22/07/2010 :: 12:12:52

Le opinioni vanno e vengono, il male peggiore è sopprimere le notizie (spunti da Cisco e CSI)


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di Tiziana Nardone - Dal Quaderno Settimanale n. 584 - “La libertà non è quella di rendere il giornalista responsabile verso l’opinione sociale prevalente. Più importante di tutto il resto è rendere l’opinione sempre più responsabile verso i fatti. Non esiste libertà in una comunità cui manchi l’informazione. Attraverso l’informazione si può scoprire e smascherare la menzogna. Veramente in gioco non è in fondo la libertà di opinione. Il male non consiste tanto nel sopprimere una particolare idea. Quel che è davvero mortale è sopprimere le notizie (news)”.

Così scriveva Walter Lipmann, giornalista statunitense, nel 1920. Lipmann vinse due premi Pulitzer (nel 1958 e nel 1962) senza piegarsi al sensazionalismo e ai gusti del grosso pubblico. Quando nel 1931 passò dalle colonne del radicale New York World (che dirigeva dal 1921) a quelle del conservatore Herald Tribune, il direttore dovette assicurare i lettori che Lipmann “avrebbe scritto su ciò che gli pareva e come gli pareva”. Pensate non si conformava nemmeno a quanto da lui già espresso: sostenne alternativamente presidenti repubblicani e democratici.

Nel testo ‘L'opinione pubblica’ del 1921, prima di chiunque altro, affrontò le tematiche degli stereotipi, per lui visioni distorte e semplificate della realtà sociale. “Lo stereotipo – scrisse Lipmann - è costituito dalle immagini mentali che ci costruiamo per semplificare la realtà e per renderla comprensibile a noi”.

Quante volte chi scrive, nella mente del lettore, prende il sopravvento su quello che scrive? Perché il soggetto fagocita l’oggetto? Sono più importante io o il mondo descritto che è pure vostro, che dovrebbe essere nostro? Perché si ha bisogno di individuare un nemico, magari in maniera stupida, come chi ha una gran voglia di lanciare un sasso e lo fa nella direzione del primo rumore avvertito? Quando la fine dei giudizi campati in aria, per ‘sentito dire’?

Ultimo esempio: sabato 10 luglio, Pratola Serra, festa religiosa e civile del paese. Tra i musicisti invitati, Cisco, ex voce dei Modena City Ramblers. Molti si sono mossi, non solo dalla provincia di Benevento, per ascoltarlo. Già pronti, però, a dire: “Da quando ha lasciato i Modena non è più la stessa cosa, guarda come si è ridotto…

Pensare che aveva in pugno il successo delle grandi case discografiche!”. In effetti, i Modena dal 1996 al 2006 hanno venduto 600.000 copie. Si sono esibiti insieme a Van Morrison e ai Cranberries, ai Deep Purple e ai Primis, poi con Manu Chao e gli Ska-p. Hanno cantato in quattro concerti in Piazza San Giovanni a Roma, davanti a oltre mezzo milione di persone. Hanno tenuto concerti di spalla insieme ad artisti come: i Pogues, Shane McGowan, Chieftains e Goran Bregovic. Hanno collaborato con gli amici: Paolo Rossi, i fratelli Severini dei Gang, Francesco Guccini, Billy Bragg, Moni Ovadia, Bob Geldof, le Mondine di Novi, Max Casacci, Piero Pelu', la Bandabardo’. Hanno incontrato scrittori: Luis Sepulveda, Daniel Chavarria, Paco Taibo II, Pino Cacucci, Carlo Lucarelli e Stefano Benni. Poi, hanno preso strade diverse.

E il pubblico non perdona. Vuole che l’artista continui a ricoprire quel ruolo col quale l’ha conosciuto. Non per l’artista, ma per se stessi. Perché prendere in considerazione i cambiamenti e accettarli è dire addio a una propria parte, è invecchiare. Dire: “Prima c’era ora non c’è più” comporta inevitabilmente un giudizio di valore anche sulla propria vita, come se il cantante, l’artista, il gruppo, lo scrittore fossero un metro con cui misurare i centimetri della propria vita.

Anche a me è dispiaciuta la loro divisione. Ero affezionata a quel gruppo, dapprima sconosciuto ai più, nel 1995, poi potuto ascoltare dal vivo, più volte, a Napoli, a Roma. Vedere Cisco cantare, sul palco di Pratola Serra, con alle tastiere Francesco Magnelli ex CSI, però, mi ha emozionata. Cresciuta abbastanza da poter distinguere tra ‘insuccesso’ e ‘caparbietà’ (o ‘decisioni individuali che non si collimano con lo stereotipo dominante del successo, tutto pubblico e denaro’), la sua mi è sembrata una scelta da rispettare.

Quando Cisco e Magnelli hanno suonato i pezzi cult dei loro rispettivi gruppi (Modena e CSI) il pubblico è esploso in manifestazioni di apprezzamento che certo non ci sono state per i loro lavori più recenti. Ma loro, i protagonisti, sorridevano. Perché quello che è stato, magari, piace al pubblico di più di quello che è, non a loro. Hanno ancora altre storie da scrivere, o questa è la storia che gli piace di più. Cisco ha scritto: “Di recente ho avuto la fortuna di partecipare al progetto musicale chiamato STAZIONI LUNARI creata dalla coppia Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco. Cosa che mi ha permesso di condividere il palco con artisti come Max Gazzè, Morgan, Teresa De Sio, Peppe Servillo, Cristina Donà, le Faraualla, Petra Magoni, Bugo, Francesco Di Bella (24 Grana). Collaborazione che spero continuerà in futuro, magari in maniera più intensa. Visto che questa esperienza mi ha coinvolto profondamente, aiutandomi a riflettere su quello che potrebbe essere la mia musica nei prossimi anni”.

Orientiamoci al futuro, anche se, per imboccare quell’altra strada, saremo costretti ad abbandonare carreggiate veloci in favore di mulattiere. Le opinioni vanno e vengono, i fatti radicano.

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