Universita' italiane: al Nord maggiore qualita'. Nella classifica Unisannio perde una posizione

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Unisannio - Foto tratta da FacebookUnisannio - Foto tratta da Facebook

Resa nota la nuova classifica de il Sole 24Ore sulle università italiane. L'Unisannio perde una posizione rispetto allo scorso anno e si piazza al 43° posto.

Le migliori università italiane? Sono al Nord con Verona, Trento e Bologna in testa. È quello che emerge dalla classifica del Sole 24Ore. E il Sud? Il Mezzogiorno arranca, in un divario che si fa sempre più ampio anche sul piano della formazione, anche se emergono delle “eccezioni” come ad esempio Salerno (sedicesima). Perde una posizione invece Benevento (Università degli Studi del Sannio) che si attesta alla casella numero 43, mentre guadagna una posizione L’Orientale di Napoli(33), Seconda Università di Napoli e Federico Secondo si piazzano al 56 e 57 posto chiude invece al 61 “Parthenope”.

La classifica è stilata tenendo conto di 12 indicatori divisi in due ambiti. “I primi nove – spiega il Sole 24 Ore - misurano il polso alle attività di didattica dei singoli atenei, dalla solidità della struttura dei docenti alla capacità di garantire puntualità negli studi, collegamenti internazionali ed esperienze lavorative durante il corso di laurea. Gli ultimi tre misurano invece i risultati della ricerca, in tre macro-ambiti esaminati dall’Agenzia nazionale di valutazione: la qualità della produzione scientifica, quella dei dottorati e la capacità dei dipartimenti di ottenere finanziamenti esterni per i loro progetti. Su questi ultimi aspetti l’Anvur ha diffuso nelle scorse settimane i primi dati generali del ciclo 2011-2014 di valutazione della qualità della ricerca (Vqr), ma i ranking utilizzano i dati di dettaglio che saranno diffusi solo nei prossimi mesi dall’agenzia. Per questa ragione, i tre indicatori si riferiscono inevitabilmente agli esiti della Vqr precedente, relativa al 2004-2010”. Indicatori che nella prossima settimana conosceremo meglio, infatti il Sole 24 Ore li pubblicherà su proprio sito così da renderli consultabili.

Tutto ciò mentre sempre meno giovani diplomati, ormai il calo potrebbe essere definito “endemico”, decidono di proseguire gli studi (-1,5% rispetto al 2014-2015 dice l’Istat) anche perché protestano gli studenti di Link Coordinamento Universitario: “studiare oggi è un lusso” ed un diritto allo studio non sostenuto. Chi continua invece sono le ragazze 55 su 100, i ragazzi invece sono appena 44 su 100. Proprio per questo gli studenti lo scorso 30 dicembre hanno depositato una legge di iniziativa popolare sottoscritta da 57mila firme persone. Tra i punti caldi, della legge: Mai più idonei non beneficiari; Istituzione di una No Tax Area fino a 28.000 euro di ISEE; Introduzione del Reddito di Formazione.



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