07/07/2010 :: 21:11:3

Rosa, Ernesto e Vittorio del Morgana: vince l'umiltà che viene dalla conoscenza


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Nostro servizio – Abbiamo incontrato Rosa ed Ernesto Razzano, assieme a Vittorio Scocca, proprietari del Morgana Music Club di Via Umberto I, dopo la presentazione del loro Festival (leggi il programma nella notizia linkata). Hanno acconsentito a rispondere alle nostre domande, dettate dalla curiosità di scoprire come, i tre, in così pochi anni, siano stati in grado di creare un luogo, premiato dal successo di pubblico, nonostante scelte non propriamente rappresentanti i più. Con l’umiltà - dopo averli conosciuti - ci viene da pensare, quella dettata da una profonda conoscenza. Con un non comune affiatamento, dimostrato dalle risposte alla prima domanda: toccava prendersi il merito dell’idea. Ognuno, in una catena fonica, l’ha attribuito all’altro.

E’ stata Rosa a narrarci la genesi: “Quello di poter aprire un locale, un american bar in particolare, è sempre stato un mio desiderio. Da quando ho 21 anni lavoro in locali, da quando vivevo a Firenze. Ho avuto la direzione artistica dell’Opera Buffa, poi, qui a Benevento, per alcuni mesi. La scelta di far esibire artisti del circuito indipendente è piaciuta fino a un certo punto, cioè, fino a quando riempivo il locale. Poi, si è fatta forte la voglia di rischiare, di decidere da sola. L’idea iniziale è stata difficilissima da realizzare. La prima volta che ho visto le mura del locale che oggi ospita il Morgana ho detto: “E qui che ci facciamo? Erano messe male”.

Vittorio Scocca (nella foto qui in basso) ha ricordato, suffragando le difficoltà, come prima ci fosse un bar, tra quelle mura con annessa sala giochi. “I ragazzi si ritrovavano lì, magari dopo aver saltato la scuola – ha detto Vittorio -. Ancora oggi, di tanto in tanto, qualcuno si affaccia alla porta chiedendoci speranzoso ‘Ma non c’era un biliardo qui?’. Siamo andati avanti lo stesso, volevamo impiantare un vero american bar a Benevento”.

E’ Rosa, poi, a tirare in ballo il fratello Ernesto: “Parlando con lui abbiamo pensato che nella piccolissima seconda stanza, oggi unita alla prima, qualcuno in acustico pur avrebbe potuto suonarci. Da un punto di vista stilistico, invece, abbiamo immediatamente pensato a richiamare qualcosa che si legasse visivamente, immediatamente, alle metropoli. Il logo, interamente ideato da noi, ha una M che rimanda a quelle che svettano alle stazioni delle metropolitane di tutto il mondo. Poi, con l’aiuto degli architetti Giuliano Ocone e Giovanni Paiano abbiamo ultimato i lavori".

E’ stato Vittorio a spiegarci i fattori distintivi: “L’anomalia da noi ricercata è stata senza dubbio quella di abbinare un american bar a un music club. Ascoltare determinate sonorità in un locale fatto in un certo modo con una tipologia di servizio è stato un fattore atipico, forse, l’idea vincente, tra virgolette! Poi, altra cosa determinante quella di aver dato spazio a artisti che fanno musica propria, quindi inedita. Uno spazio che negli anni precedenti non esisteva a Benevento, se non in alcune realtà della Provincia di Benevento. Ad esempio, il Mad House di San Nazzaro”.

“O la rassegna Six Days Sonic Madness che si svolgeva a Guardia Sanframondi – gli ha fatto eco Ernesto Razzano -”. “Nel centro storico – ha continuato Vittorio - non c’erano tipologie simili. Dal primo esperimento di Rosa, all’Opera Buffa, cercando di testare la risposta, il passo successivo è stato quello di creare una soluzione che fosse totalmente nostra e senza compromessi, senza dover tentare di mediare”.

Nell’agosto del 2008, a causa dei danni per un incidente al caricatore della birra all’interno del locale, lo stop forzato, durato però solo 2 mesi. Nel fare loro i complimenti per la forza mostrata, Rosa ha immediatamente tenuto a ricordare: “Ci hanno sostenuto in tanti. C’è stato chi ha realizzato uno spot, girato a Berlino, per la riapertura del Morgana, contando i giorni e i minuti di chiusura. E’ un lavoro in cui noi crediamo tanto, difficile. E’ visto dai più non come un lavoro, pochi pensano a esso come a una scelta, un progetto, che richiede sacrifici. Quando vai a rapportarti con tante persone devi dimostrare sempre di più, perché partono con un approccio differente. Devi conquistarlo il rispetto. Ogni giorno”.

Vittorio e Rosa, poi, all’unisono hanno nominato il grande aiuto ricevuto nel momento della chiusura da Domenico Franzese, proprietario del Mojto Art, un altro locale del centro storico: “Ha fatto per noi una cosa incredibile –. Ci ha consegnato per un fine settimana, chiavi in mano, il suo locale”.

Sul rapporto con i vicini, magari dapprincipio non facilissimo, Vittorio Scocca ha confermato, sorridendo, come le persone anziane, le signore si siano ormai affezionati a loro. “Si sentono più sicuri. La zona quando abbiamo aperto era più degradata. Certo, capiamo perfettamente come sia stato difficile accettarci. Nel pomeriggio, lì, non si sente nulla, anche un passante lungo il Corso viene percepito nel suo parlottare.

Però, ora, Via Umberto I, anche grazie a noi, viene vista in maniera differente. Sempre più giovani cercano abitazioni nelle vicinanze”. E’ stato Ernesto, però, a precisare il dato fattuale preponderante: “Probabilmente hanno capito come anche i loro immobili, animando la vita culturale della zona, acquisiscano maggiore valore”.

Sempre Ernesto (nella foto immediatamente in basso) ci ha illustrato la nascita della scelta musicale: “Abbiamo puntato immediatamente sul circuito nazionale, senza dire ‘chiamiamo qualcuno qui vicino per portare un po’ di gente al locale’. Da noi hanno suonato tanti gruppi di Benevento. Ma questa suddivisione non è che mi piaccia molto. Per me esistono i gruppi che suonano e quelli che ci provano. Per me esiste chi ha un progetto musicale. Nel circuito nazionale certo non c’eravamo dapprincipio. Siamo partiti dal gusto o dal chiamare qualcuno dicendo ‘Vediamo se ci risponde’. I ‘Mercanti di Liquore’, ad esempio, che seguono sempre Marco Paolini a teatro, sono venuti da noi, così, senza conoscerci. Forse quello è stato il primo concerto che ha avuto risonanza. I Cappelli a Cilindro, Giuliano Dottori, i Nobraino sono gruppi a cui siamo molto legati.

Dottori ha parlato molto di noi a Milano. Così, molti artisti hanno avuto la voglia di essere ospitati. Noi cerchiamo di ricambiare in modo non formale. Ci spostiamo spesso, anche per andarli a seguire. La vera difficoltà iniziale invece poteva essere quella del rapporto col pubblico. Io non ho mai detto: ‘Non ci possiamo permettere questi concerti perché la gente non capisce. Io ho molta fiducia, invece, nella gente.

Forse, semplicemente, non ha mai avuto la possibilità di ascoltarli da vicino. Tra chi ci segue, ci sono tanti ragazzi che suonano, della provincia. Prima per seguire questi artisti dovevano spostarsi a Napoli, a Roma. Ora invece li hanno a portata di mano. Ad esempio, gruppi come gli Amour Fou verranno col tour manager della EMI. Così, i ragazzi potranno venire col loro disco e consegnarlo direttamente al tour manager, invece di spedirlo. In 3 anni, ad esempio, mi sono stati recapitati più di 1000 cd”.

“A Benevento – ha concluso Ernesto - c’è un buon fermento musicale ma è ancora sottotraccia, mancano le competenze per sviluppare il progetto, il servizio, manca il supporto.

In questo filone si inserisce uno dei piani di lavoro che i ragazzi del Morgana, mai stanchi, stanno cercando di realizzare con l’ausilio di professionalità amiche, quali Pasquale Pedicini, Giulio Cestrone, Alessia Capozzi.

Parliamo della Grande Mago Music Farm, per ora studio di registrazione, in futuro laboratorio di booking sulle pubblicazioni. E’ stato presentato un progetto per un bando europeo di finanziamento, all’Anci, l’associazione dei Comuni.

“Ma i gruppi devono essere disposti – ha chiarito Scocca – ad andare anche gratis in 20 luoghi diversi per 20 date. I gruppi che vengono al Morgana lo fanno per poco denaro ma sanno che quella fase la stanno spendendo per far conoscere il loro lavoro. Forse a Benevento manca la spinta decisiva”.

In cantiere, pure la collaborazione con la Compagnia stabile Solot, per una mini rassegna cantautoriale e la promozione della nuova etichetta discografica di Jean Pierre El Kozeh, ‘Over the rock records’.

Un ultimo commento i tre lo hanno voluto dedicare ad altre curate realtà giovanili. “Poniamo attenzione – hanno detto - estrema alla musica che passiamo, anche grazie a Radio Città, di Mario La Monaca. Radio che ha programmi e giornalisti riconosciuti a livello nazionale, come Donato Zoppo. E’ stato lui a metterci in contatto con Enzo Cioffi che sarà al Morgana per la presentazione del suo libro, durante il Music Festival, dal 9 al 31 luglio”.
Tiziana Nardone


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