04/01/2012 :: 12:28:15

Libertà economica limitata: Sannio poco accogliente per gli imprenditori


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NOSTRO SERVIZIO - Se per il Pil 2012 Unioncamere non concede molte speranze alla provincia di Benevento, non va molto meglio per l’indice di “Libertà Economica” che identifica le condizioni economico-sociali, culturali e ambientali attraverso le quali una regione è in grado di svilupparsi, per creare ricchezza e benessere. Per meglio interpretare la realtà produttiva di un Paese, il Centro Studi Sintesi ricorre ad un complesso insieme di indicatori che comprendono, oltre alla misurazione del Pil, anche elementi di sviluppo culturale, sociale, strutturale, associati ad un miglioramento nella distribuzione della ricchezza, delle condizioni lavorative e assistenziali. In un unico numero, un indice sintetico, sono condensate informazioni provenienti dalla struttura economica, sociale e lavorativa, unite ad informazioni relative al contesto finanziario e fiscale. Quanto più un territorio fornisce dei segnali di dinamicità, tanto più in esso l’iniziativa privata si concretizza e trova il suo habitat naturale, determinando per la provincia interessata l’attributo di area economicamente “libera”. Benevento, in questa particolare classifica, si trova all’88° posto, con il voto di 35,1 e con un risultato sebbene non eccellente guadagna il primato regionale. Al 96° posto Avellino, seguita a ruota da Caserta (97esima). Più distanziata Salerno (104esima). Chiude la classifica Napoli con un voto pari a zero. Economia, lavoro, contesto sociale, finanza, fisco e finanza pubblica, queste le macro aree focalizzate. In Italia si possono cogliere delle differenze marcate tra le diverse aree geografiche, in particolare per quanto riguarda l’ormai consueta netta divisione tra le zone settentrionali e centrali, da una parte, e quelle meridionali, isole comprese, dall’altra. Mentre le province del Nord e alcune del Centro sembrano possedere degli aspetti economico-sociali che le qualificano come “libere”, al Sud la libertà economica appare molto più limitata. Quasi tutte le regioni meridionali si collocano infatti al di sotto della media nazionale (54,4). All’ultimo posto si trova proprio la Campania, considerata la regione meno “libera” del Paese. Questa posizione sicuramente poco positiva emerge, tra l’altro, anche quando si va ad osservare la graduatoria degli indicatori intermedi, dove agli ultimi posti troviamo proprio province di queste realtà, mentre nella maggior parte dei casi a guidare la classifica ci sono realtà del Nord.
I motivi che fanno posizionare le aree meridionali agli ultimi posti della graduatoria sono dettati da una molteplicità di fattori che non derivano solo da un ritardo strutturale, ma anche da tutta una serie di elementi che caratterizzano il Sud d’Italia e che sono di ostacolo allo sviluppo del contesto economico.

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