08/08/2010 :: 20:34:55

Restano in carcere i tre avvocati: il Tribunale del Riesame nega la messa in libertà


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Tribunale di Benevento
Tribunale di Benevento

Come nei giorni scorsi il Giudice per le indagini preliminari di Benevento, anche il Tribunale del Riesame di Napoli ha respinto la richiesta di scarcerazione dei tre avvocati beneventani Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, destinatari il 24 luglio di ordine di custodia cautelare presso la Casa circondariale di Benevento. Le motivazioni della mancata messa in libertà si conosceranno a settembre. Gli indagati si sono detti innocenti.

La Procura della Repubblica di Benevento sta procedendo per un'ipotesi di reato di riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, scaturita da un'iniziale ipotizzata appropriazione indebita di 11 milioni di euro, dei 15 in totale spettanti all'ospedale Fatebenefratelli del capoluogo sannita, come crediti vantati nei confronti dell'USL 5 di Benevento (ente sanitario locale poi trasformato dalla Regione Campania nell'attuale ASL).

Oltre ai tre noti avvocati citati, per i magistrati inquirenti avrebbero svolto un ruolo importante anche Giuseppe Lamparelli, ex direttore della Filiale della BNL di Benevento e Fra Efisio Maglioni, morto nel 2004, dirigente amministrativo del Fatebenefratelli. Il religioso avrebbe conferito a Mauro Di Monaco una procura speciale, con ampie facoltà, per recuperare 15,2 milioni di euro di credito dalla Usl 5 dovuti al Fatebenefratelli.

Di Monaco ha iniziato ad agire in giudizio e, dopo un primo passaggio presso la sezione del Tar di Cava dei Tirreni, ha ottenuto finalmente quanto reclamato dal Fatebenefratelli dal Giudice dell'esecuzione di Napoli. A quel punto, Di Monaco, dicono i magistrati, non ha consegnato il dovuto, ma si è preso quei soldi, elargendo al nosocomio solo 1,9 milioni di euro.

Per la Procura della Repubblica 1,2 milioni di questi 1,9 milioni di euro, sborsati dalla Regione, sarebbero finiti su un conto personale di Fra Efisio Maglioni, prima della sua morte. Di Monaco avrebbe poi giustificato la sua condotta, nei confronti del Fatebenfratelli, adducendo l'avvenuta insorgenza di una serie di problemi impeditivi il recupero dell'ingente somma, pur dopo la decisione del Giudice per l'Esecuzione.

Di Monaco avrebbe riciclato gli 11 milioni di cui si sarebbe appropriato indebitamente alla BNL di Benevento, tramite la falsa intestazione di conti correnti di quell'istituto di credito. La gran parte dei soldi (circa 8 milioni) però sarebbe stata investita in un fondo, della medesima BNL.

Successivamente, Giuseppe Lamparelli, Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, per non farne scoprire l'origine illecita, sostiene ancora l'accusa, avrebbero variamente spostati quei soldi e poi li avrebbero accreditati sui citati conti correnti, intestati ai loro familiari, madri o congiunti. Tutto ciò confermato, secondo gli inquirenti, anche dalla diversità tra le firme depositate e quelle utilizzate per effettuare i vari movimenti bancari. 

La pubblica accusa nella ricostruzione di queste ipotesi di reato è stata aiutata dalla collaborazione di Lamparelli e anche questo suo comportamento avrà inciso sulla decisione del Gip Sergio Pezza di non concedere, a suo carico, la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria pure chiesta, assieme ai tre arresti, dal sostituto procuratore della Repubblica di Benevento Giovanni Tartaglia Polcini.

L’autorità giudiziaria ha altresì disposto il sequestro dei beni per 11 milioni di euro equivalenti a quelli degli ipotizzati appropriazione indebita e riciclaggio, nella seguente misura: 5,5 milioni di euro confiscati in beni a Lamparelli, 3,5 milioni a Cocilovo e 2 milioni a euro a Itro.

Oltre ai tre avvocati arrestati, comunque, sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettante persone che avrebbero attivamente partecipato alla realizzazione della condotta delittuosa, mediante l’accensione di conti correnti e l’effettuazione di operazioni bancarie tese, per l'accusa, a dissimulare e occultare la reale destinazione delle somme riciclate. Va poi aggiunto che un altro avviso di garanzia è stato notificato al rappresentante pro-tempore di un primario istituto bancario nazionale per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.

La difesa di Di Monaco nega del tutto ogni appropriazione indebita degli oltre 11 milioni: quei soldi erano stati solo trattenuti, come d’accordo, con il Fatebenefratelli che infatti avrebbe potuto riaverli, in pochi mesi, solo richiedendoglieli.

Lecito per lo stesso motivo anche il proprio comportamento per Cocilovo che avrebbe ignorato ogni possibile provenienza illecita di quei milioni. Itro, dal suo canto, si sarebbe limitato solo a fare un favore a Cocilovo, investendo per suo conto 2 milioni di euro. La scelta di sparpagliare tutti quei soldi su dei conti correnti intestati alle anziane madri o ad altri congiunti, insomma, per gli accusati sarebbe dipesa dal fatto che, in una realtà piccola come Benevento, avrebbe destato impressione la conoscenza dell’esistenza sui propri conti di cifre così alte.

La Procura della Repubblica, d’altro canto, ritiene che l’investimento in un fondo e su quei fittizi conti correnti aperti nella filiale della BNL di Benevento, con tutti i relativi successivi movimenti, avevano ben altro scopo, quello di rendere non più tracciabile e ricostruibile la loro illecita la provenienza originaria.

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