Migranti: Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia davanti alla Corte di giustizia europea

Oggi Polonia, Repubblica Ceca ed Ungheria compariranno davanti alla Corte di Giustizia europea. L'Unione europea accusa i tre membri del gruppo di Visegrad di avere infranto la legge rifiutando di accettare la propria quota di migranti. Rifiuto che ha spinto la Commissione europea a chiedere una multa per i tre paesi. Al picco della crisi migratoria, nel 2015, più di un milione di persone aveva presentato richiesta di asilo politico in Europa. Bruxelles aveva risposto approvando un piano per la ripartizione dei migranti tra i 28 stati basato sulle quote . Un sistema su cui l'Europa si era subito divisa . Il premier ungherese Viktor Orban era stato tra i primi a criticare il piano dell'Unione europea, accusando senza mezzi termini Bruxelles di ricattare gli stati membri. "Finché sarò il primo ministro dell'Ungheria la recinzione lungo il confine meridionale del paese resterà in piedi - aveva detto Orban -. Finché Fidesz e i cristiano-democratici governeranno l'Ungheria, non cedereremo ai "ricatti" di Bruxelles e rifiuteremo di accettare le quote obbligatorie di migranti". Ad Orban si erano presto accodati i governi di Polonia e Repubblica Ceca, anche loro contrari al sistema delle quote. Il no al piano di Bruxelles è all'origine dell'azione legale della Commissione europea, che nel 2017 ha avviato una procedura di infrazione contro i tre paesi. Stando all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati la maggior parte dei migranti arrivati tra il 2015 e il 2016 proveniva dal Medio Oriente. Di questi quasi la metà arrivava dalla Siria, paese devastato dalla guerra civile cominciata nel 2011.


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