
Gabriele Corona, presidente del sodalizio ambientalista e contro il malaffare ‘Altrabenevento, trae spunto dall’intenzione manifestata dalla Soprintendenza Archeologica di vincolare l’area dove sono i parcheggi del Centro commerciale I Sanniti, per porre una serie di domande, sul ritardo di tale manifestata volontà, in relazione a quando si è posta, dal 2002, per la prima volta, l’opportunità di tutelare i reperti archeologici.
Corona coglie l’occasione per fornire una sua ricostruzione del fatti relativi alla realizzazione del parcheggio e del Centro commerciale e per ricordare lo stato delle vicende giudiziarie, amministrativa e penale, connesse alla sua apertura, ritornate di attualità nei giorni scorsi, per la difforme valutazione operata dagli Uffici di Procura e di Gip del Tribunale sannita, sulle ordinanze di custodia cautelare da emettere a carico di imprenditori, tecnici, funzionari e amministratori comunali, e sul conseguente ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli per dirimere la questione.
Di seguito la nota integrale di Altrabenevento: “La Soprintendenza per i Beni Archeologici ha avviato le procedure per la apposizione dei vincoli sulle aree dell’Ipermercato “I Sanniti” e relativi parcheggi, ma non si comprende quali effetti potrebbe sortire questo provvedimento così tardivo.
I lavori per i primi sbancamenti cominciarono nel 2002 sui terreni tra Via Valfortore, la ferrovia Benevento-Foggia e il fiume Calore, area non vincolata, nonostante nella zona fossero già stati rinvenuti in passato numerosi reperti archeologici. Nel 2003, durante i lavori per le fondazioni dell’Ipermercato, fu ritrovato e in parte danneggiato, un tratto di acquedotto romano e solo allora la Soprintendenza si decise a effettuare una campagna di scavo, a conclusione della quale riferì di aver ritrovato, oltre all’acquedotto, strutture di un edificio databile al II secolo dopo Cristo, alcune sepolture tardo-antiche, un acciottolato dell’Età del Ferro ed altre interessanti evidenze riferibili all’Età del Bronzo Antico.
A seguito di tali scoperte, la Soprintendenza pretese la modifica del progetto con le seguenti prescrizioni: arretrare di sei metri le fondazioni dell’Ipermercato, escludere la costruzione del parcheggio interrato già autorizzato, consentire la realizzazione degli altri parcheggi a raso lasciando a vista alcuni reperti rinvenuti. Con una nota alla stampa del 12 aprile 2006, la Soprintendente dell’epoca, Giuliana Tocco, spiegò che “Il parere del 29.4.2005 autorizzava la realizzazione del parcheggio a raso, prescrivendo alla Ditta Zamparini che fossero conservate a vista… le strutture più significative rinvenute nell’area, ovvero l’acquedotto e l’edificio in opus reticulatum di epoca imperiale. Per quanto attiene alle evidenze non monumentali …. come quelle risalenti al periodo preistorico e protostorico, si prescriveva che venissero debitamente preservate e ricoperte secondo le disposizioni della stessa Soprintendenza. Essendo di per sé un parcheggio facilmente reversibile, potevano ritenersi in tal modo assicurate la tutela e la conservazione di tutte le preesistenze archeologiche, non escludendo la possibilità di intervenire successivamente, con finanziamenti ad hoc, con un progetto complessivo mirante alla loro valorizzazione”.
Quindi, secondo la ex Soprintendente, volendo si potrebbero tirare fuori nuovamente le strutture murarie rinvenute e ora ricoperte di cemento e asfalto, e valorizzarle. A questo scopo la nuova e attuale Soprintendente, Maria Luisa Nava, ha previsto ora di apporre i vincoli archeologici sull’intera area?
E perché l’ufficio periferico del Ministero dei Beni Culturali si ricorda solo adesso della importanza di quei reperti ‘preistorici e protostorici‘? E a spese di chi dovrebbero essere eseguiti i lavori? Di Zamparini che è solo l’utilizzatore con contratto di leasing dell’Ipermercato e delle aree limitrofe, o dei proprietari, cioè, delle società finanziarie che li hanno acquistati dal 2005?
C’è da scommettere che né Zamparini, né altri cacceranno un solo euro per valorizzare quei beni collettivi di grande interesse storico che rimarranno seppelliti dai parcheggi. Del resto, è bene ricordare, che Zamparini non ha ancora provveduto neppure a recuperare la antica masseria (presente nei pressi della zona in esame, NDR) per destinarla a museo e centro accoglienza per i visitatori del Parco fluviale che non ha ceduto al Comune.
L’imprenditore friulano per complesse relazioni con l’Amministrazione comunale, non ha realizzato a sua cura e spesa il tratto di asse interquartiere dal costo di euro 1.700.000, ha risparmiato altri 200.000 euro per l’acquisto di terreni necessari ad ampliare Via Mura della Caccia, non ha corrisposto altri 800.000 euro per i sottopassi ferroviari e non ha abbattuto i capannoni abusivi, nonostante gli impegni sottoscritti nel 2005 con l’Amministrazione Comunale di centrodestra, e nel 2006 con quella attuale di Centrosinistra.
Una parte di questo ‘contenzioso’ è oggetto di ricorso al TAR da parte del Comune, ma la udienza fissata, prima alla fine del 2009 e poi a febbraio del 2010, è stata ancora rinviata.
Non è oggetto di contenzioso, invece, la cessione della strada che porta al Centro commerciale e che dovrebbe sbucare a Via Valfortore. Zamparini si era impegnato a realizzarla a sue spese per non versare al Comune altri 524.000 euro di oneri di urbanizzazione. Quella strada, però, non è stata mai ceduta al Comune, né sono stati pagati i relativi oneri e, anche nella giornata di ieri, a Ferragosto, essa era sbarrata con la conseguente impossibilità per i cittadini di accedere al cosiddetto Parco Fluviale.
Della questione si è occupata anche la Procura della Repubblica con una indagine che ha portato recentemente ad alcune richieste di misure restrittive e sequestri di beni, per imprenditori, tecnici, funzionari e amministratori comunali, che però non sono state accolte dal Giudice per le Indagini Preliminari. Ora si attendono le richieste di rinvio a giudizio per conoscere quali sono le specifiche contestazioni di reato".