
“Trementere” nel dialetto dell’entroterra campano significa “guardare”. I “trementisti”, dunque, sono “coloro che stanno a guardare, i perditempo” oppure “coloro che osservano la tradizione”. Questo lo spunto da cui nasce il nome del gruppo di musica popolare dei Trementisti, con l’intento di sottolineare la specificità della band attraverso un termine che fosse prettamente legato al dialetto sannita, giocando anche con la concezione in base alla quale in passato il musicista non sempre è stato considerato un lavoratore professionista, quanto piuttosto “uno che sta a guardare, un perditempo”.
I Trementisti nascono nel 2001 con l’obiettivo di sviluppare un repertorio fondato sulla riscoperta delle canzoni del Sannio e della scuola di Vitulano, nata negli anni ’70 grazie al Gruppo di Ricerca Popolare, dando vita a una musica di tradizione che sia sempre “viva e pulsante” e non cada mai nel “museale”. Nell’ottica di una contaminazione creativa e originale, infatti, nel nuovo che i Trementisti apportano alla musica popolare che suonano, si possono riscontrare accenti rock, ritmi ska reggae e suoni di chitarra e basso mutuati dai favolosi anni ’60, che rendono ancora più vario e innovativo quel “96% di musica popolare” che caratterizza la loro produzione musicale.
Il restante 4%? E’ dedicato all’improvvisazione, alla sorpresa, all’inserimento estemporaneo di temi di musica classica, tango e quant’altro possa essere utile a creare interesse nell’ascoltatore, con l’intento di coinvolgere un pubblico eterogeneo e plurigenerazionale a cui fornire tutti gli ingredienti necessari per un ascolto appassionante e divertente. “La vera realtà musicale, il luogo dove si fa musica nel sud Italia è la piazza”, ci dicono i Trementisti. “Il pubblico degli ascoltatori che frequentano le piazze del sud è generalmente il più distratto, il più difficile, e per far presa sul passante occorre una buona dose di allegria, di immediatezza, divertimento e passione. Oltre a saper suonare occorre saper dialogare con la gente ed essere oltremodo generosi concedendo sempre un po’ di più di ciò che il pubblico si aspetta: non è un caso che ci siano piazze sannite che ci accolgono ogni anno da circa un decennio”.
Lo spettacolo dei Trementisti, infatti, si rinnova ed arricchisce in continuazione, anno dopo anno, senza mai tralasciare l’aggiunta di una forte componente umoristica e improvvisativa e un clima squisitamente goliardico. “Ci piace prenderci poco sul serio quando ci muoviamo nel nostro tour”, ci raccontano i Trementisti. “E’ così che è nato il personaggio del novantenne maestro Antonio Calabrese (in realtà “interpretato” dal cantante Vitulanese 34enne, voce appassionata della band), presentato come l’anziano custode delle tradizioni, il forziere che racchiude fatti e avvenimenti da lui fantasticamente vissuti, da giovane, in prima persona. E’ questo un espediente che occorre a svelare, in maniera umoristica ma veritiera, le storie e gli aneddoti rappresentati nelle canzoni che eseguiamo”.
Ma l’obiettivo dei Trementisti di “aggredire piacevolmente il pubblico” non si ferma certo qui. Ogni loro concerto, infatti, si chiude con l’ormai attesissimo “lancio delle tonsille” del maestro Antonio Calabrese, momento centrale dello spettacolo, paragonato, ci dicono i Trementisti, “al lancio del bouquet in ogni festa di matrimonio che si rispetti nel sud Italia”.
In cosa consiste questo “rituale”? In uno stridente ed inumano acuto prodotto dal maestro nell’ultimo bis, allo scopo di dimostrare che il gruppo ha dato davvero tutto, e con l’effetto di vedere “gli spettatori che vanno via stremati dalle danze, emozionati dalle canzoni e col sorriso stampato sulle labbra”.
Tra gennaio e luglio dell’anno scorso i Trementisti hanno registrato il loro terzo cd, “Il Salto”, un titolo scelto per l’atmosfera che da sempre regna durante i loro concerti, “in cui sia sul palco che tra il pubblico non si fa altro che saltare al ritmo della nostra musica”. Si tratta, inoltre, del primo disco registrato non in presa diretta e dal vivo, ma traccia dopo traccia e ciò ha permesso al gruppo di giocare un po’ con gli arrangiamenti ed i suoni.
Il primo e l’ultimo brano del cd sono inediti. Come ci spiegano i Trementisti, “Strazzammello” trae chiaro spunto da una canzone di Goran Bregovic, il cui testo dialettale, inedito, parla del “nero del lutto”, una pratica che in questi anni sta scomparendo, ma che fino a qualche tempo fa costringeva tutte le donne del sud oltre i 50 anni a girare in abito nero in seguito alla morte di un caro familiare. La canzone, nella sua “parte tammorriata”, passa in rassegna tutta la simbologia legata al lutto, dal bottoncino nero per la perdita di un cugino, alla camicia del mezzo lutto per la perdita di uno zio, dal nero totale con testa scoperta per onorare la perdita della mamma, all’abito nero e capo coperto per la perdita del marito. “Non è un mistero”, ci dicono i Trementisti, “che questa pratica, a lungo andare finisse per sconsolare la vita dei vivi, i quali sprofondavano in una condanna senz’appello. La canzone, quindi, abbraccia questo tema popolare e ultrasecolare e lo attualizza nel momento in cui sempre meno donne rinunciano ad annientare la propria vita per via di una pratica legata solo all’esteriorità”.
“Eurostorn”, ultima traccia del disco, presenta invece un testo scritto dal compianto Professore Nicolino Polcino, papà del fisarmonicista (trementista) Roberto Polcino, e parla delle conseguenze legate all’adesione dell’Italia alla moneta unica, un passo che è stato necessario e positivo, ma che non sempre viene visto di buon occhio dalla gente.
Oltre ai dischi e alle esibizioni live, un altro progetto interessante del gruppo sannita è il tour in “versione giocattolo”, con la “Playtoy Orchestra”, che si è esibita in vari paesi del mondo, dalla Corea del Sud alla Colombia, dal Portogallo all’Albania, dalla Polonia alla Tunisia. In cosa consiste questo progetto? “La band è composta dagli stessi musicisti che compongono i Trementisti con la peculiarità che col nome di Playtoy Orchestra noi suoniamo giocattoli per bambini dai suoni stravaganti ed originali. La band, in questa versione, è un esperimento unico al mondo e questo ci fa piovere inviti sia dalla tv che dagli operatori culturali sparsi nei vari paesi a livello internazionale”.
E ora, cosa c’è nell’immediato futuro dei Trementisti? “Il nostro obiettivo è portare i nostri ritmi più massicciamente in altri paesi del mondo e viaggiare sempre di più anche geograficamente con la nostra musica”. Intanto, per cominciare, in inverno saranno in alcuni teatri francesi. Per tutte le altre novità, basterà cliccare.
Buon viaggio, allora, e buona musica.
Link
www.trementisti.it
Carlotta Nobile