Di Gioia lascia Sel: 'Nel Sannio partito fermo'

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“La passione politica che ha spinto me, così come molti altri compagni, a spendersi per la costruzione di un partito di sinistra moderno e di governo, che rompesse con rigidi schemi e con arcaiche pratiche di gestione di un semplice apparato di mantenimento del poco esistente, si è scontrato con la realtà dei fatti”. Sono queste le parole del dimissionario Giuseppe Di Gioia componente dell'Assemblea regionale SEL, dell'Assemblea provinciale e membro del Coordinamento provinciale che ha deciso di lasciare il partito che fa capo a Nichi Vendola. “L'immobilismo politico è stata la peculiarità del partito nel Sannio, sebbene più volte io stesso abbia sollecitato la dirigenza ad elaborare un proposta politica per il territorio, a partecipare al dibattito pubblico, a declinare la narrazione vendoliana e farla diventare soluzione innovativa per i problemi sociali, culturali ed economici del Sannio. Questa terra avrebbe bisogno di una forza di sinistra, forte non in termini solo numerici ma attiva sul piano della proposta politica. Viviamo in un territorio desertificato socialmente ed economicamente dove cresce il livello di disoccupazione, dove fasce sempre maggiori di popolazione scivolano verso la povertà e dove ridiventa significativo il problema dell'emigrazione soprattutto dei giovani ad elevato tasso di scolarizzazione, che vanno via non per scelta ma per cercare lavoro, facendo così venir meno le possibilità di un rilancio economico-culturale in quanto è su quelle forze che avremmo dovuto basare le idee di un nuovo sviluppo territoriale. Temi da affrontare e non solo da discutere, ce ne sono troppi, occorre solo stabilire le priorità, le risorse e i metodi politici per farlo. E invece – ha sottolineato Di Gioia - SEL ha preferito vivere in un placido ed inattivo anonimato. La mia visione della politica si è rivelata in contrasto con le scelte dell'attuale dirigenza provinciale e se a questo aggiungo una mia ponderata analisi sul confronto fra quanto scritto nel manifesto politico di SEL, ovvero il tentativo di aggregare le forze di una sinistra progressista e di governo, di spostare l'asse della coalizione di centrosinistra verso le proprie posizioni e impedire una deriva centrista di tutta l'alleanza e quanto praticato ebbene dobbiamo ammettere che solo quest'ultimo obiettivo è stato parzialmente raggiunto mentre, oltre a non essere stata capace di unire forze, soggetti e movimenti in un disegno globale (la nascita di Rivoluzione Civile ne è la prova) SEL è anche riuscita a dividersi internamente per ragioni e difetti tanto vecchi quanto lo sono le sconfitte dell'ultima versione della sinistra italiana e dalle quali essa stessa non riesce ad imparare la lezione. Di conseguenza, credo sia opportuno dimettermi da Sinistra Ecologia Libertà e quindi da componente dell'Assemblea regionale, dall'Assemblea provinciale e dal Coordinamento provinciale. La mia passione per la politica – ha concluso Di Gioia - non sarà spenta né attenuata da questa esperienza, sotto tanti punti di vista poco positiva e rifletterò sul modo di contribuire al rilancio delle idee progressiste e politicamente innovative per il nostro territorio d'ora in avanti e appoggiando alle elezioni politiche di fine mese il PD, l'unico partito che nelle primarie sia riuscito a trovare un momento di aggregazione e non di eliminazione di sensibilità interne, in cui il confronto, anche fra posizioni diverse è possibile e che si candida a guidare il Paese in un momento cruciale della nostra storia repubblicana”.



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