
Al termine di un intervento di manutenzione, 'Memoria è', l’opera di Salvatore Paladino dedicata alle vittime dell’Olocausto e delle persecuzioni politiche, religiose e razziali del secolo XX ad opera del nazi-fascismo, è stata ricollocata nel Giardino della Rocca dei Rettori, sede della Provincia di Benevento. Ne ha dato notizia l'ufficio stampa dell'Ente.
"L’opera - informa la nota -, fino a pochi giorni or sono dalla data dell’inaugurazione (2 giugno del 2005) alla presenza delle massime Autorità locali e di Fabrizio Gallichi, Rappresentante della Comunità Ebraica in Campania, era collocata nella Corte della stessa Rocca: lo spostamento, comunicato dal presidente della Provincia, Aniello Cimitile, all’Artista e a Enza Nunziato, incaricata dalla Comunità Ebraica di seguire la vicenda, è stato determinato soprattutto dalla necessità di garantire a Memoria è una maggiore visibilità ai cittadini, soprattutto forestieri, che visitano i Giardini del complesso monumentale longobardo-rinascimentale nei giorni festivi.
In tali circostanze, infatti, se non sono in corso, mostre estemporanee nelle sale espositive, l’accesso alla Corte è interdetto per la chiusura degli Uffici della Provincia".
'Memoria è' di Paladino, cui collaborò l'architetto Nicola Pagano, è in acciaio inox laccato, su base in acciaio verniciato grigio opaco, rappresentante la Stella di David, avendo la base di centimetri 335 x 80, l’altezza di centimetri 270. La realizzazione è stata dall’impresa sannita 'Michelangelo Lombardi'.
La Provincia di Benevento - conclude la nota - ha attribuito a 'Memoria è', oltre al valore di condanna dell’Olocausto e delle persecuzioni razziali, anche il compito di rendere omaggio alla comunità beneventana che, nei secoli passati, proprio con la comunità ebraica, presente numerosa in città, aveva mostrato il meglio di sé, della propria cultura dell’accoglienza e della tolleranza. Tale concetto fu confermato dallo stesso Gallichi nel 2005.
Memoria è nasce da una riflessione del Maestro Paladino circa l’impossibile di tradurre in parole o in un’opera d’arte l’orrore di un luogo come Auschwitz - Birkenau".
"Da qui – ha detto Paladino - la scelta di lavorare sulla parola e non sulla forma, o, meglio, sulla parola che diventa forma, 'scolpita' nella mente e dura come l'acciaio. In questo senso la parola che diventa forma agisce come strumento evocativo di una memoria insieme individuale e collettiva, come 'chiave' che dischiude le porte verso quell'orrore, come limite attestante la sua inesprimibilità".
"Il Monumento - ha spiegato il comunicato - è composto da alcune lettere dell’alfabeto, ciascuna con un colore diverso, che si sovrappongo alla base della Stella. Le lettere vengono quasi accatastate, con apparente disordine, l’una sull’altra, a frammenti, per dare conto dell’impossibilità di descrivere l’Olocausto, per 'scolpire' il dovere etico del ricordo di quella barbarie, per sottolineare che la memoria si costruisce giorno per giorno, un tassello alla volta.
L’acciaio della materia vuole indicare la intangibilità della memoria. C’è, infine, un verbo a completare il Monumento: si tratta del verbo 'essere', coniugato all’indicativo presente. Esso sta ad intendere che, senza la memoria, l’uomo perde la propria coscienza civile, abbruttisce, regredendo ad una dimensione puramente animale.
Altro elemento essenziale di 'Memoria è' sono, come si diceva, i colori che distinguono le diverse lettere della 'ricostruzione della memoria'. Tali colori vogliono ricordare la classificazione nazista delle diverse tipologie di 'criminali' da loro perseguite. Infatti, i tedeschi così distinguevano i deportati: giallo / ebreo, verde / comune, rosso / politico, nero / asociale (gli zingari), viola / testimone di Geova e rosa / omosessuale”.
Il Monumento, proposto da Enza Nunziato con l’apporto di Ferdinando Creta della Soprintendenza e giornalista, fu presentata in occasione della 'Giornata della Memoria' nel gennaio dello stesso 2005 nell’Aula del Consiglio provinciale di Benevento.