27/07/2010 :: 8:22:38

I tre avvocati si difendono: i milioni tenuti lecitamente e versati sui conti per cortesia


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Il Tribunale di Benevento
Il Tribunale di Benevento

Hanno negato ogni addebito, ieri, nel carcere di Capodimonte, negli interrogatori durati tre ore, Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, i tre avvocati operanti nel Foro di Benevento, arrestati venerdì sera dalla Guardia di Finanza, su ordinanza del Gip Sergio Pezza e in base a una richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Tartaglia Polcini. L’accusa è di falsa intestazione di conti correnti e riciclaggio a seguito di una presunta appropriazione indebita di oltre 11 milioni di euro spettanti al Fatebenefratelli.

Di Monaco aveva ricevuto una procura speciale per il recupero di crediti da un frate amministratore dell’ospedale, deceduto nel 2004. In base a essa, con vari procedimenti giudiziari era riuscito ad avere dalla Regione Campania i 15 milioni di euro spettanti ai Fatebenefratelli. Per l’accusa li avrebbe poi indebitamente trattenuti e quindi ceduti al collega di studio Cocilovo e all’avvocato Itro, per i quali è scattata l’accusa di riciclaggio, che li avrebbero fatti finire dei fittizi conti correnti.

La difesa di Di Monaco esposta ieri nega del tutto ogni appropriazione indebita degli oltre 11 milioni: quei soldi erano stati solo trattenuti, come d’accordo, con il Fatebenefratelli che infatti avrebbe potuto riaverli, in pochi mesi, solo richiedendoglieli.

Lecito per lo stesso motivo anche il proprio comportamento per Cocilovo che avrebbe ignorato ogni possibile provenienza illecita di quei milioni. Itro, dal suo canto, si sarebbe limitato solo a fare un favore a Cocilovo, investendo per suo conto 2 milioni di euro. La scelta di sparpagliare tutti quei soldi su dei conti correnti intestati alle anziane madri o ad altri congiunti, insomma, per gli accusati sarebbe dipesa dal fatto che, in una realtà piccola come Benevento, avrebbe destato impressione la conoscenza dell’esistenza sui propri conti di cifre così alte.

La Procura della Repubblica, d’altro canto, ritiene che l’investimento in un fondo e su quei fittizi conti correnti aperti nella filiale della BNL di Benevento, con tutti i relativi successivi movimenti, avevano ben altro scopo, quello di rendere non più tracciabile e ricostruibile la loro illecita la provenienza originaria. In ogni caso, proprio il direttore all’epoca dei fatti della locale BNL, Giuseppe Lamparelli, a sua volta indagato, sta svolgendo un ruolo chiave nell’inchiesta collaborando con i magistrati.

E’ da ricordare che sul conto corrente personale del frate, amministratore dell’ospedale e firmatario della procura speciale a Di Monaco, è stata trovata la cifra di 1,2 milioni di euro. Per Tartaglia Polcini sarebbero la grande parte degli 1,9 milioni, l'unica versata dall’avvocato Di Monaco al Fatebenefratelli. L'ospedale, quindi, dei 15 milioni di euro spettantigli e sborsati dalla Regione Campania in sede giudiziale avrebbe incassato solo 700mila euro.

Il Gip Sergio Pezza ha adottato nei confronti di alcuni indagati la confisca cautelare dei beni per un valore d 11 milioni: 5,5 milioni a Lamparelli; 3,5 milioni a Cocilovo; 2 milioni di euro a Itro. Sono pari all’ammontare della presunta appropriazione indebita originaria.

Gli avvocati degli indagati hanno chiesto al Gip la remissione in libertà dei loro assistiti e in subordine la concessione degli arresti domiciliari. Del pari, gli stessi hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame contro le ordinanze di custodia cautelare.

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