
Gennaro Pezone, segretario generale della Comunità Montana del Taburno, è intervenuto per replicare alle dichiarazioni di Nicola Boccalone, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera 'Rummo' di Benevento, rilasciate al quaderno.it. Nello specifico, Pezone aveva presentato un ricorso al Capo dello Stato contro la nomina di Boccalone a DG del Rummo perché non avrebbe tutti i titoli per l'accesso all'incarico. Quest’ultimo ha chiosato tale comportamento come “dimostrazione di intolleranza da parte dei soliti personaggi che si aggirano in città”. Boccalone, inoltre, ha anche specificato che tale ricorso non sussisterebbe perché “essere stati attratti, come è accaduto a me, ad un processo di responsabilità in quella sede, mette la figura del direttore generale in posizione funzionale a quella dell'ente, come è giusto che sia per chi come me ha svolto in maniera organica il proprio ruolo, firmando ventimila determine e controfirmando diecimila delibere”.
Di seguito la precisazione di Pezone.
Riceviamo e pubblichiamo:
“Nessuno dei motivi da me sollevati fonda la qualità di consulente esterno del soggetto interessato il quale può aver firmato non diecimila ma centomila atti gestionali, ma l’avviso regionale- lex specialis – impone due elementi costitutivo- essenziali:
italic;"/>La documentazione di cinque anni di direzione
L’esclusività formale o sostanziale di rapporti di lavoro subordinato.
Nella specie i contratti di lavoro non solo hanno titolo formale di lavoro autonomo e non subordinato ma contengono una disciplina sostanziale preclusiva di ogni configurabilità di lavoro subordinato:
Pagamenti con iva, autorizzazione all’esercizio della libera professione ecc.
Tali fattori rendono impossibile la configurazione dei cinque anni, circoscritta- nell’avviso regionale- rispetto ai rapporti di lavoro subordinato.
Basti pensare che quando è autorizzato l’esercizio di un’attività privata il pubblico dipendente, ex lege, ha orario di lavoro ridotto al 50%; ipotesi che certamente non accrediterebbe risultato selettivo pari ad altro dipendente pubblico, se non a pena di violazione dei principi di parità e motivazione degli atti amministrativi.
Distinti saluti.
Dott. Gennaro Pezone”