Perla l'ex sindaco Pepe: "Ecco la verita' sul dissesto economico"

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Fausto Pepe ex sindaco di BeneventoFausto Pepe ex sindaco di Benevento

Sulla vicenda del dissesto economico del Comune di Benevento, in discussione in Consiglio comunale il prossimo 11 gennaio, interviene l’ex sindaco Fausto Pepe.

“Questo è un dissesto che ha solo responsabilità politiche e che produrrà altri danni alla Città.
Accadrà esattamente quello che è già successo in passato. Nel 1993 fu dichiarato aperto il dissesto che fu chiuso nel 2005, senza però risanare mai veramente le casse comunali”.

È quanto scrive in una nota Fausto Pepe ex sindaco di Benevento oggi consigliere comunale a Palazzo Mosti e capogruppo di “Lealtà per Benevento” che interviene sulla vicenda dissesto proponendo la sua verità.

“Tutte le procedure espropriative – aggiunge – degli anni ’70-‘80’-’90, si sono rivelate errate e quindi hanno determinato un ‘bubbone’ che ad oggi conta diverse decine di milioni di euro. Il dissesto del ’93 doveva far fronte ad un ‘buco’ di circa 100 miliardi di lire. Alla sua chiusura se ne pagarono 300 di miliardi. Ma le sentenze continuarono ad arrivare producendo nuovi debiti fino ai giorni nostri. L’amministrazione Pepe ha riconosciuto in 10 anni oltre 70 milioni di euro di debiti (circa 140 miliardi di lire) e ne abbiamo pagati oltre 50 (circa 100 miliardi di lire). Solo chi non ha mai partecipato alla storia politica ed amministrativa della nostra città negli ultimi 40 anni può dire di non conoscere questi fatti. Il piano di rientro del 2012 fu necessario per iniziare a pagare una parte di quei debiti generati trent’anni prima. Decidemmo con coraggio e pervicacia di farlo non solo perché la norma ce lo consentiva, ma soprattutto perché volevamo salvaguardare la possibilità della Città di accedere a finanziamenti che altrimenti ci sarebbero stati preclusi (PIU Europa e la rigenerazione urbana dei quartieri Libertà, Ferrovia, Pacevecchia; UNESCO; raccolta differenziata). Questo piano di rientro fu bocciato perché la Corte dei Conti decretò che “gravava” troppo sulle vendite del patrimonio comunale e per l’elevata evasione tributaria. Il secondo piano di rientro presentato nel 2014 si basava invece su due fattori fondamentali, il flusso di cassa garantito dal D.L. 35, che andava però restituito come un muto al tasso del 1% e il potenziamento della politica delle entrate. Nell’Aprile del 2016 dovemmo riconoscere ulteriori 19 ml di euro di sentenze, provenienti sempre dalle stesse partite espropriative, e decidemmo di aderire al fondo rotativo del Ministro degli Interni per 17 ml di euro, e di coprire gli altri 2 ml con devoluzioni di mutui. Nel contempo pubblicammo una gara per rafforzare l’ufficio delle entrate. A quella gara erano legati 30 Ml di euro di entrate tributarie in 6 anni, e i primi 5 Ml già relativi all’anno 2016. Continuammo comunque a vendere immobili fino a che abbiamo governato”.


E continua. “La situazione dopo il 19 giugno 2016 si è completamente ribaltata: 1) non è stato riapprovato e presentato il piano di rientro entro i termini di legge (15 novembre) perdendo la possibilità di accedere ai 17 Ml di euro a tasso zero; 2) è stata bloccata la gara sul potenziamento delle entrate (c’è addirittura una delibera di giunta che la sospende) producendo il mancato incasso delle nuove risorse; 3) è stata bloccata la vendita degli immobili. Sono bastati 6 mesi, forse meno, per determinare le cause di un nuovo dissesto. Non c’è da vantarsi di ciò. Non ci sono da dire bugie perché non ci sono 106 Ml di debiti. C’è stata invece l’incapacità amministrativa e la colpa grave di chi preferisce propinare fandonie ai nostri Cittadini sull’ammontare dei debiti e sulle loro cause, disseminando bugie sui social, ma evitando confronti col sottoscritto”.

Poi conclude, “Chi ha deciso di proporsi ad amministrare la nostra Città dovrebbe invece rimboccarsi le maniche come io ho sempre fatto per tutelare il Comune di Benevento, la Città e i suoi Cittadini”.



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