
di Tiziana Nardone - Dal Quaderno Settimanale n. 564 - Si è ucciso perché aveva perso il lavoro. Aveva 36 anni, era un operaio. Sergio Marra, il sabato del 30 gennaio scorso, ha deciso di cospargersi di benzina e si è dato fuoco, a Brembate, in provincia di Bergamo. E’ morto all'alba del giorno successivo nel Centro grandi ustionati di Verona, dov'era stato ricoverato in fin di vita.
Dipendente della ditta Egicolor Plast srl di Ciserano, in Via Duca d’Aosta, da metà ottobre era rimasto a casa. Il 2 novembre si era rivolto all’ufficio vertenze della Cgil di Bergamo. L’operaio aveva avviato le pratiche per chiedere gli stipendi arretrati, la liquidazione che gli spettava e l’indennità di disoccupazione. La vertenza sindacale era all’inizio. Lui, però, già ripiegato su se stesso, la mattina del 30 gennaio, verso le 10, ha raggiunto in auto una zona industriale. Si è fermato nei pressi di un cavalcavia vicino all'autostrada, è sceso dall'abitacolo, trascinando una tanica di benzina. Se l'è rovesciata addosso e si è dato fuoco.
Alla scena hanno assistito due artigiani che hanno cercato invano di spegnere le fiamme con una giacca. E’ intervenuta una donna che stava passando in auto. Dalla vettura ha preso l'estintore e le ha spente. Non è servito. I medici hanno rianimato l'operaio e lo hanno portato agli Ospedali Riuniti di Bergamo, da dove poi è stato trasferito in elicottero a Verona. Le ustioni toccavano il 95% del corpo.
Sulla tragedia è intervenuto il segretario della Cgil di Bergamo, Luigi Bresciani, che ha parlato di una ‘inadeguatezza della società e dello stesso sindacato’. “Purtroppo ci aspettano mesi difficili - ha aggiunto Bresciani - occorre pensare che la gente non deve essere lasciata sola. E’ importante creare una rete di solidarietà e di aiuto alle famiglie in difficoltà. E questa è una responsabilità delle istituzioni, della politica e dello stesso sindacato. La morte di questo operaio è un segnale che non va sottovalutato. La situazione è pesante e trovo irresponsabile chi sostiene che ormai siamo fuori dalla crisi”.
Pasquale Viespoli, sottosegretario al Lavoro, il 1° febbraio ha preso parte alla trasmissione ‘Otto e mezzo’, condotta da Lilli Gruber. L’operaio morto suicida è stato immediatamente evocato. Il senatore sannita ha riflettuto su come le diramazioni sindacali e governative abbiano fallito, in tal caso, non riuscendo a raggiungere la disperazione di questo uomo.
Ce ne sono molti altri, di uomini e donne, che versano nello stesso stato di prostrazione. Non arrivano al suicidio, certo. Ma restano soli, ugualmente. Le statistiche sulla perdita dei posti di lavoro si rincorrono, da mesi. Una delle ultime ha evidenziato come le regioni italiane siano state colpite in modo diverso. Quelle del Centro e del Nord hanno avuto l'aumento più forte dei disoccupati: il Nord Ovest ha visto crescere il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2009 al 5,5% dal 3,8% di un anno prima, il Nord Est dal 2,9% al 4,6%. Una tendenza confermata dai dati dell'Istat di dicembre. Gran parte delle 392 mila persone che nel corso del 2009 hanno ingrossato le file dei disoccupati (ora a quota 2 milioni e 138 mila) vengono dalle regioni più industrializzate.
Il tasso record di disoccupazione, arrivato all'8,5%, deve ancora crescere: una parte dei lavoratori, oggi in cassa integrazione, domani, nel caso in cui non trovi un nuovo lavoro, starà a casa. La Cgil, ha stimato, infatti, che con i lavoratori in Cig la percentuale dei disoccupati è già sopra al 10%. Il tasso complessivo del Mezzogiorno, invece, è passato dall’ 11,1% all’ 11,7%. La maggiore tenuta delle regioni meridionali è solo un’illusione: la diminuzione degli occupati effettivi nel corso del 2009 è paragonabile al resto del paese.
195mila i lavoratori in meno nel Mezzogiorno contro i 150 mila del Nord Est e i 130 mila del Nord Ovest. L'immaginata riduzione dei disoccupati al Sud è già stata smentita dalla Banca d'Italia segnalando l'aumento degli ‘scoraggiati’, ovvero delle persone in età lavorativa (15-64 anni) che non cercano più un impiego: in Italia sono 14,8 milioni, il 37,6% del totale. Gli inattivi sono per lo più giovani, meridionali e donne.
L’altra ragione è legata all’aumento del lavoro nero. L’economia sommersa funziona da ammortizzatore sociale, fornendo sostegno al reddito dei senza lavoro e facendo sparire una parte dei disoccupati meridionali tra gli inattivi. I casi della Fiat, dell’Apat ex Ispra insomma fanno da grancassa ma la realtà, altrove, è molto più bieca. E’ fatta di donne e uomini soli, sfruttati e vergognosi. Guardano altri, più fortunati, convincendosi che sono stati loro a non meritarsi un destino più favorevole. Nascondono, se lontani dalle famiglie di origine, la perdita occupazionale. Si reinvestono, dicendo sì a lavori molto più umili, nell’immaginario sociale, rispetto a quelli per cui si erano formati.
Il caso di Sergio Marra è limite, è disperato, ha portato a un suicidio. Lo stesso che l’Italia, da decenni, rincorre, pretendendolo per i suoi stessi figli. Si può fuggire da una matrigna o la si può allontanare, scacciare. Dipende dalla volontà di non far fare altro male.