
di Mariangela Zoe Cocchiaro - Dal Quaderno Settimanale n. 568 - Obiettivo: domare il disordine selvaggio delle scuole. Attraverso grandi cambiamenti, sotto il profilo organizzativo e didattico. Un intervento radicale nell’istruzione superiore si attendeva da tempo. Sono tante le novità, per i ragazzi che si iscriveranno nell’anno scolastico 2010/2011. Persino nelle discipline oggetto di studio. Ma questa riforma scriverà effettivamente un prima e dopo Gelmini? E quali saranno i cambiamenti per gli alunni e per le famiglie di tutta Italia e, di riflesso, del Sannio?
Il Quaderno ha posto tali quesiti agli addetti ai lavori di alcuni Istituti di Benevento. Intervistati i presidi del Liceo Classico “Giannone”, Maria Felicia Crisci, dello Scientifico “Rummo”, Antonio Frusciante, dell’ Artistico, Marisa Capobianco. Ma anche dell’Istituto Tecnico “Rampone”, Teresa Marchese e del Geometra “Galilei”, Grazia Ermelinda Pedicini.
“La riforma è definita epocale – nota la preside del Giannone - e forse è così, nell’intento del ministro: si raccorda la dimensione europea e si snelliscono gli indirizzi di studio. Non so quanto sia epocale, perché si accompagna a un taglio della spesa pubblica che poi la rende povera. Il problema di fondo è quanto si investe nella scuola: se si investe nella preparazione dei docenti, nella qualificazione del personale, le riforme partono e sono buone. C’è, però, un limite, il taglio della spesa pubblica che rischia di rendere asfittica la riforma e di non dare respiro alle scuole perché possano poi avviare iniziative che diano spessore al provvedimento ministeriale. Certo, si attuerà una razionalizzazione dei piani di studio che andava fatta. Ma non vedo a monte un grande pensiero pedagogico”.
Così, anche la preside del Geometra, Grazia Ermelinda Pedicini, afferma che “chiamarla riforma significa usare un termine sopra le righe: questo è un chiaro riordino per procedere a un ridimensionamento della spesa nel campo dell’istruzione. Anche i dirigenti del ministero parlano più di riordino. Far passare la manovra come una riforma mi sembra esagerato: si dovrebbe sottointendere una filosofia per la scuola”. Filosofia, di fatto, mancante. “Le novità sul piano didattico sono molte – aggiunge la Pedicini -: è concepito un ruolo diverso del professore che non è più un semplice esecutore di programmi esterni, ma un professionista che costruisce il programma di lavoro e lo realizza con una competenza didattica raffinata. Inoltre, gli istituti tecnici sono stati molto rivalutati come luogo della formazione tecnologica delle generazioni di cui il nostro Paese ha bisogno dal punto di vista lavorativo”.
D’altronde, “sotto il profilo organizzativo, il provvedimento doveva partire – sostiene la Marchese, dirigente del Rampone -: soprattutto noi tecnici eravamo nel limbo da anni. Basti pensare alla licealizzazione degli istituti tecnici, prima ipotesi della riforma Moratti. Tra l’altro, eravamo arrivati a un numero abnorme di indirizzi. Certo, non c’è molta forza culturale, però attendevamo da tempo qualcosa, anche se questa non è la migliore riforma possibile: le famose linee guida che devono individuare i criteri dell’organizzazione non ci sono ancora. Il definitivo si avrà a fine maggio e i tempi non sono distesi, per partire al meglio. Noi ce la stiamo mettendo tutta”. Dunque, “il giudizio sulla semplificazione dell’impianto è positivo: eravamo arrivati a sperimentazioni e indirizzi ridicoli, fotocopia tra il tecnico e il professionale”.
Circa la riduzione del numero delle ore, la preside dell’Istituto Tecnico Commerciale nota che “se c’è una riconduzione all’unitarietà di certi saperi, va bene. Sicuramente l’impatto sarà traumatico per la classe docente. Questo infatti si traduce in cattedre notevolmente diminuite”. Sui tagli, la preside del Geometra si dichiara “ovviamente non d’accordo: si tratta di una falce che, agendo in orizzontale, taglia molte cose, anche quelle buone”.
Il preside dello Scientifico, Antonio Frusciante, circa le cattedre dei docenti, afferma che “soprattutto per l’area dei licei, la variazione è minima: sono già molti anni che abbiamo cattedre a 18 ore. La variazione del numero di insegnanti dipende dal decremento del numero di classi inferiori”.
Invece, Marisa Capobianco, dirigente dell’Artistico, osserva che il decremento delle ore nel curriculum nazionale “da qualcuno è vissuto come un penalizzazione perché si temono tagli, perdite di cattedra. Ma, da quello che abbiamo capito, la situazione è sotto controllo – aggiunge la preside dell’Artistico -: ci sarà un’attività amministrativa per evitare che questo avvenga senza un piano di recupero delle classi di concorso e degli stessi docenti. Finalmente, però, noi riusciamo a liberare delle ore per fare quel curriculum locale che distingue una scuola dall’altra: così, si dà spazio all’autonomia scolastica, alla parte opzionale, integrativa. Invece di destinare fondi a qualsiasi cosa, si punterà al miglioramento dell’offerta formativa". "In questa riforma – nota sempre la Capobianco - ci sono le risposte ai problemi che le scuole vivono già da tanti anni: la professione del docente, il tempo-scuola così lungo che assorbiva tutto in maniera uniforme e la specificità dell’istituto presente solo sulla carta e, di fatto, compressa”.
A tal proposito, anche la preside del Rampone afferma che “c’è un margine di curvatura dell’indirizzo e del profilo. Tale maggiore flessibilità, soprattutto per i tecnici, può essere utile per una migliore lettura del territorio e un adeguamento alle sue esigenze. La scommessa è anche nei rapporti interistituzionali: il provvedimento, negli istituti come il Rampone, può essere valido se finalmente ci sarà un coordinamento con le forze produttive”. La Capobianco nota come “vi sia anche un allineamento con gli standard europei che non possiamo ignorare. Non si poteva andare più avanti così nella più grande confusione. In una conferenza di servizio a Napoli veniva fuori che esistono più di 1800 indirizzi: le scuole hanno introdotto, di anno in anno, in modo disorganico tante novità. Ora c’è una semplificazione che è trasparente”. Ma le novità apportate dalla riforma Gelmini interessano anche le materie studiate dai ragazzi. Ad esempio, alcune discipline professionalizzanti, nel settore economico degli istituti tecnici, subiscono un taglio notevole: è il caso dell’economia aziendale, molto ridotta. Il preside Frusciante spiega che “allo scientifico, sono state rafforzate le discipline proprie dell’Istituto: la fisica parte dal primo anno. Prima c’era un buco tra la scuola media e le superiori! Inoltre, ci si è avvicinati a un target maggiore di scientificità, con l’aumento del numero delle ore di tali materie”.