Aceto scrive a Carofano: "Si lavori per Parco Nazionale Matese e per contrastare eolico selvaggio"

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Gianluca Aceto,  Articolo1Gianluca Aceto, Articolo1

"Credo che in Valle Telesina si stenti a comprendere che nel giro di pochi anni questa parte di Appennino meridionale diventerà come il Fortore". 

Gianluca Aceto, consigliere comunale di minoranza del gruppo “Telese Bene Comune” ha inviato una lettera a Pasquale Carofano, sindaco di Telese Terme con riferimento all’istituzione del Parco Nazionale del Matese. Aceto, a Carofano chiede di “mettere in campo energie e di iniziative aiutino la costituzione del Parco nazionale del Matese e contrastino l’incipiente eolico selvaggio”.

Questa la lettera

«Gentile Sindaco,
nel dicembre 2017 è stato istituito il Parco nazionale del Matese, chiamato a subentrare all’omologo ente regionale campano. L’istituzione rappresenta il culmine – sotto il profilo legislativo – di una vasta campagna dal basso che ha animato le comunità sannite, e quelle molisane in modo particolare.
Le iniziative si sono sviluppate nel tempo e hanno visto il coinvolgimento di amministrazioni territoriali, comunità, associazioni protezionistiche, portatori di interessi, singoli cittadini. Questo vasto e vario mondo ha inteso mandare un messaggio inequivocabile: il parco nazionale è l’occasione di sviluppo autocentrato che il territorio vuole costruire da sé. Sottolineo con forza questo aspetto: al di là della tutela degli habitat e della biodiversità, vi è la proposizione di un modello economico-sociale che guarda al futuro nella consapevolezza delle proprie radici.

Anche il Comune di Telese Terme ha manifestato l’intenzione di aderire a questo percorso istituzionale, politico, sociale; giudicandolo in grado, evidentemente, di imprimere la giusta svolta al destino della comunità telesina e dell’intero comprensorio. È un giudizio che mi trova pienamente concorde.
Mentre queste energie positive si mettevano in cammino, tuttavia, dal versante campano del Matese si affacciavano pesanti controspinte, di segno chiaramente regressivo. Mi riferisco alla mancanza di una strategia regionale che assecondasse la volontà emersa dai territori del Sannio, facendosi leva dei passaggi istituzionali e amministrativi necessari a trasformare la previsione normativa in un fatto concreto. Penso ad esempio alla promozione di ulteriori adesioni da parte dei comuni e all’avvio delle ipotesi di perimetrazione del parco.

Tra le controspinte io metto anche le autorizzazioni ad impianti industriali privati che, oltre a cozzare con i previsti, analoghi impianti pubblici (che la Regione non riesce a far partire), rappresentano un’oggettiva provocazione per intere popolazioni che si sentono comprensibilmente schiacciate e inascoltate.
La controspinta più evidente è la proliferazione di impianti eolici privati che già stanno sorgendo sulle nostre montagne, impegnando pezzi considerevoli del territorio beneventano destinati a rientrare nel parco nazionale. Non è solo un problema di superfici direttamente interessate: io sto pensando al paesaggio, tutelato dalla Costituzione e delle convenzioni internazionali, ma massacrato dalle logiche privatistiche e da una visione politico-amministrativa su cui non esprimo ulteriori apprezzamenti. Il paesaggio, considerato res nullius, è invece uno di qui beni comuni che – opportunamente tutelati – costituiscono il valore aggiunto del Sannio nella Campania e nella dorsale appenninica meridionale.

Qui sta il punto: credo che in Valle Telesina si stenti a comprendere che nel giro di pochi anni questa parte di Appennino meridionale diventerà come il Fortore. Domani sarà tardi per lamentarsi. Occorre invece agire adesso, e bene. C’è dell’altro. Come è emerso negli ultimi mesi, i comitati e le amministrazioni pubbliche impegnate nella battaglia che si oppone all’eolico selvaggio stanno evidenziando il tema delle acque e delle falde freatiche, fortemente impattate dalle opere di escavo e di messa a dimora delle centinaia (sì, centinaia) di palificazioni che stanno per issarsi sulle nostre montagne.
Lo scorso 2 settembre Telese Terme ha accolto il treno storico regionale, rievocando anche il trenino che portava i bagnanti dalla stazione agli stabilimenti termali e riscuotendo un notevole successo. Il treno storico regionale ha poi proseguito per i ‘Paesi dell’Acqua’ che si trovano nella Valle del Tammaro: Sassinoro, Morcone, Santa Croce del Sannio, Campolattaro, Fragneto l’Abate e Fragneto Monforte. Per alcune ore, all’insegna della storia ma con un occhio guardando all’immediato futuro, l’acqua ci ha idealmente uniti.

È in virtù di queste considerazioni, allora, che le chiedo di valutare la messa in campo di energie e di iniziative che aiutino la costituzione del Parco nazionale del Matese e contrastino l’incipiente eolico selvaggio. Non parlo soltanto di deliberazioni e atti ufficiali, ma parlo del coinvolgimento delle comunità telesine in un partecipato percorso di consapevolezza e di attivazione civica. Ecco, io ho questo sogno: che Telese Terme entri nella mischia e aiuti a riequilibrare gli esiti di una partita tenuta ancora aperta solo dalla tenacia di alcuni comitati e di qualche amministrazione.

Ho scelto la forma della lettera aperta, rinunciando a regolamenti e formalità, perché penso realmente che sia possibile mettere in piedi un’iniziativa condivisa e partecipata, con modalità da decidere insieme. Un’unica premura: i tempi, che – come lei sa - in queste faccende sono fondamentali.
Sono ovviamente disponibile a valutare ogni ipotesi di lavoro che lei dovesse reputare utile al raggiungimento degli obiettivi che ho provato ad illustrare in questa mia». 



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