I.DE.A. Laboratorio Culturale, ecco il bilancio del primo trimestre

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L’associazione traccia la linea delle attività con l'attenzione rivolta al Sud ed al rilancio delle aree interne.

Il primo trimestre di attività per I.DE.A. Laboratorio Culturale ci ha visto concentrare l'attenzione su una questione a noi assai cara, il Mezzogiorno, così Jonathan Checola, portavoce dell'Associazione. Un percorso che ci ha reso anche protagonisti nella presentazione del libro “Zero al Sud” e che portiamo avanti guardando con un occhio molto attento a quelle che sono le questioni di maggior interesse per il nostro territorio. L'artigianato, per esempio, può rappresentare la chiave principale per aprire ai giovani le porte dell'imprenditoria – in quanto esso consente non solo di trasformare in attività produttiva per la collettività ciò che potrebbe sembrare un hobby, ma permette anche di dar risalto a tipicità e produzioni strettamente territoriali. Il sannio, ed in particolar modo le aree interne del sannio, potrebbero (la speranza è che possano al più presto) costruire il proprio futuro, turistico ed ambientale, sullo sviluppo dell'artigianato locale. In tal senso è lodevole la scelta di qualche giorno fa del Comune di Casalduni di istituire un “mercato agricolo a km 0”.

Apprezzabilissima la decisione del sindaco Pasquale Iacovella, il quale ha raccolto le sollecitazioni degli artigiani locali agevolando così in qualche modo la sostenibilità ambientale e la filiera corta del settore agroalimentare, valorizzando le produzioni locali di qualità.”

“Dello stesso parere anche Antonio Barbieri, giovane artigiano della valle caudina, che aggiunge – l'artigianato sannita è assai ricercato ed apprezzato ben oltre i confini provinciali, come rimostrano ampiamente anche i dati di questi giorni che parlano di un +30% in termini di export per l'intera provincia di Benevento. In particolare il comparto agroalimentare nella nostra provincia trova grande vocazione, ad esso poi si aggiunge il successo delle produzioni enologiche che hanno portato addirittura al riconoscimento quale “Città europea del vino 2019”. Un successo che sicuramente si rifletterà sulle future generazioni in termini di produttività, favorendo così lo sfruttamento delle risorse naturali ed agricole, sia dal punto di vista della commercializzazione delle materie prime che dalla loro trasformazione in materie prime. Chissà che a scongiurare la desertificazione delle aree interne e lo spopolamento delle stesse, non possa essere proprio lo sviluppo dell'artigianato locale e la conseguente valorizzazione degli stessi territori.”



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