16/02/2012 :: 17:44:41

Province: Decreti, controproposte e riforme ma il destino delle 'piccole' appare segnato


A+

A-


stampa

segnala ad un amico

commenta

Share


NOSTRO SERVIZIO - Il decreto 'Salva Italia' prevede il loro stop nel 2013, la controproposta dell'Unione delle Province Italiane la creazione delle Città Metropolitane ma non va certo meglio nei disegni dei partiti come ad esempio nella "Riforma degli Enti Locali" ufficializzata dal Partito Democratico. Tempi difficili se non critici insomma per il futuro delle piccole province italiane, Benevento compresa, che rischiano di essere delegittimate a breve e perdere quelle funzioni importanti per il territorio. Il primo fuoco, dicevamo, in estate dal precedente governo di centrodestra targato Berlusconi (che di fatto prevedeva l'abolizione delle Province sotto i 300mila abitanti) , poi il "reprise" nel piano di salvataggio promosso dalla squadra di Mario Monti. Le Province hanno più volte fatto la voce grossa, facendo blocco e ribellandosi alle azioni governative: a capo di questa battaglia l'Upi che si è sentito defraudato e penalizzato. Il 31 gennaio è stato addirittura convocato, in tutte le province italiane, un consiglio aperto sul tema: "Giornata di mobilitazione straordinaria indetta dall'U.P.I.”. “L’obiettivo – affermò il presidente dell'Unione delle Province d'Italia , Giuseppe Castiglione - è di fare comprendere alle comunità il danno che si produrrebbe dall’attuazione delle norme previste dalla manovra economica, che di fatto svuotano le Province delle loro funzioni, fino a portarle ad una chiusura definitiva". Una protesta decisa ma "gli indignati" di Castiglione, al momento di stilare un documento ufficiale ed una controproposta, hanno puntato (come riportato ieri su "Il Quaderno.it") alla creazione delle Città Metropolitane dimenticandosi dunque del ruolo delle piccole province che si sono trovate all'improvviso, dopo aver sposato la causa dell'Upi, senza una guida nella loro sempre più individuale battaglia di sopravvivenza.
Una preoccupazione ribadita anche oggi, dopo che sul sito ufficiale del Partito Democratico è apparsa "la posizione del Pd" in un post dettagliato, denominato "Riforma degli Enti Locali": basta scorrere ed analizzare il paragrafo 3 per considerare che anche i bersaniani hanno una concezione delle nuove Province che non va di certo a privilegiare quelle dei territori minori come il Sannio. Per il Pd "vanno sciolte le contraddizioni e le ambiguità dell'articolo 23, da molte parti sollevate. E vanno acquisiti alcuni elementi indispensabili alla costruzione di un secondo livello che funzioni". I democratici chiedono, tra le altre cose, "l'individuazione, da parte di Stato e Regioni, della mappatura delle ‘aree vaste' cui corrisponderanno le nuove, più ampie, dimensioni delle nuove Province, attraverso un processo graduale che va ben organizzato e governato". Subito dopo si passa al varo delle questioni definitive "assolutamente cruciali" ed ecco che anche nel documento dei bersaniani spunta il varo delle Città Metropolitane "viste come snodo della relazione tra dimensione urbana e area vasta, tra città e Regione". Fin qui poche speranze per le piccole realtà territoriali poi un punto che lascia qualche spiraglio: "La soluzione più logica - si legge nel documento - appare qui quella del mantenimento della nuova Provincia in Costituzione, per garantirne le funzioni proprie ed evitare sbandamenti verso neocentralismi regionali o verso la frammentazione municipale, in una posizione diversa da quella di Comuni e Regioni".
Per le piccole province destino segnato? Il Governo le ha "messe al bando", l'Upi le ha abbandonate in corsa e la politica non sembra molto interessata a salvaguardarle. In attesa di controproposte.

Gaetano Vessichelli

^ torna in alto » Tutti gli articoli di