Cives, Roberti: ”La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie e risiede nel mondo civile”

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Franco RobertiFranco Roberti

Successo di pubblico per l'incontro organizzato da Cives sul tema della corruzione.

I cittadini sentono forte l’esigenza della legalità. Lo testimonia l’affluenza di pubblico al convegno dal titolo “Forti contro la corruzione e le mafie”, che si è tenuto presso la sede del Centro di cultura “Raffaele Calabria” il 2 aprile. Relatore dell’incontro Franco Roberti, attuale assessore regionale alla sicurezza, già Procuratore nazionale antimafia. E’ intervenuto Michele Martino, referente provinciale di “Libera”.

A rendere omaggio a Roberti le massime autorità civili, militari e politiche della città. Tra di essi il prefetto Antonio Cappetta, il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, il tenente colonnello Alessandro Puel alla guida del Comando provinciale Carabinieri di Benevento, il comandante provinciale della guardia di finanza Mario Intelisano.

Ha introdotto i lavori Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della diocesi di Benevento che ha ricordato Papa Francesco e la sua citazione. ”La corruzione è il linguaggio più comune delle mafie”.

Da recenti indagini internazionali l’Italia si colloca al 53° posto in materia di corruzione. “Di certo, può esservi uno scollamento rispetto ai dati reali - rassicura Rossi - ma è certo che per gli investitori esteri il nostro Paese non è appetibile a causa del problema”. Prima di concludere il suo intervento il direttore della pastorale di Benevento incita i tanti giovani a cooperare perché la nostra provincia si attivi per il “benvivere” e richiama il “Decalogo per il buon politico” di Don Luigi Sturzo, così attuale, a distanza di oltre un secolo e vi trae uno dei principi fondamentali cui dovrebbe ispirarsi ogni politico serio: ”Se ami troppo il denaro non fare il politico”.

Anche per Michele Martino sono i giovani il fulcro per la costruzione di una nuova coscienza civica che “vanno dotati di conoscenza, consapevolezza e responsabilità. Non potremo mai essere liberi e forti se non riconosceremo le nostre mafie, i clan che pure affliggono la nostra provincia, le mafie su cui si indaga nella Valle Caudina o quella che a S. Lorenzo ha impiantato il racket dei rifiuti”. Il modo in cui si banalizza il parlare di mafie rischia di farne un evento meramente narrativo, fine a se stesso. Parallelamente occorre tenere viva la memoria di quanti, anche nel Sannio, hanno pagato con la vita l’essere al servizio dello Stato e della comunità. “Sostituire l’io con il noi” è la sfida che ci compete . Poi loda l’iniziativa della Prefettura di Benevento, impegnata nella restituzione dei beni confiscati alle mafie, perchè, restituiti alla comunità, siano forieri di iniziative di occupazione.

Sul valore del recupero culturale ed economico dei beni confiscati si innesta l’intervento di Franco Roberti che lamenta l’assenza di un’Agenzia nazionale che li raccolga in modo sistematico per valorizzarli con l’ingegno e le professionalità di cui i nostri territori dispongono a iosa. “Molto sta cambiando, afferma l’ex procuratore antimafia - dal 2012 esiste una normativa che impone alla Campania di recuperare alla comunità i beni confiscati che attualmente sono oltre 5000, con 720 aziende agricole. La corruzione - sostiene Roberti - testimonia dell’evoluzione delle mafie che, l’hanno sostituita alla violenza.

Dopo le stragi degli anni ’90 le mafie hanno mutato il proprio modus operandi: non più sparatorie, che minano la quiete apparente sotto cui può prosperare il malaffare, ma un patto di omertà che lega il corruttore al corrotto senza il ricorso ad azioni eclatanti. Le mafie si sono evolute anche grazie ad alcuni fenomeni che hanno rivoluzionato la società civile. La globalizzazione in primis, che ha avvantaggiato l’esportazione di denaro proveniente da attività illecite nei cosiddetti “paradisi fiscali”, cui hanno contribuito la debolezza dei mercati e la permeabilità delle Pubbliche Amministrazioni; il vuoto normativo in alcuni Stati e l’incrocio tra domanda e offerta in ambito criminale, si pensi allo smaltimento illecito di rifiuti, allo spaccio di droga, le estorsioni, il cybercrime, e il ritorno in termini di appoggio elettorale, per citare qualche esempio”

“La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, risiede nel mondo civile e si nutre della corruzione che striscia e permea la società civile”. Si dice certo l’ex magistrato, soddisfatto della normativa esistente in Italia . La legge di Merida del 2003 ha implementato i campi di azione e di deterrenza e oggi molte leggi antimafia sono adottate per combattere anche la corruzione, ma il problema resta la mancata sinergia in campo internazionale.

Sonia Caputo



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