Benevento: cercasi sindaco ma lentamente... La difficile 'quadra' a destra e a manca

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Il Commento di Carlo Panella - E’ talmente ingarbugliata la matassa per le candidature a sindaco di Benevento che Clemente Mastella, dopo essersi invano proposto, a ridosso della campagna elettorale per le Regionali del marzo scorso, ha deciso di candidarsi a sindaco di Napoli, presentandosi ai partenopei sabato scorso. Mastella ha confidato al cronista sannita del Mattino di esserci rimasto male per il fatto che nel centrodestra, area attuale di collocazione del suo partito (l’ex Udeur oggi ribattezzato Popolari per il Sud), la sua disponibilità non ha prodotto alcun effetto. 'Nessuno ha detto niente, ha rimarcato il ceppalonese, neanche per dire che non si fosse d’accordo'. Mastella, con amarezza, ne ha preso atto ed è andato a candidarsi a Napoli, non senza precisare che un altro del suo partito potrebbe guidare la coalizione di centrodestra e che, comunque, i Popolari per il Sud saranno e in campo e, a suo avviso, determinanti per la vittoria finale. Lo stesso refrain che ha ripetuto a Napoli, dove alle scorse elezioni il centrodestra ha prevalso di misura sul centrosinistra e, pertanto, i suoi voti potranno essere decisivi nella prossima primavera.

Del resto, quanto meno intempestiva è stata la sua proposta in un’area politica quella del centrodestra che non solo non ha trovato un candidato alternativo, ma che non sa affatto se sarà ancora tale ai nastri di partenza. Anzi, nei giorni scorsi il leader di FLI locale (e big nazionale, è il capogruppo al Senato) Pasquale Viespoli ha fatto che capire che non c’è possibilità di sostenere lo stesso candidato del PDL beneventano guidato da Nunzia De Girolamo, attesa la distanza di cultura e azione politica tra quelle che sono state le due anime in perenne lotta nel Popolo della libertà del Sannio. Attualmente, com’è noto, Futuro e Libertà per l’Italia ha solo avviato la sua trasformazione in un partito fuoriuscendo dal PDL ma, conclamata l’impossibilità alla coesistenza sotto lo stesso tetto dei due leader fondatori Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, per le elezioni amministrative il distacco sarà cosa fatta. Nessun trauma per i beneventani del maggiore partito della destra l’un con l’altro armati e belligeranti da oltre un anno. La sostanza avrà finalmente la più adeguata forma, con due partiti distinti e da queste parti ancor più distanti che altrove.

I popolari di Mastella, i finiani di Viespoli e i berlusconiani di De Girolamo tre pezzi di un’area difficili da far coesistere, dato che, nonostante i passati scontri e le aspre lacerazioni, oggi i viespoliani sono di sicuro meno lontani dai mastelliani che dai supporter della De Girolamo. E va pure aggiunto che i rapporti tra la coordinatrice del PDL e Mastella sono giunti al punto di maggior freddezza, per il rilancio in grande stile tra i berlusconiani, con incarichi e nomine a iosa, dell’ex mastelliano Fernando Errico, proprio dopo la fuoriuscita di questi dalle truppe del ceppalonese. Rilancio operato a danno dei Popolari per il Sud con l’occupazione di posti in precedenza occupati da quel partito. Operazioni di sostituzione che la De Girolamo ha compiuto in totale accordo con l’UDC, ignorando i mastelliani, nonostante questi protestassero e minacciassero dopo ogni “spoliazione”.

E così, a tacere delle formazioni minori quali la Destra di Storace e il Nuovo Psi, c’è anche da considerare l’UDC tra le variabili per cercare di far quadrare il cerchio del centrodestra. Sì, perché in Campania i casiniani, a differenza che in Parlamento, sono alleati del centrodestra e sono nei governi della Regione di tutte le altre province, tranne appunto il Sannio dove il partito è stato finora autonomo dalle due grandi coalizioni. Fino a queste recenti nomine, una delle quali ha riguardato lo stesso segretario provinciale Gennaro Santamaria, che potrebbero essere “scontate” proprio ponendosi al fianco della De Girolamo e di un comune candidato sindaco al Comune di Benevento.

Spostandoci ancora più in là, si finisce nel mare non meno mosso del centrosinistra. Prassi vuole che il sindaco uscente, di prima consiliatura, venga candidato nuovamente, essendo solo due le possibilità di elezione consecutiva. Ma principalmente perché le Amministrazioni uscenti hanno tutto l’interesse a vantare il proprio operato, nel quinquennio decorso, e per farlo non possono che chiedere l’ulteriore fiducia all’elettorato nella squadra che ha amministrato e in primis nel sindaco.

Il Partito Democratico di Benevento, invece, sta frenando e non ha ancora riproposto ai beneventani il nome di Fausto Pepe. Alla base di tale stasi la principale questione emersa è di puro potere. Non c’è un no a Pepe, non c’è quindi un giudizio negativo sull’amministrazione uscente che, tra l’altro, oltre al sindaco, è composta da tutti assessori del PD, tranne quattro. Il PD, evidentemente molto sicuro della vittoria, più che a unire le forze per prevalere sta cercando di precisare le quote per le divisioni dei posti di potere dopo la vittoria. E allora sorge la questione dell’attribuzione della candidatura di Pepe. Se l’uscente rappresenta tutta la coalizione di centrosinistra, allora il PD sarà ben lieto di riproporlo. Se invece dovesse essere considerata prevalente dai partner la sua iscrizione al PD e quindi se il candidato sindaco sarà da computare in quota PD, allora i democratici non ci stanno a riproporlo, semplicemente, ma vorranno deciderlo in totale autonomia, dando spazio anche ad altre candidature, magari tramite elezioni primarie tra i propri iscritti.

Paradossalmente, oggi la candidatura del sindaco uscente dipende dalla convinta disponibilità al riguardo degli alleati a sostenerlo più che dal partito cui è iscritto! In maggioranza a Palazzo Mosti, col PD, ci sono l’Alleanza per l’Italia, l’Italia dei Valori  a sua volta spaccata tra amministratori e dirigenti di partito), il Gruppo Misto e la compagine civica “Lealtà per Benevento”, cioè, gli ex mastelliani che, come Fausto Pepe, non passarono nel 2009 nel centrodestra con Mastella, ma rimasero nel centrosinistra, consentendo alla consiliatura di continuare.

Nei giorni scorsi, ha cominciato riunirsi l’interpartitico del centrosinistra allargato anche alle forze non presenti in Consiglio, le formazioni di Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà. Primi approcci programmatici, ma ancora stallo sulla candidatura a sindaco. Né con un sì a Pepe, né con un no o con l’indizione di primarie.

Una scelta d’attesa che non potrà che lenire le difficoltà di un centrodestra, molto più acuite da un centrosinistra compattato sull’uscente e quindi giù in campagna elettorale o almeno d’accordo su un altro modo di individuare, in pochissime settimane, il proprio primo rappresentante per Palazzo Mosti, partendo così comunque avvantaggiato. Non ci vuole certo la frequentazione di una scuola di alta politica per comprenderlo, basta un antico adagio: chi tardi arriva, male alloggia!



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