All'Auser si e' dibattuto sul tema "Donne: conformiste o rivoluzionarie"

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Biagio Osvaldo SeveriniBiagio Osvaldo Severini

"Donne: conformiste o rivoluzionarie" è il tema che ha visto impegnati Biagio Osvaldo Severini e Lucia Gangale nella serata di giovedì 9 marzo all’Auser. La serata è iniziata con il drammatico dialogo tra Antigone e Ismene, personaggi sofoclei antitetici ed espressione di ribellione l’una, di remissività l’altra.

È stato tracciato il profilo di diverse figure femminili, di cui sono stati messi in evidenza gli aspetti peculiari in merito alla capacità di ciascuna di autodeterminarsi e contribuire così al cambiamento all’interno di società che le volevano sottomesse all’autorità paterna o maritale e comunque alle convenzioni sociali. Dunque, si può ben parlare di pensiero divergente e pensiero convergente, costante che comunque non è di genere. Sicuramente per la donna allontanarsi dallo status quo è stato ed è più faticoso e rischioso, forse anche per il peso di una colpa, quella del peccato originale, che ha finito per condizionare la positività stessa della donna, spesso vista come portatrice di male. Sorvoliamo sui limiti dell’interpretazione cognitiva della creazione nell’iconografia, sull’atto di Eva nei confronti di Adamo, sul conseguente peccato e quindi la perdita dell’innocenza con l’acquisto della libertà. Libertà dunque come atto di ribellione.

Una lunga carrellata di “medaglioni” proiettati attraverso le slide ha consentito al prof. Severini di soffermarsi, attraverso l’analisi estetica dei quadri di diversi autorevoli Artisti, sugli aspetti biografici, sulle attività scientifiche o gli studi intrapresi dalle donne. Le quali spesso hanno pagato con la vita il voler essere diverse, considerate nella loro peculiarità e soprattutto riconosciute come portatrici del diritto alla libertà di pensiero.

Altre, come testimonia il mito nella sua esemplarità, vengono ritenute giustamente o ingiustamente causa perfino di guerre, come narra appunto nelle sue varianti la vicenda di Elena, rapita da Paride. Tuttavia, al di là del mito, nel mondo greco la donna non gode certo di grande considerazione e spesso è esclusa da ogni forma di educazione.

Ipazia alessandrina, Ildegarda di Bingen, Eloisa, fino a Eleonora Pimentell De Fonseca sono tutte donne passate alla storia o perché protagoniste di vicende private travagliate e dolorose o perché emancipate rispetto ai loro tempi soprattutto per autonomia di pensiero e proprio per questo condannate.
Infine la Montessori, la Montalcini, distintesi per acutezza di pensiero, per intelligenza straordinaria applicata agli studi scientifici o scientificamente intesi anche sotto il profilo educativo.

Per altre invece il destino è stato segnato anche dalla personale remissività, considerato giusto non ribellarsi. O dalla costrizione a vivere per buona parte della vita in uno stato di segregazione, come è successo ad Alda Merini, poetessa dalla doppia anima. Ma neppure in questo caso si tratta di donne passive, anzi esse costituiscono quell’anello forte della società meno visibile ma capace di sostenere con paziente abnegazione la vita propria e altrui e di farsene cantori attraverso le azioni quotidiane o attraverso l’arte.
La serata si è conclusa con l’intervento di Lucia Gangale attraverso uno “sguardo” polisemantico su due icone del secolo breve :Evita Peron e Grace Kelly, la cui esistenza in un certo senso inversamente speculare, è stata contrassegnata dalla gioia e dal successo personale, ma anche dalla sofferenza e dal dolore, lasciando dietro di sé un ricordo sicuramente ricco di rimpianto e nostalgia, non privo però di giudizi critici discordi.
Un particolare ringraziamento va a Maura Luciano che ha declamato I versi dell’Antigone di Sofocle e a Mariella Perifano per averci gentilmente donato l’esposizione dei suoi quadri a tema.

Adriana Pedicini



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