Cristina Donà ha irretito il pubblico: suo in un piacere di suoni a cospetto di voce

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Nostro servizio - “Che sapore ha una vita mal spesa?” si è chiesta Cristina Donà, cantando. Uno iato rispetto alla melodia, alla forza della sua voce, a cui voler continuamente arrendersi. Smarriti nell’ascolto, quelle parole abbiamo dovuto acciuffarle per la coda. Proprio nel momento in cui stavano per svanire, facendo posto ad altre. La risposta, quella che mai si vorrebbe saper dare o quella che, pur conoscendo, si rimanda, non è però il cardine. Più importanti sono il coraggio, l’intelligenza del formulare l’interrogativo.

Al di là di qualsivoglia bilancio, ieri sera all’Arco del Sacramento, la cantautrice bergamasca ci ha donato la visione del suo sorprendente vigore, delle sue capacità di emozionarsi e ridere, della sua apertura verso il mondo e verso le vite, quelle degli altri. Un vortice di emozioni, un piacere di suoni, costruiti da 10 mani su 5 strumenti.

Il festival Zona Franca in South Italy, con la sua sezione di musica indipendente, ‘No Tag’, curata e diretta da Ernesto Razzano, ci ha concesso, per ultimo con la Donà, un respiro ampio. Non è stato necessario spostarsi altrove, baricentro buona musica: Benevento.

La Donà, poi, ha avuto pure gioco facile nel soggiogarci, troppe le doti da poter sfoderare. Cantautrice raffinata, anima rock, sorvegliata speciale del panorama musicale dal 1995, quando si classificò terza al premio Ciampi, è adorata dalla critica e dal pubblico dei suoi concerti.
Tutto può con la sua voce, talmente duttile da evocare la Joplin, la Smith e poi la Mitchell, nel giro di pochi accordi.

Sente, capta, felino da palco, l’umore tuo e te lo rimanda, caricandolo col suo. La chitarra restituisce accordi sordi, ruvidi, e lei tesse immagini, filandoli in melodia, grazie alle innumerevoli sfumature di quella sua fortunata voce.
Sorride facendoti sorridere, deride, ironizza, sposta e scava, conquista, senza volerlo ma ben sapendolo. Porta avanti l'altro-rock italiano, quello che difficilmente passa per le radio, quella che come ha detto anche lei, ieri sera: “Difficilmente può vedersi in Tv”.

La sua nuova formazione, composta da Emanuele Brignola al basso, Francesco De Nigris alla chitarra elettrica, alla acustica e ai cori, Piero Monterisi alla batteria e alle percussioni pare calzarle a pennello, capace quanto e come lei di sorprendere.

La Donà ha calcato il palco per cominciare immediatamente a suonare ‘Settembre’ dell’album ‘La quinta stagione’ riproposto, riarrangiato, in quello successivo ‘Piccola faccia’. Poi, è toccato a ‘L’ultima giornata di sole’ dall’album ‘Nido’. Dal pubblico, il primo, sentito ‘Brava Cristina Donà!’ a cui lei ha saggiamente controbattuto ‘Puoi dire anche solo Brava Cristina”!

Già catturati, abbiamo ascoltato una splendida versione di ‘Universo’ che ha sciolto i dubbi di quelli che erano accorsi pur non conoscendola. Chi invece la seguiva da tempo le ha urlato gli auguri. E’ stata la Donà a spiegare: “E’ vero, oggi è il mio compleanno. La data iniziale del concerto qui a Benevento doveva essere il 9 luglio, poi saltata. Mi fa piacere che siamo riusciti a recuperare, seppur nel giorno del mio compleanno. Spesso ricevo delle mail in cui mi si chiede perché io sia poco presente al Sud. Io farei un tour tutto Sud se avessi luoghi come questo pronti a ospitarmi! A tal proposito ringrazio Ernesto e Rosa Razzano e Vittorio Scocca (proprietari e menti del music club Morgana) per la splendida accoglienza e per aver pensato a me”.

‘Salti nell’aria’ - dal terzo album ‘Dove sei tu’ – è stato un invito, da lei stessa svelato, a non perdere mai il sorriso e la capacità d’immaginazione dei bambini. Successivamente spazio all’ironia, con ‘Volevo essere altrove’ e ‘Terapie’. I nuovi, concordati, pattuiti ‘Brava Cristina” si sono susseguiti. L’acme si è raggiunto con le splendide versioni dei brani Nel mio giardino, Triathlon , Invisibile tratti proprio dall’album ‘Dove sei tu’ che nel 2003 si piazzò al primo posto, stabilmente, delle classifiche indie di Musica&Dischi.

Le percussioni e i fiati di Jose Ramon Caravallo Armas (già componente dal 2003 del gruppo fiorentino Bandabardò) hanno contribuito a sconfiggere qualsiasi tentativo di resistere al canto delle sirene… La Donà chiede di intonarle un ‘Tanti auguri’? Come pubblico ci solleviamo: sconnessi, stonati, quasi in un coro a bocca chiusa bofonchiamo… lei pare apprezzare, se non l’ardore l’abnegazione…

Lei ha continuato a cantare fin quando ha potuto, dispiegando energia, volontà e vita. Noi, mentalmente, abbiamo ringraziato Manuel Agnelli (fondatore e leader degli Afterhours, insieme a Mauro Ermanno "Joe" Giovanardi, voce dei Carnival of Fools e dei La Crus) responsabile, artefice del suo ingresso nella musica.

Si conobbero nel 1990, nell’occupazione dell'Accademia di Belle Arti a Milano. Agnelli la invitò a scrivere canzoni. Nel 1995 lei lo ricontattò per la realizzazione di un album: Tregua che ottenne la Targa Tenco 1997 come "Miglior album d'esordio", il premio Max Generation, il referendum di Musica&Dischi nella categoria "migliore album d'esordio" e l’ammirazione di Robert Wyatt. Quest’ultimo lo segnalò sulla rivista musicale britannica Mojo tra i suoi dischi preferiti.

Quando Wyatt, nel 2001, diviene direttore artistico dell’autorevole Meltdown Festival alla Royal Festival Hall di Londra la invitò a esibirsi, unica tra le italiane.
Wyatt è pure autore degli arrangiamenti del brano 'Goccia', splendidamente interpretato anche ieri sera.
E’ stata la stessa Donà ad affermare: “La precedente versione, quella senza di lui, era molto scarna e Wyatt l'ha impreziosita, aggiungendovi curiosi suoni di tromba e un accompagnamento cantato in forma di bolero".
Nel 2006 il contratto discografico con la EMI.
Tiziana Nardone



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