10/01/2012 :: 9:35:3

Lavoratori ex consorzi: ‘E' allarme sociale. Restare invisibili non aiuta’


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Pierino Mancini. Foto di Luigi Mastromarino. Tutti i diritti riservati.
Pierino Mancini. Foto di Luigi Mastromarino. Tutti i diritti riservati.

Piero Mancini, portavoce del comitato ‘Indignati&Organizzati’ ha scritto una nota stampa per sottolineare la grave situazione in cui versano i lavoratori degli ex consorzi rifiuti. “Quelli appena trascorsi non sono stati giorni di festa. Mentre altri festeggiavano noi abbiamo approfondito la condizione sociale generale, ovvero quanto è profondo il malessere nella nostra provincia. Il quadro che si è composto ai nostri occhi è sconfortante e grave che bisogna prendere iniziative di grande respiro. Sono tanti i lati negativi che rinunciamo ad elencarli. Ci limitiamo ad evidenziarne solo due che indicano una tendenza venata da un dramma sociale di grandissimo allarme: Benevento è penultima nella graduatoria dei redditi pro-capite derivanti dalle pensioni ed è aumentato in maniera esponenziale il numero dei beneventani che si rivolgono al Cim (Centro Igiene Mentale)".
"L’indigenza, con conseguenti problemi psichici, di un grande numero di persone anziane – si legge nella nota - si accompagna con problemi psicologici dei cassaintegrati, dei licenziati e dei giovani che non trovano lavoro".Secondo Mancini a migliaia di lavoratori per anni sarebbero stati negati i contributi e oggi gli stessi verserebbero in disastrose condizioni economiche, tanto da non potersi pagare le analisi o le visite specialistiche. "Se si aggiunge - dichiara ancora il portavoce - che la Regione ha tagliato le risorse stanziate per i problemi socio assistenziali il quadro diventa ancor più preoccupante. E' finita la favola che con la pensione del nonno si aiuta il nipote precario. Sono i figli con un lavoro sicuro che aiutano i genitori a sopravvivere".
"Per questo - scrive il lavoratore - nelle famiglie che hanno problemi economici per la perdita del lavoro anche di un solo componente gli anziani subiscono i maggiori contraccolpi. Anche la famiglia della classe media beneventana, quella in cui si potevano contare su due stipendi sicuri, che fino ad oggi si poteva permettere le vacanze, qualche agiatezza e il mutuo per una casa più confortevole è soggetta ad una crisi nel momento della perdita del lavoro di uno dei componenti, tale da influire sull'armonia di coppia e nel rapporto con i figli".
"Bisogna prendere coscienza che la nostra comunità è più debole di altre e che proprio per questo la risposta da dare a queste emergenze non possono non essere caratterizzate dalla solidarietà sociale, come unico collante. E’necessario cambiare non solo i rapporti sociali, ma lo stesso modello amministrativo. Fino ad oggi è stata la Caritas diocesana ad occuparsi dei problemi assistenziali più gravi. La nostra condizione – ha continuato Mancini - è paragonabile a quella di una comunità oggetto di un evento sismico dove i cittadini hanno perso tutto ed hanno bisogno di non essere lasciati alla loro disperazione. Il nostro attuale, è un terremoto economico e sociale che ha lasciato le sole abitazioni intatte ma ha distrutto tutto il resto. I lavoratori dei consorzi vogliono far emergere una città invisibile agli occhi dei più, ma viva e reale. Una città dolente che nasconde una disperazione tanto diffusa da diventare allarme sociale".
"Noi non abbiamo mai nascosto le nostre difficoltà e la nostra disperazione e non per questo ci siamo sentiti sminuiti nella nostra dignità. Bisogna seguire il nostro esempio e far emergere ciò che è invisibile. Solo in questo modo ci si può impegnare a superare le emergenze sociali. Restare invisibili non aiuta. Chiediamo a tutti coloro che hanno sensibilità verso questi problemi non solo di prendere la parola, ma impegnarsi attivamente. Abbiamo bisogno di analisi sociale – ha concluso Pietro Mancini - per quantificare il fenomeno, ma anche di concrete iniziative. E' allarmante che un gran numero di nostri concittadini ha un reddito talmente misero da essere lontano dalla stessa fascia di povertà. Paradossalmente rientrare in questa fascia sarebbe già un grandissimo passo in avanti. Una situazione assurda e non più accettabile”.

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