20/12/2011 :: 17:14:30

Wine food and Photo svela la vita e le abitudini del popolo longobardo


A+

A-


stampa

segnala ad un amico

commenta

Share


NOSTRO SERVIZIO - Stare a tavola con i longobardi non è cosa da tutti i giorni. A creare una insolita e piacevole sintonia con i nostri antenati nordici sono stati ieri sera Enzo Gravina ed Ernesto Pietrantonio, nel corso del secondo appuntamento del format ‘Wine, food and photo’. Protagonista quel popolo barbaro che proprio nel mese di dicembre del 568 fece ingresso a Benevento, trasformando per sempre una storia di cui ancora oggi si raccolgono gli insegnamenti. Lo studio di Gravina e Pietrantonio per organizzare l’incontro di ieri è durato molti mesi, il tempo necessario che è servito a raccogliere e ricostruire la vita di una stirpe che ha regnato per cinquecento anni, generando 14 duchi, 13 principi e un re e fatto erigere circa 100 chiese, la maggior parte delle quali oggi non esiste più. “La prima chiesa di Santa Sofia – spiega Enzo Gravina – fu costruita nei pressi dell’odierna zona di Ponticelli, allora Ponticello, ma fu presto abbandonata e finì in disuso. In via Stefano Borgia, invece, si trovava la chiesa di Santo Stefano, all’interno del quartiere ebraico”. I longobardi si impegnarono per affermarsi come buoni cristiani e affrancarsi dalla condizione di pagani. Fu proprio Arechi a dichiarare San Mercurio primo protettore della città e della provincia e a trasferire in Santa Sofia ben 44 corpi di santi. Per comprendere quanto il carisma della figura di Arechi, basti pensare che fino al 1802, dopo più di mille anni dalla morte, a Benevento si tenevano centinaia di messe di suffragio in suo onore. I racconti su questo straordinario popolo hanno accompagnato una cena a base di pietanze che si ritiene venissero consumate abitualmente in quei secoli. Come i prodotti a base di latte di bufale, che proprio i longobardi portarono dal Nord. Si spiega così l’altissima presenza di questi animali tra le province di Caserta, Salerno e Benevento. O, come i più comuni cereali e legumi e la cacciagione. Nel corso della serata, Michele Caruso, produttore di vini dell’azienda Terre Longobarde ha presentato il suo progetto di orto botanico. Sbalorditivo: esistono fragole gialle, pomodori a forma di cuore o piccoli come un centesimo, grano di colore blu, meloni dalle forme stranissime chiamati ‘rospo’. Sono tutti prodotti della terra sannita dimenticati e sepolti dal tempo che la ricerca e lo studio di questo giovane agricoltore stanno riportando in vita. Per recuperare le sementi, Michele Caruso si è rivolto anche agli emigranti sanniti che partendo dalla loro terra in cerca di fortuna pensarono bene di portare con sé un po’ delle proprie origini. Solo in questo modo è stato possibile far tornare a nuova vita tipicità che erano andate perse, come il tondino rosa di Benevento, un pomodoro dall’alta concentrazione di vitamina C più compatto e dolce rispetto a quello che si trova quotidianamente al supermercato. Per alcuni di questi frutti, Michele Caruso sta pensando di passare ad una produzione vera e propria, così come per il miele delle api nere che hanno popolato per millenni la Sicilia per poi essere abbandonata negli anni Sessanta. Il prossimo appuntamento sarà nel mese di febbraio con i briganti, capitolo più recente della storia sannita.

^ torna in alto » Tutti gli articoli di