ha chiesto come mai a Roma sia prevalsa l’impostazione della De Girolamo, Izzo ha detto che “potremmo riferire delle battute, ma non è il caso”. “No, non è proprio il caso di fare battute – ha aggiunto Viespoli – ma sia ben chiaro che tutti a Roma hanno dato ragione a Izzo e Viespoli, tranne uno… Ma comunque non si può limitare il tutto solo al rapporto diretto con il leader… Certi dirigenti sanniti sono giunti a tali livelli nella polemica perché sono politici non strutturati, gli manca l’abc. Da qui la mancanza di rispetto per le radici, la storia politica, la fatica degli altri, che hanno costruito quello che qualcuno si trova ad avere oggi tra le mani.
Elezioni primarie per i dirigenti
"Sul piano politico vediamo riproposto il rampantismo degli yuppie anni ’80: un fenomeno che non può più continuare!” e qui Viespoli, per l’unica volta, ha alzato il tone della voce. Il sottosegretario ha denunciato, insomma, la più generale crisi delle agenzie che formano alla politica: “C’è gente che dice di essere prestata alla politica: ma restituiamoli questi prestiti!”. Per la selezione di alcuni dirigenti Viespoli ha poi proposto "le primarie organizzate con regole certe o un partito veramente presidenzialista, con maggioranza e opposizione, con due proposte di leadership e politica. Quanto accaduto a Benevento, infine, è la spia dell’assenza di regole e di cultura politica. Non lo dico io: è evidentissimo”.