VinSannio FestivalArt. Valorizzare il territorio tra arte, tutela del patrimonio e vino

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L'argomento principale dell’intervento del critico d’arte è stato il vino nell’arte, un excursus per raccontarne le diverse e molteplici forme e interpretazioni.

Un suggestivo incontro quello tenutosi ieri a Guardia Sanframondi, nella restaurata chiesa dell’Ave Gratia Plena, nell’ambito del “VinSannio FestivalArt. Le città del vino verso l’Unesco”. I sindaci dei comuni di Guardia Sanframondi, Castelvenere, Solopaca e Torrecuso presenti hanno tutti sottolineato come solo dall’unità d’intenti e dalla condivisione di obiettivi, il Sannio, con la sua identità artistica ed enogastronomica, può farsi conoscere e apprezzare oltre i propri confinie giungere al risultato atteso: la candidatura Unesco, ma non solo. Il sindaco Floriano Panza ha manifestato anche la volontà di ottenere la candidatura a “Città del Vino” che questo anno è andata a Conegliano e ai colli del Valdobbiadene che vantano una produzione di oltre 400milioni di bottiglie di “bollicine”.

Dopo l’introduzione di Ferdinando Creta, la parola è passata all’ospite d’onore della serata, Vittorio Sgarbi, che ha esaltato la bellezza artistica e il grande patrimonio culturale delle nostre terre. “Sono sempre affascinato dalla bellezza di questo territorio. Ci sono tutti i presupposti per inseguire gli obiettivi: ogni angolo di questo borgo è l’emanazione di un’espressione artistica unica ed unirla alla grande qualità del vino rappresenta la mossa giusta per ottenere la candidatura”.

Naturalmente l’argomento principale dell’intervento del critico d’arte è stato il vino nell’arte, un excursus per raccontarne le diverse e molteplici forme e interpretazioni, dagli albori della pittura, in Egitto, con rappresentazioni della vendemmia, fino alla famosa opera di Manet, Il bar delle Folies-Bergères, dove il vino assume quasi un connotato negativo, curiosamente di pari passo con il miglioramento della qualità del vino e del suo apprezzamento sul mercato come prodotto d’élite.

D’obbligo poi la menzione al Bacco di Caravaggio, per esaltare soprattutto il piacere, il lusso e la raffinatezza del vino, dipinto in tutte le sue sfumature dorate e rubino assieme al prezioso calice che il dio sembra offrire allo spettatore, e a La Mezzana di Vermeer, con i “pericoli” del vino, associati all’ubriachezza.Un itinerario che sottolinea, dunque, come il vino non sia una semplice bevanda, ma nel corso dei millenni si sia caricato di importanti e complessi valori simbolici e culturali: attraverso le opere d’arte, il vino diventa interprete del sacro e del profano di cui l’umanità è capace.

“Fare un buon vino è come fare un buon quadro. Bisogna mescolare le giuste varietà di vitigni, valorizzarne aromi e colori, controllare l’invecchiamento, scegliere le botti. Allo stesso modo il pittore mescola i colori, li ritocca per renderli più o meno densi, sceglie la trama giusta della tela, ricopre la pittura con vernici di diversa consistenza oleosa. In entrambi i casi è questione di sensibilità, che può fare un grande vino e una grande opera d’arte”.



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