Di Maria: "La Repubblica è nata dopo immani sacrifici per garantire il diritto inalienabile alla libertà di espressione"

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Antonio Di MariaAntonio Di Maria

Il Presidente della Provincia di Benevento, Antonio Di Maria, nella sua Allocuzione davanti al Monumento ai Caduti per il 73° anniversario della Repubblica, ha voluto ricordare il connotato politico ed istituzionale fondamentale di quella pagina di storia del Paese: il 2 e 3 giugno 1946, per la prima volta, tutti i cittadini italiani, finalmente senza alcuna distinzione di sesso e di censo, poterono liberamente e democraticamente votare.

«Dunque, la nostra Repubblica», ha detto Di Maria, «nacque dall’esercizio del fondamentale ed inalienabile diritto di esprimere la propria opinione: quella fu una straordinaria conquista, frutto di sacrifici immani e di atroci sofferenze per il nostro popolo».

Proprio per tale ragione, Di Maria ha voluto augurare buon lavoro agli Amministratori eletti lo scorso 26 maggio dal voto popolare in alcuni Comuni del Sannio: «grazie al rinnovato esercizio democratico», ha dichiarato Di Maria, «essi oggi sono chiamati a governare il bene comune dei propri concittadini in un momento ed in una congiuntura storica assai difficile e delicata. I neo eletti si sono, dunque, assunti una pesante responsabilità: essi devono confermare quotidianamente il principio fondamentale delle nostre Istituzioni democratiche, l’essere cioè al servizio esclusivo del bene comune».

Ed è stata la Costituzione, «un Testo bellissimo» ha rimarcato Di Maria, a sancire solennemente i princìpi e i valori del nostro popolo, valori e princìpi in cui tutti noi crediamo.

«La nostra Repubblica», ha aggiunto Di Maria, «ha dovuto fare i conti subito con il problema della ricostruzione morale, civile e materiale del Paese, piagato dalle spaventose ferite della guerra, come proprio questa Città di Benevento dimostra».

Tante le conquiste realizzate dal nostro popolo in questi decenni; ma, ha aggiunto il Presidente della Provincia di Benevento, «negli ultimi anni, anche a causa di una pessima congiuntura economica, peraltro di lunga durata, molte delle conquiste tanto faticosamente raggiunte si sono quasi dileguate o si stanno dileguando».

Il Presidente ha, quindi, focalizzato il suo discorso in particolare sull’insostenibile situazione in cui ormai versa il Mezzogiorno che, ha detto, «sta pagando un prezzo elevatissimo alla perdurante crisi».

Ma il Mezzogiorno, ha avvertito Di Maria, non è una sola macro-area indistinta: «ancora più intollerabile è il macigno che impedisce quasi il respiro a tutta la dorsale appenninica della aree interne, cioè al Mezzogiorno del Mezzogiorno». Il Presidente ha così continuato: «Nei giorni scorsi cinque Vescovi delle aree interne campane, a cominciare dall’Arcivescovo di Benevento, hanno sottoscritto una lucida e motivata denuncia di una situazione di acuta criticità che deve trovare una immediata inversione di tendenza. I numeri della disoccupazione giovanile sono abnormi; lo spopolamento dei piccoli borghi è una patologia dolorosissima e senza soluzioni di continuità; il livello e la qualità delle nostre infrastrutture spesso è al limite dell’indecenza. Soffre tutta la società civile delle cosiddette “aree di osso”».

Che fare in questa situazione? Secondo Di Maria, occorre rifarsi agli insegnamenti etici, morali e civili degli Uomini di diversi orientamenti politici ed ideologici che costruirono la Repubblica 73 anni or sono. Essi ebbero come obiettivo unico e prioritario della loro azione quotidiana il bene comune dell’Italia. E su questo concetto, Di Maria ha concluso la propria Allocuzione citando un passo di un saggio storico di Gabriele De Rosa a commento dell’azione di uno di quegli Uomini, Alcide De Gasperi: “gli Stati non sopravvivono se essi perdono la libertà politica e questa libertà politica è cosa fragile come tutte le cose sacre e va pertanto tutelata con la severità della legge dai rischi delle manipolazioni, aperte od oscure che siano, pubbliche o private, che continuamente la insidiano”.



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