Classifica Censis: Benevento ultima tra i piccoli atenei non statali

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Situazione critica per l’Università degli studi del Sannio e per tutti gli altri atenei della Campania: carenze soprattutto in servizi, strutture e nel grado di internazionalizzazione e difficoltà a competere con gli altri atenei italiani. A dirlo l’ultima classifica Censis.

Pubblicata l’ultima classifica Censis, analisi volta a valutare il sistema universitario italiano in base ad alcuni parametri quali le strutture disponibili, i servizi erogati, il livello di internazionalizzazione e la capacità di comunicazione 2.0.

Male per l’Università del Sannio di Benevento che con 75,4 punti di media occupa l’ultima posizione nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti), riportando punteggi bassi soprattutto nell’erogazione dei servizi (66) e nel grado di internazionalizzazione (76), seguita dall’ Università del Molise (con una media del 77,0).

Bocciata anche l’Università di Napoli Federico II che al pari dello scorso anno è l’ultima tra i mega atenei statali (oltre 40.000 iscritti) riportando una media di 72,4 punti. Stabili, invece, le università di Napoli Parthenope (punteggio medio 72) e Napoli L’Orientale (punteggio medio 70,8) rispettivamente in penultima e ultima posizione nella classifica dei medi atenei statali (tra 10.000 a 20.000 iscritti) e in linea con i risultati dello scorso anno.

Performance negativa, infine, anche per l’Università degli studi di Salerno in terzultima posizione tra i grandi atenei statali, con un punteggio medio del 76,8 e carenze soprattutto nelle strutture e nel grado di internazionalizzazione. Per quanto riguarda, invece, la situazione complessiva è nel Centro- Italia che si riscontrano le migliori performance, in particolare con l’Alma Mater di Bologna, prima tra i mega atenei statali e con l’Università di Siena, prima tra i medi atenei statali. Tra gli atenei non statali sul podio l’Università Commerciale Luigi Bocconi, la Cattolica di Milano e la Luiss Guido Carli, in linea con i risultati dello scorso anno.

Analisi e performance delle migliori facoltà

Volendo, invece, soffermarsi su un’analisi tra le migliori facoltà, i primi posti sono delle discipline scientifiche: l’85% dei laureati a tre anni dal conseguimento del titolo di studio lavora e percepisce uno stipendio medio netto di 1300 euro al mese; risultato simile a quello dei laureati in comunicazione, facoltà finora bistrattata. Al di sotto della media nazionale le facoltà di scienze politiche, biologie, storia e filosofia. Nella lista nera anche giurisprudenza che conta un numero di laureati eccessivamente alto e che non garantisce stipendi soddisfacenti: a tre anni dal conseguimento del titolo solo la metà dei laureati in giurisprudenza lavora, con un reddito medio che non si allontana molto da 1000 euro al mese.

Crescono le immatricolazioni e si consolida la dimensione internazionale

Si registra per il terzo anno consecutivo una crescita delle immatricolazioni (+5,2% rispetto all’anno accademico 2015-2016) e viene confermata la rilevanza dell’università, scelta da oltre il 47% dei diplomati italiani. Si consolida anche la dimensione internazionale: nell’ultimo anno più di 44.000 iscritti (quasi il 4% del totale) hanno studiato presso un ateneo estero. Nel 2016, inoltre, quasi il 9% dei corsi di studio erogati era interamente in lingua inglese o con specifici curricula interamente in lingua inglese, mentre il 13% dei corsi di studio prevedeva il rilascio del titolo doppio o congiunto (double degree).

Carmen Chiara Camarca



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