Chi ci fa e chi ci è

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E’ seria l’emergenza idrica abbattutasi sulla metà degli abitanti di Benevento e su altri paesi sanniti, venerdì 23 novembre, stessa, infausta data dell’ultimo terremoto. Fino al 29 la fornitura sarà garantita per sei ore mattutine. Poi, si vedrà… Al grave danno per le famiglie, gli enti e le aziende, infatti, s’è abbinata la beffa della mancata conoscenza del motivo scatenante. Dal sindaco Fausto Pepe, ai manager della Gesesa (la società a capitale privato-pubblico, che gestisce il servizio), agli altri esponenti istituzionali, tutti, dicono: di tale problema o evenienza nulla sapevano. “Negli ultimi giorni s’è avuto un abbassamento costante e immotivato. Da 300 litri al secondo erogati normalmente dalle condotte del Biferno, infatti, s’è passati a circa 190 litri. A Benevento al momento ne giungono solamente 50 circa. Il sistema idrico di tutta la zona alta cittadina è, quindi, collassato. Riusciamo a garantire 4 o 5 ore di erogazione, frutto dello stoccaggio e non dell’erogazione diretta e grazie solo alle operazioni di emergenza attivate. Nessuno ci aveva avvertiti di quanto stava per accadere”: è la spiegazione ufficiale di Fausto Pepe, nel Consiglio Comunale straordinario, di domenica 25 pomeriggio, alla presenza della locale deputazione, a Roma e a Napoli, seduta al suo fianco. Benevento e i comuni colpiti ricevono l’acqua, per metà, da pozzi del proprio territorio. Il resto dall’acquedotto interregionale del Biferno. L’utilizzo condiviso è sancito da precisi accordi tra Molise e Campania. Per cui nessuno può permettersi di decidere unilateralmente di ridurre le portate: tale scelta va concordata tra le regioni interessate e il Governo. Da qui l’immediato attivarsi di parlamentari e consiglieri regionali con interrogazioni e richieste d’intervento risolutivo al Governo e alla Regione Campania per togliere i 35-45mila sanniti dalle molto disagiate condizioni di vita quotidiana prodotte.
Col passar delle ore la vicenda s’è complicata: i responsabili molisani della gestione dell’acquedotto hanno sostenuto che l’acqua non solo viene portata in Campania, nella quantità solita, ma anche che una diminuzione era stata da loro annunciata a chi di dovere fin da gennaio e poi ribadita. Molto piccato è apparso il presidente della Giunta Regionale del Molise che, come tutti i politici intervenuti, a sua volta cerca il responsabile di questo blackout idrico. Ciò anche perché in questi giorni s’è diffusa la voce che l’assurdo calo dell’acqua possa essere stato una conseguenza della decisione del Commissariato Straordinario di Governo (quindi nazionale) per l’emergenza rifiuti in Campania di collocare un sito di stoccaggio nel morconese, vicino al confine molisano. Si tratterebbe, in tal caso, di un vero atto di ostilità verso un popolo e una città (peraltro incolpevoli). Tanto più insopportabile perché Benevento è stata privata di tanta acqua dei suoi fiumi, per decenni, per darla alla Puglia.

Torniamo alla crisi in atto. E’ evidente che tra tutti i possibili responsabili dell’accaduto qualcuno non dice la verità o non la dice tutta. Venirne a capo non pare però difficile. C’è di sicuro un dirigente dell’acquedotto (nel Molise o in Campania) che ha dato l’ordine di ridurre grandemente il flusso dell’acqua e che non ha preavvisato. Da costui bisogna andare a chiedere conto come certo responsabile dei danni causati. Se, poi, c’è stato un altro che l’ha obbligato a farlo, si risalirà per il ristoro. Ristoro che non spetta solo ai commercianti, ma a tutti gli utenti beneventani: sulle bollette paghiamo non solo il consumo dell’acqua, ma tutto il servizio idrico (invero, paghiamo da tanti anni anche il sevizio di depurazione senza avere un depuratore…). Noi cittadini, infatti, possiamo patire solo i danni derivanti da guasti improvvisi o da lavori indifferibili, previo opportuno avviso: stiamo parlando, infatti, di un servizio pubblico essenziale, probabilmente il primo tra tutti.

In questi frangenti di crisi acuta, però, determinante è la massima unità territoriale. C’è un diritto della comunità sannita calpestato impudentemente e va ristabilito: conta solo questo ora. Nulla è peggio, dunque, in questi giorni dello sciacallaggio politico di chi cerca di lucrare consenso politico, dando la colpa dell’accaduto alla Giunta Comunale in carica. Troppo facile sarebbe obiettare che, se il Comune di Benevento ha maturato ritardi nel realizzare l’autosufficienza idrica territoriale, la colpa è di chi l’ha amministrato negli ultimi 13 anni e non dei successori, negli ultimi 18 mesi. Ma così reagendo si scenderebbe allo stesso livello di speculazione. Occorre, invece, fare fronte comune e reagire con energia: chi ci ha tolto l’acqua l’ha fatto anche puntando sulla debolezza, sulla rassegnazione e sull’acquiescenza storiche delle popolazioni di Benevento e del Sannio. Poi, ripristinata la dovuta regolare erogazione e pensandoci mille volte sulla privatizzazione il servizio, si dovrà con urgenza por mano all’autonomia idrica del Sannio che l’acqua per far da sé ce l’ha. Tutti i politici e gli amministratori sanniti hanno tanto da farsi perdonare, se ciò ancora non è.



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