Intervista. Roberto Scozzi alias Anonimo Italiano: “Nelle mie canzoni canto l’amore nella sua semplicità”

18:39:37 7407 stampa questo articolo

Abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio - attraverso una lunga chiacchierata – un grande artista della musica italiana. Stiamo parlando di Roberto Scozzi, in arte Anonimo Italiano.

Dopo questa piacevole chiacchierata possiamo affermare con certezza che Roberto è una persona molto semplice e avrebbe, senza dubbio, meritato di raccogliere molto più di quanto ha avuto. Il nome di Roberto è legato ad alcuni successi indimenticabili: E così addio, Anche questa è vita, Ieri, Mi mancherai, ma sono tanti i brani che fanno parte della sua lunga carriera musicale. Roby, per gli amici, canta l’amore: un sentimento visto nella sua forma più pura.

Il vero successo di Roberto parte nel lontano 1995: “A parte i primi gruppi musicali dei tempi del liceo, mi esibivo in alcuni locali attraverso serate di pianobar. Era qualcosa che facevo per puro divertimento. Un mio amico - racconta Roberto - aveva un negozio di dischi e si ricordò di questa mia voce molto simile a quella di Claudio Baglioni. Un giorno mi convinse a tenere un provino per la casa discografica Bmg. Erano da poco usciti gli Audio 2. Francamente, non è che fossi molto interessato a questa proposta, ma poi accettai. Questa casa discografica, dopo aver ascoltato un paio di canzoni, mi chiamò immediatamente per farmi stipulare un contratto valido cinque anni per cinque album. Partimmo con il singolo E così addio che usci nel dicembre del 1994. Scegliemmo il nome Anonimo Italiano ricollegandoci un po’ al famoso film ‘Anonimo Veneziano’. Da qui l’uso di questa famosa maschera”.

“Questa cosa - nata quasi per gioco - cominciò ad andare benissimo e a creare un vero e proprio caso mediatico. Ricordo che vendemmo circa 3000 singoli. Con l’uscita del disco, a febbraio del 1995, le vendite schizzarono vertiginosamente, fino ad arrivare a 120000 copie”.

“Nel frattempo  - continua Roberto -  quando il disco raggiunse le 60000 copie che, all’epoca valevano il disco d’oro, Claudio Baglioni non prese bene questa cosa e diffidò la Bmg dal continuare il progetto Anonimo Italiano. Restammo basiti, perchè nessuno si aspettava una cosa del genere, anche perché si trattò dell’ unico caso in cui un cantante diffidava un altro collega. In realtà c’era solo una somiglianza vocale e alcun plagio. Fu una cosa che mi limitò tantissimo perché avevo cominciato a fare molta televisione, partecipando a programmi come Non è la Rai condotto da Ambra Angiolini, Super con Gerry Scotti, Target e anche vari Tg. Adesso sono passati tanti anni, anche se il grande Claudio Baglioni non l’ho mai incontrato, se non in occasione di una partita del derby del cuore, ma da lontano. Oggi mi farebbe molto piacerebbe incontrarlo”.

La musica in tutti questi anni è cambiata tantissimo : “E’ vero - conferma Roberto Scozzi - in modo particolare il pop italiano. E’ cambiato il modo di scrivere testi. Non è quel pop che facevamo io, Vallesi e Di Cataldo. Erano canzoni scritte con sentimenti ingenui, non dico alla Mogol, ma era un modo di scrivere certamente non facile. E’ cambiata anche la qualità del cantante e il modo di fare musica: oggi si usano molto i computer. Li usiamo anche noi in fase di realizzazione, ma all’epoca erano tutti strumenti veri: dal basso, alla batteria, alle chitarre. Oggi molti strumenti sono campionati e il risultato non è certamente lo stesso”.

“Lo scorso anno - continua Roby - ero stato invitato a partecipare ad Ora o mai più, un format sulla musica italiana in onda su Rai 1. Era tutto confermato, poi non so per quale motivo mi sia stato detto che avrei partecipato a questa edizione”.

“Diciamo che l’avvento di internet è stato molto importante: se all’epoca avessi avuto facebook avrei venduto tantissime migliaia di copie. Per fortuna ho uno zoccolo duro di persone che mi seguono, faccio tanti concerti in tutta Italia e soprattutto al sud. E’ chiaro che, rientrare nelle major radiofoniche, è difficile. Lì ci vanno le grandi etichette. Ci sono, però, radio che prediligono la musica italiana di un tempo, quella che in sostanza facevamo noi”.

Non sono mancati nella carriera di Roberto momenti difficili: “Assolutamente sì. Ci sono stati momenti nei quali mi sono sentito, più che solo, direi abbandonato da alcuni che credevo amici. Quando il successo arriva tutti ti sono accanto: ti senti sulla cresta dell’onda e pensi che questa cosa durerà per sempre. Ero sempre al centro dell’attenzione, giravo tantissimo, ero ovunque. In realtà, l’esperienza di oggi mi sarebbe servita molto in quel periodo. Poi capisci che tutto passa. E’ importante avere dietro persone che ti spingano e diano la possibilità di andare avanti. Nonostante questo, però, ho continuato a fare dischi: con il prossimo raggiungerò l’ottavo album. Prediligo sempre la qualità dei brani: in questo ultimo lavoro c’è una canzone che è molto significativa”.

Ma andiamo a capire da dove nascono le canzoni di Anonimo: “E’ sempre il frutto di un lavoro di gruppo. Nascono da situazioni quotidiane, da immagini. Il tema dominante è sempre l’amore, visto in modo romantico, ingenuo, adolescenziale. Se vogliamo nella sua forma più pura. Oggi si è un po’ perso il senso della canzone d’amore. I pezzi ai quali tengo sono diversi: Anche questa è vita, Mi mancherai, Ieri, E così addio”.

Il vero successo di Roberto è senza dubbio il contatto con il pubblico: “ Per me il loro contatto è fondamentale: è stato bellissimo anche in Sicilia, dove ho tenuto un concerto un mese fa. Sentir cantare le tue canzoni è sempre emozionante. Rispetto molto il mio pubblico, anche su facebook cerco di rispondere a tutti”.

“Ho avuto il piacere di duettare con diversi colleghi: tra quelli che ricordo volentieri, senza nulla togliere agli altri, c’è quello con il grande pianista francese Richard Clayderman; il quale mi chiamò per riarrangiare E così addio. Impazziva per questa canzone e la ricantai completamente. Ricordo anche un singolo intitolato ‘Ci sarai’ con Leandro Barsotti e I Ragazzi Italiani. Una canzone che mi riportò in tv insieme a loro. Nel 2013 c’è stato anche un altro duetto con Amedeo Minghi, intitolato l’Aquilone. E’ una dedica a Roberto, il nostro batterista in comune, che scomparve improvvisamente mentre stavamo registrando il disco”.

“Il sogno resta Sanremo – confessa sinceramente Roberto - ma ancora prima, tornare a far parte della televisione che conta. Ancora oggi la tv fa la differenza, anche se ho fatto uno special che andrà in onda su Rete 4 e che uscirà tra pochi giorni”.

Ma qual è il rapporto che Anonimo Italiano ha con i suoi musicisti? “Penso sia eccezionale, fatto di rispetto e di grande correttezza. Li ho sempre trattati bene. Non sono l’artista che approfitta. Li considero, e lo sono, tutti dei professionisti. C’è anche il momento della risata, dello scherzo. E’ normale, poi, che quando si sale sul palco  le cose si fanno seriamente. La musica è un qualcosa di serio”.

“Aggiungo una cosa -  prosegue Scozzi - dietro la beneficenza, spesso, si nascondono cose poco simpatiche. Come dice anche un mio collega: la beneficenza è qualcosa che decido io, quando e come farla”.

Cerchiamo di farci svelare qualcosa sul nuovo album, ma Roberto è ermetico: “Nel mio prossimo album c’è una canzone che è stata scritta con un giovane premio della critica di Sanremo di qualche anno fa. Non posso dire ancora il titolo. Secondo i vari addetti ai lavori si tratta di una canzone molto bella, ma che non parla del solito amore tra uomo e donna. Affronta una tematica particolarissima. Saranno 10 inediti. Il nuovo disco ho preferito farlo uscire ad inizio del prossimo anno, ma ci sarà qualche anticipazione in questo inverno. E’ un lavoro dove c’è anche la collaborazione di un grande autore come Antonio Decimo, con il quale scrissi Mi mancherai e altri brani”.

“A breve uscirà una partecipazione che ho fatto con una cantante venezuelana per un progetto benefico. Ci sono anche gli Audio 2 e Annalisa Minetti. E’ un po’ un genere lontano dal mio stereotipo classico”.

Gestire il successo non è semplice: “Voglio invitare questi giovani a non mollare mai e a saper gestire il successo nel caso in cui dovesse arrivare. Il consiglio è quello di affidarsi a persone competenti e che facciano realmente i loro interessi. Bisogna mantenere la giusta umiltà: non troppa, altrimenti si diventa l’amico della porta accanto; ma nemmeno molta perché si rischia di diventare troppo presuntuosi. Tutto questo, poi, porta inevitabilmente al distacco. L’artista più canta e meglio è. Questo è quello che mi hanno insegnato i grandi discografici”.

Non poteva mancare un saluto agli amici napoletani: “Un saluto caloroso al pubblico napoletano. Ho lavorato con un grande autore che si chiama Gianni Luna. E’ un ragazzo molto bravo. Napoli mi vuole molto bene, io sono un po’ oriundo perché ho dei trascorsi casertani da parte di mia madre. Mio padre ascoltava canzoni napoletane e romane. E’ una città eccezionale. Ci sono tantissimi bravi artisti. Ho conosciuto di persona Finizio e D’Alessio. Quest’ultimo l’ho conosciuto in un secondo momento e nei miei confronti ebbe belle parole che mi fecero molto piacere. E’ una persona che oltre a saper fare bene il suo lavoro stimo molto”.

Claudio Donato



Articolo di Musica / Commenti