CIMO Medici: "La preoccupazione sul nuovo Polo Oncologico, personale sanitario sottodimensionato e demotivato"

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Le polemiche sulle vicende della sanità della Provincia di Benevento sulla realizzazione del Piano Regionale Ospedaliero e sulla perdita di professionisti spinge ad un intervento da parte del presidente Nazionale di CIMO, il Sindacato più rappresentativo dei medici.

"Devo necessariamente premettere che l’idea di un’Azienda Ospedaliera unica Rummo – S. Alfonso dei Liguori è sempre stata sostenuta da CIMO - dichiara il presidente nazionale del sindacato CIMO, Guido Quici -  anche contro chi a quell’epoca, e mi riferisco alle polemiche sollevate negli anni 2011-2014, non aveva capito l’importanza strategica di evitare la chiusura del Presidio Ospedaliero di S. Agata ed al tempo stesso potenziare il Rummo di Benevento. Credo sia altrettanto necessario chiarire che l’istituzione di un Polo Oncologico nella nostra Provincia rappresenti una vera opportunità per tutta la regione ma, ovviamente, la partita si gioca sugli aspetti finanziari, strutturali, organizzativi e, soprattutto, su una chiara politica del personale".

Quici considera con amarezza che ci troviamo, oggi, all’epilogo di un evidente declino della sanità italiana "per scelte politiche disastrose che hanno seriamente pregiudicato l’universalismo e l’accesso alle cure, ad iniziare dal federalismo sanitario, al sottofinanziamento del SSN, fino all’imposizione di tagli lineari soprattutto in regioni oggetto di piano di rientro come la Campania".

Quici traccia il quadro del settore sanità in Campania. Il contesto parte dal 2004, per il Rummo quasi al termine del mandato Mussi, ed in tutti questi anni è prevalsa solo la logica economica basata su bilanci da chiudere in attivo o pareggio per consentire ai direttori generali che si sono succeduti, la riscossione dei premi di risultato e l’eventuale riconferma del proprio incarico. Non a caso, per oltre un decennio, il numero di medici è diventato sempre più esiguo, i direttori di struttura andati in pensione non sono stati sostituiti (vedi otorinolaringoiatria, malattie infettive, pediatria, TIN, ecc.), decine di medici precari hanno tamponato le gravi carenze di organico ma poi sono andati via per mancanza di concorsi pubblici, il finanziamento per l’attività formativa è stata quasi azzerata, le retribuzioni di risultato sono state pagate dopo anni solo dall’attuale amministrazione ma, soprattutto, si è assistito ad un netto distacco tra i management che si sono succeduti ed i medici e sanitari della struttura sanitaria.

"Soprattutto - continua il presidente CIMO - per anni ed anni, i responsabili medici di struttura non hanno quasi mai avuto la possibilità, per esigenze di economia, di ottenere risposte concrete a legittime a richieste di adeguamento del personale o della tecnologia per migliorare la qualità dei servizi. Tante salite al 5° piano della palazzina amministrativa e tante discese a vuoto. Ecco ciò che è venuto meno è stata proprio la spinta motivazionale, probabilmente sufficiente ad evitare alcune legittime scelte professionali".

"Quindi - conclude Quici - la preoccupazione sul nuovo Polo Oncologico è legata al personale sanitario, oggi sottodimensionato e demotivato. Se, davvero, si vuole rilanciare l’Azienda S. Pio, occorre ripartire dai medici, dagli infermieri e dai tecnici, ovvero da coloro che in questi anni di dura crisi economica hanno garantito l’assistenza a dispetto di tutto e di tutti".



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