De Nigris chiede l'istituzione del Registro delle unioni civili

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Luigi De NigrisLuigi De Nigris

Continua la battaglia per il riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali. A chiedere l’istituzione di un Registro delle unioni civili, tramite un Consiglio comunale ad hoc è Luigi de Nigris, Consigliere comunale di Sud, Innovazione e Legalità.

“I diritti civili sono l'insieme delle libertà e delle prerogative garantite alle persone fisiche. In un Paese moderno e democratico, dove l’affermazione di ogni persona è una ricchezza inestimabile per l'intera comunità e la diversità un fattore positivo di progresso umano e di convivenza civile, la battaglia per i diritti civili dovrebbe essere un impegno di tutti”.

Si esprime in questi termini Luigi De Nigris, Consigliere comunale a Palazzo Mosti per Sud, Innovazione e Legalità che poi dichiara: “la manifestazione tenuta sabato scorso a Benevento sembra aver stimolato un dibattito su questi argomenti risvegliando coscienze, singole e di gruppo, di una malinconica, pigra e sonnacchiosa città”.
Tuttavia, sottolinea, “se sull’argomento i cittadini possono sicuramente discutere ed esprimersi attraverso i social network, partecipando a convegni o a tavole rotonde, oppure manifestando la loro opinione con ogni altro utile mezzo, chi riveste cariche pubbliche. Mi riferisco evidentemente agli amministratori comunali Sindaco, Assessori e Consiglieri, hanno invece il dovere di esprimersi ed adottare decisioni con i propri deliberati. Hanno, quindi, il dovere di confrontarsi nel civico consesso per far conoscere alla propria comunità di riferimento, senza se e senza ma, se è favorevole o contrario al riconoscimento dei suddetti principi”.
Per queste ragioni spiega poi De Nigris, “ho depositato presso la segreteria dell'Ente una richiesta di ordine del giorno per discutere sul seguente argomento: Riconoscimento delle unioni civili. Istituzione registro e approvazione regolamento comunale, al fine di rispettare la libertà individuale di ogni cittadino che decide di vivere la propria vita di relazione con altri soggetti, affermando il concetto di coppia indipendentemente dal sesso e dai vincoli amministrativo-civili”.
“Ciascun consigliere comunale – specifica - non importa se di destra o di sinistra, di maggioranza o di opposizione, laico o cattolico, potrà quindi scegliere di condividere o meno la mia richiesta, che, per essere obbligatoriamente discussa, necessita di almeno otto firme”.
“L’auspicio – dichiara ancora il Consigliere di Sud, Innovazione e Legalità - è che tale risultato possa essere raggiunto per consentire al Consiglio comunale di discutere e determinarsi su un argomento di così viva attualità. Solo due giorni fa, infatti, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza un rapporto sull'uguaglianza di genere in Europa”.

“Un tema – prosegue - sul quale l’Italia è ancora molto indietro rispetto ad altre nazioni europee frenata com'è dalle preoccupazioni espresse dalla Chiesa, che resta ancora immobile di fronte alle grandi sfide e ai grandi bisogni del nostro tempo, dalle forze conservatrici di destra, nonché i teodem del Partito Democratico. Una situazione che purtroppo si ripete ogni qualvolta si parla di diritti civili: dalle scelte di fine vita alla situazione dei detenuti, dai tentativi di rendere problematico l’aborto con l’obiezione di coscienza, alla vergognosa legge sulla procreazione assistita, dalla situazione dei disabili a quella dei vecchi con problemi di demenza. Per restare all’attualità delle unioni civili, il nostro Paese è un fanalino di coda. In Europa le unioni civili sono previste in Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Finlandia Croazia e Irlanda del Nord. Le nozze gay in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda e Irlanda. Le uniche nazioni a non avere né le nozze gay né le unioni civili sono: l’Italia, la Grecia, Cipro e sei nazioni dell’Est europeo: Slovacchia, Polonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria”.
“L’insostenibile ritornello ‘ce lo chiede l’Europa’ – conclude -è stato finora utilizzato per stroncare sul nascere ogni tentativo di discussione sui temi economici. Dietro ‘l'Europa’ ci si è nascosti per giustificare la perdita di sovranità di un popolo e di una nazione; per foraggiare le banche e per chiedere immani sacrifici agli italiani che si sono visti tagliare le pensioni, non adeguare da cinque anni i contratti degli impiegati pubblici oppure eliminare l'articolo 18 che tutelava i lavoratori. Almeno questa volta l’Europa non ci chiede un sacrificio economico-finaziario, ma un concreto impegno per favorire l’uguaglianza”. 

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