Donne uccise a raffica e picchiate: ma la Cassazione scopre 'il carattere forte'

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di Tiziana Nardone - Dal Quaderno Settimanale n. 584 - Se si ha un carattere forte, se non ci si lascia intimorire dal comportamento violento del marito, potrebbe capitarvi di vedere assolto il consorte, reo di maltrattamenti. A una donna è già accaduto. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. L'uomo, innanzi ai giudici, ha sostenuto che non si trattava di maltrattamenti, “la moglie non era per nulla intimorita, solo scossa, esasperata, molto carica emotivamente".

Ebbene sì, è stato assolto. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha affermato all’indomani della sentenza: "E’ un regalo ai violenti". Un ritorno alle caverne, la definiremmo noi. Armatevi di clava, insomma. Così, nel caso in cui ‘abbiate un carattere forte’, potreste almeno difendervi in maniera forte.

L'uomo, residente a Livigno, era stato condannato, con la concessione delle attenuanti, sia dal Tribunale di Sondrio che dalla Corte d'Appello di Milano. Il marito si è rivolto alla Cassazione. La tesi difensiva si è basata sul fatto che i giudici "hanno scambiato per sopraffazione un semplice clima di tensione" tra coniugi. La Cassazione, con la sentenza n. 25138, ha statuito: “I fatti incriminati appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell'arco di tre anni che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione". Così la condanna a 8 mesi è stata annullata "perché il fatto non sussiste".

"In un momento in cui la violenza sulle donne affolla le cronache nere dei giornali, non posso che dirmi amareggiata di fronte a questo caso di miopia da parte dei giudici della Cassazione - ha detto pure il ministro Carfagna –“. Ma tanto è, se vi si usa violenza, l’azione costituirà fattispecie di reato a seconda del vostro carattere e a seconda del tempo, tre anni sono pochi… suvvia! Vogliamo aggiornarci sul bollettino di guerra degli ultimi giorni? Siete pronte? E’ semplice, basta scorrere solo gli ultimi 5.

2 luglio. Due giovani ex fidanzati, 19 anni lei, 28 lui, sono stati trovati morti davanti al cimitero di Agnadello, nel Cremonese. I ragazzi, di Pandino, sono stati rinvenuti in auto. Sul corpo, i segni di un'arma da fuoco. I carabinieri hanno ipotizzato immediatamente l’omicidio-suicidio. Lei era Debora Palazzo, studentessa e impiegata presso la ditta del padre. Pochi giorni dopo avrebbe sostenuto l'esame orale della maturità all'Istituto Commerciale Pacioli di Crema (in provincia di Cremona). E’ stato lui a spararle. Subito dopo ha chiamato suo fratello dicendogli: “Ho fatto una cosa brutta, vieni a vedere, ma non dire niente alla mamma”. Poi si è sparato. Sull'auto è stato trovato un biglietto: "Solo così potevamo stare insieme". Lei non voleva più ma, evidentemente, non l’ha salvata un carattere forte, né uno debole. E’ morta e basta.

30 giugno, sempre in provincia di Cremona. Gaetano De Carlo, 55 anni, carrozziere di origini pugliesi, ha ucciso due donne, nello stesso giorno. Sette denunce per stalking e minacce non sono servite a fermarlo. La prima l’ha ammazzata a Riva di Chieri, nel Torinese, con tre colpi di pistola. La seconda proprio a Rivolta d'Adda, in provincia di Cremona, con un colpo alla testa. Infine, si è suicidato a Corneliano di Truccazzano (Milano). E' stata proprio la prima vittima, Maria Montanaro, a fare il nome dell'uomo pochi istanti prima di morire: "E' stato lui - ha detto ai soccorritori - è stato Gaetano". Maria Montanaro aveva 36 anni e viveva a Riva di Chieri. Si era trasferita, in campagna, da pochi mesi. La mattina del 30 giugno, De Carlo ha bussato alla sua porta, lei lo ha fatto entrare. Prima la discussione, poi tre colpi di pistola contro il volto di Maria. Spari sentiti dai vicini, che l’hanno trovata agonizzante.

Condotta all'ospedale Molinette di Torino, Maria è morta poco dopo il ricovero. Dalle testimonianze emerge un sms che la vittima avrebbe ricevuto la sera prima da De Carlo: "Vengo lì e ti ammazzo". Solo dopo poche ore, il secondo omicidio. A Rivolta d'Adda, nel pomeriggio viene trovato il cadavere di una donna a bordo di un’auto. E' Sonia Balcone, 42 anni, in passato, fidanzata di De Carlo. Sonia poi si era sposata e aveva avuto una bambina. Oggi, di cinque anni. Suo marito aveva denunciato De Carlo per sette volte, per molestie e minacce. De Carlo le ha sparato quattro volte, una alla testa e tre al petto.

Ferita una prima volta, la donna ha percorso una sessantina di metri prima di fermarsi. Scesa dalla vettura, è stata raggiunta da altri tre colpi che l'hanno finita. Alle 17.45 davanti al cimitero di Corneliano di Truccazzano, in provincia di Milano, De Carlo si è ucciso con un colpo alla testa. Poteva farlo prima. Poteva incorrere in un incidente, visti i continui violenti litigi, prima. Non ha, evidentemente, incontrato donne dal carattere forte. La Cassazione invece sì. Se ti picchiano, per 3 anni, e non mostri d’essere intimorita, che vuoi? Se ti ammazzano, però, è un’altra cosa. Che tu non vedrai più.

E il lancio nel vuoto? Da donne timorose o coraggiose? Disperate? Una ragazzina, il 5 luglio, nel casertano, minorenne, per sfuggire alla violenza di un 39enne si è lanciata dal balcone. Non è in pericolo di vita. E’ solo ricoverata per le lesioni riportate. Solo lesioni.



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