Benevento: Presentato il libro di Franco Molfese 'Storia del brigantaggio dopo l'unità'
10:33:39 5515Nella serata di venerdì 9 novembre, presso la Libreria Luidig di Benevento, è stato presentato il libro di Franco Molfese : “Storia del brigantaggio dopo l'unità”, edito da West Indian - Country & Urban Sounds. Hanno presentato l’opera Giuseppe Addabbo (storico), Mario De Tommasi (antropologo) e Antonello Belmonte ( titolare della casa editrice ).
L’intervento di De Tommasi, ha mirato, più che a descrivere la vicenda squisitamente storica narrata nel libro, a mettere in luce le significative differenze esistenti fra nord e sud del paese ai tempi dell’unità italiana, differenze di natura culturale, sociale, ma soprattutto economica. Gli artefici del processo unitario, probabilmente in buona fede, non hanno tenuto conto del problema ed hanno operato, nel meridione, con gli stessi criteri che avrebbero usato nelle loro regioni di origine, sottovalutando, e forse anche un po’ disprezzando, una popolazione di cui non si comprendeva né la lingua, né le abitudini. De Tommasi ricorda, a tal proposito, una frase pronunciata da Cavour all’indomani della conquista del Sud da parte di Garibaldi:“ abbiamo mangiato le arance, adesso mangiamo i maccheroni”. I provvedimenti presi dal nuovo governo piemontese appena insediatosi, miravano, con una normativa unica e generale , a modificare un assetto latifondista consolidato nel quale era anche fortemente presente la Chiesa, assetto forte di tradizioni che non esistevano in altre parti d’Italia, come l’uso pubblico di terreni nei quali ognuno poteva raccogliere legna o far pascolare greggi. Una cultura dei beni comuni che non esisteva altrove, mortificata poi dallo smembramento di proprietà che vennero acquistate da rampanti borghesi filogovernativi che finirono con il creare il sistema padronale tradizionale. E’ stato quello il momento, a detta di De Tommasi, in cui si radica la presenza di veri latifondisti, salvo poi, con il tempo, essere eliminati anch’essi dal fenomeno dell’emigrazione prima e dell’evoluzione socio-economica poi. Addabbo prosegue lodando l’iniziativa del giovane editore che ha colto il bisogno, molto attuale, di investire in cultura, dove questo tipo di investimento può diventare anche uno sbocco lavorativo. Il fenomeno del brigantaggio però , egli afferma, va contestualizzato; è necessario ricordare le speranze di riscatto sociale ed economico dei contadini all’arrivo di Garibaldi e, contemporaneamente, il ruolo della borghesia meridionale, divisa fra sostenitori del regime borbonico e propugnatori del fenomeno unitario. Le speranze delle popolazioni più povere furono però frustrate da una serie di leggi introdotte dal nuovo governo. Esempio di tale politica furono la leva obbligatoria, che allontanava i giovani dalla compagna per anni, la tassa sul macinato, che sembrò voler colpire proprio il meridione contadino, per non parlare poi della mancata distribuzione delle terre e dunque della inattesa riforma agraria. Tutti provvedimenti che finirono con l’associarsi con la politica sanfedista promossa dai Borbone, loro tradizionale strumento di lotta contro nuove idee o uomini e circostanze ritenute pericolose, come era già accaduto nel 1799 quando il Cardinale Ruffo, sostenuto dai Borbone, chiamò il popolo alla lotta contro i “miscredenti” esponenti della Repubblica partenopea. Contadini e ricchi borghesi che finirono però con il puntare sul nuovo assetto dello stato, salvo rimanere delusi da promesse non mantenute e dalla trasformazione delle proprietà in latifondi sordi alle loro esigenze. Fu questo il momento del diffondersi del brigantaggio: uomini provenienti dal mondo contadino, da quello borghese e dai ranghi della milizia filo borbonica, determinati nel progetto di rifiutare il vecchio e il nuovo stato di cose. La protesta armata era dunque diventata lo strumento per sconfiggere la miseria e l’ingiustizia. Ancora oggi, purtroppo, ci sono dei Sud che subiscono politiche ingiuste, afferma Addabbo, “come avviene nella regione Campania a causa del napolicentrismo che mortifica i bisogni delle altre province, o come capita nei rapporti fra la città di Benevento e il Fortore, penalizzato dalle politiche del capoluogo”. Belmonte chiude gli interventi parlando della sua attività editoriale partita dalla passione per la musica ed approdata all’editoria libraria, soprattutto nell’ambito della ristampa di testi significativi. Ricorda che il libro di Molfese è stato pubblicato nel 1964, dopo sei anni di ricerche e studi all’interno della Biblioteca della Camera dei Deputati , luogo nel quale egli svolgeva il ruolo di Vicedirettore e dove scoprì, casualmente, una parte della relazione d’inchiesta sul brigantaggio postunitario. La Feltrinelli diede alle stampe la monumentale “Storia del brigantaggio dopo l'Unità” che è diventata, negli anni, “opera fondamentale e imprescindibile per chiunque voglia affrontare gli studi sul brigantaggio postunitario”. Dopo aver preso contatti con il nipote di Molfese, si è ristampata l’opera cercando di non modificare lo stile e l’organizzazione degli indici, della bibliografia e dei caratteri con cui essa era stata scritta, per amore dell’opera e per rispetto della stesura originale. Egli sottolinea infine due punti focali dell’opera, il ruolo dell’esercito garibaldino, scioltosi dopo l’impresa dei mille ed in parte confluito nel fenomeno del brigantaggio, e quello dell’esercito piemontese che, non conoscendo né il territorio, né le abitudini locali, si trovò a combattere una guerra spesso già persa, fino a giungere a macchiarsi di stragi ed eccidi come quello di Pontelandolfo e Casalduni.
Libro di spessore dunque, non solo storico, ma soprattutto sociale, storia a lungo dimenticata di un paese che da una pacata ricchezza feudale e contadina, si ritrova a vivere nella rassegnazione di una povertà senza speranza né prospettiva, molto diversa dalla nuova vita desiderata ed in cui aveva riposto fiducia, il tutto raccontato dalle pagine di un libro, non strumento digitale, ma tesoro da tenere e rigirare fra le mani per gustare, insieme alle vicende narrate, la possibilità di leggere e rileggere per poter riflettere.
Eusapia Tarricone

