Mastella: "Tempi giudiziari molto lunghi e inaccetabili. Ho subito attacchi che non meritavo"

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Clemente Mastella durante la Conferenza Stampa per la sua assoluzione con formula piena per il Caso UdeurClemente Mastella durante la Conferenza Stampa per la sua assoluzione con formula piena per il Caso Udeur

Dopo l'assoluzione con formula piena, per il sindaco Mastella è stata la fine di un incubo durato 11 anni. La conferenza di stamattina è stata l'occasione per ringraziare chi gli è stato vicino, ma non solo.

Si è tenuta stamani all’Hotel President la conferenza stampa del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, dopo l’assoluzione da parte della IV sezione del Tribunale di Napoli per i fatti e le accuse che nel lontano 2008 provocarono un vero terremoto politico: prima le dimissioni di Mastella da Ministro della Giustizia, poi la sfiducia al governo Prodi e le elezioni anticipate vinte da Berlusconi. In presenza del professore Alfonso Furgiuele e dell’avvocato Fabio Carbonelli, Mastella ha voluto ringraziare chi gli è stato vicino: “In queste mie sfortunate circostanze mi sono sempre appellato alla fede - ha detto il sindaco -  prima di venire qui sono passato alla chiesa della Madonna delle Grazie perché ho fatto un piccolo voto. Sono qui con il professore Furgiuele e l’avvocato Carbonelli. Voglio ringraziare chi mi è stato vicino, il vescovo di Benevento, perché credo che subì anche qualche obiezione, visto che andava a trovare un indagato o una famiglia di indagati. Voglio ricordare il mio amico Diego Della Valle quando mi accompagnò a Roma e poi venne fino a Ceppaloni perché comprese il dramma che stavo vivendo io e la mia famiglia. Mi fu vicino in maniera fraterna. E’ un rapporto che dura da quasi 40 anni. Mi hanno chiamato molti esponenti politici di varie tendenze. Mi ha fatto anche molto piacere avere tanti attestati di affetto da molti magistrati. La sofferenza è stata tanta, ma lungi da me l’idea di una permalosità, di un preconcetto, di uno sfizio da prendermi rispetto a chi ha determinato questa forma di claustrofobia giudiziaria che ci ha accompagnato in questi lunghi anni, che non sono otto o nove mesi, ma quasi 11 anni”.

Dopo i ringraziamenti la parola è passata al professore Furgiuele. “Devo dire che tra me, l’onorevole Mastella e sua moglie, c’è stata un’intesa perfetta fin dal primo momento sulla linea processuale da seguire. E’ stata una linea ispirata al rispetto delle istituzioni e dell’autorità giudiziaria. Non ho avuto bisogno di chiedere un rinvio per un impedimento personale, mai. Abbiamo fatto in modo di accelerare il processo. La sentenza di ieri rappresenta l’epilogo di un percorso giudiziario che ha visto una serie di archiviazioni per ingiuste accuse, di proscioglimenti all’udienza preliminare e una serie di assoluzioni verificatesi in sede giudiziaria. L’obiettivo era far dire alla giustizia la verità nel processo. Oggi tutto quel castello accusatorio si è definitivamente sbriciolato. Sul fenomeno giudiziario, invece, bisogna riflettere. Devono discutere i politici e la magistratura per cercare di evitare che si protraggano processi così lunghi. Faccio l’avvocato da 45 anni e ne ho viste tante. Non tutti sono Clemente Mastella. Ce ne sono tanti che non hanno neanche la possibilità di comunicare in una sede come questa. Parlo non come avvocato ma da giurista: c’è uno sbilanciamento del processo penale: dall’accertamento della verità in sede di giudizio fino alla fase dell’indagine preliminare. In sostanza, si colpiscono le persone con misure cautelari, ma l’accertamento viene dopo anni. C’è qualcosa che non funziona. Lo sbilanciamento, a mio avviso, dipende da un’ipertrofia dell’operato del pubblico ministero e da un mancato controllo giurisdizionale in fase iniziale. Questi processi dovrebbero chiudersi subito. Non è pensabile che in un episodio che si sarebbe verificato nel lontano 2006, il pubblico ministero non abbia mai sentito l’esigenza di ascoltare la persona offesa”.

A questo punto è intervenuto nuovamente Mastella: “Anche nei momenti di maggiore difficoltà per un provvedimento singolare nella durezza e che andava a determinare una condizione familiare non facile, io c’ero, con i miei patimenti, i miei dolori, le mie difficoltà. Devo dire alcune cose su alcuni atteggiamenti che sono stati persecutori. Non abbiamo mai puntato a nessuna prescrizione. Mi ha fatto molto male questa forma di umiliazione costante da parte di qualche imbecille locale che mi ha fatto partecipe di una cattiva campagna elettorale con una violenza inaudita, di qualche mio ex collega parlamentare. Se mi sforzavo di dire la mia, ogni volta c’era qualcuno che diceva ma a Mastella come si consente di parlare se è imputato. Sono contento di questa sentenza, la mia gente conosce Mastella com’è. Avevamo un partito, ora non c’è più, chi ci ripagherà? Ho fatto la campagna elettorale in queste condizioni difficili".

Mastella ha poi chiesto che vengano spazzate vie tutte le cattiverie dette sul suo conto: "Io chiedo ai social, a Wikipedia, di far scomparire le cose negative che mi riguardano. Queste cose devono sparire, altrimenti con il professore denunceremo chi fa circolare cattiverie del genere, perché sono stato assolto con formula piena. Sono cose che mi hanno umiliato e ferito".

Il sindaco ha chiesto anche le scuse del consolato americano: "Voglio che il consolato degli Stati Uniti mi chieda scusa. Tre anni fa fui invitato dal mio amico Della Valle. Fui respinto perché stranamente non mi davano il permesso per andare lì per ragioni che riguardavano i mei dati penali, perché non si capiva cosa fosse successo a Mastella. Dovetti decidere di tornare dietro, umiliato. Ero solo indagato e non condannato. Se fossi stato condannato sarei stato sospeso dal ruolo di sindaco della città. Parliamo di fatti che riguardano 11 anni fa”.

Mastella, poi, auspica urgentemente  un cambio della legge Severino. “Io vorrei che cambiasse la legge Severino. Se il sindaco è sospeso, allora si mandi un commissario ad acta. Bisogna stabilire un criterio. Ripeto, se fossi stato condannato mi sarei trovato sospeso e senza più una maggioranza. E’ il sistema che non va. Ci sono tantissimi magistrati di grande capacità. Questa mattina mi ha telefonato un mio amico della provincia di Caserta e mi ha detto che da 22 anni attende una sentenza . Con queste cose il paese va in regressione. E’ una giustizia lentissima che grava sul Pil nazionale in maniera forte. Occorre recuperare quello che io chiamo l’urbanesimo giudiziario”.

Claudio Donato



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